Riceviamo e pubblichiamo:
Ecco quello che il carbone della Federico II scarica nelle acque di Brindisi
In una cosa i dirigenti di Arpa Puglia, al cospetto dei dirigenti Enel, sono stati chiari: le falde acquifere della provincia di brindisi sono «inquinate e compromesse al 90%». In pratica sono tossiche. Allo stesso tempo, però, la stessa agenzia regionale precisa che la causa non è da attribuirsi all'Enel, bensì è da ricercare nel petrolchimico e nelle industrie farmaceutiche del territorio.
Anche in questo caso non mettiamo in dubbio la parola di nessuno, saranno i cittadini a giudicare, ci prendiamo semplicemente la briga di sottolineare quanto riportato dai dati degli autorevoli registri europei, di pubblico dominio, quali Registro Europeo delle Emissioni Inquinanti (EPER, fino al 2005) e Registro Europeo Emissioni e Trasferimenti di Sostanze Inquinanti (E-PRPT) istituito dal parlamento europeo nel 2006. Anche per le falde acquifere, facendo riferimento esclusivamente agli scarichi della centrale a carbone Federico II, le scoperte sono sorprendenti. Partiamo dai floruri, altamente tossici: Enel ne ha scaricato nel 2005 più di 6,5 tonnellate, mentre gli ultimi dati attestano 5,3 tonnellate: in qualche anno sono centinaia le tonnellate riversate dall'impianto a carbone. L'arsenico, vero e proprio veleno prodotto dalla combustione del carbone, dovrebbe essere scaricato per una quantità massima di 5 kg l'anno secondo gli organi europei: una quantità che comunque ha degli effetti pesanti sulla salubrità dell'acqua. Nel 2005 Enel ne ha versato 134,4 kg, mentre oggi ne versa circa 42,2 kg l'anno. Il mercurio ha degli effetti terrificanti: con una soglia massima di un chilo l'anno, nel 2005 ono stati versati 2,7 kg, ad oggi sappiamo che vengono scaricati 3,8 kg di mercurio l'anno. Ecco altri dati interessanti: Nichel, con una soglia massima di 20 kg, nel
2005 ne sono stati versati 120 kg, gli ultimi dati riportano 75,7 kg l'anno; cadmio, nel 2005 15 kg versati, ad oggi 7 kg l'anno; Rame, con una soglia di 50 kg, viene riversato per quasi 80 kg l'anno; Zinco, con una soglia di 100 kg, viene riversato per 150 kg l'anno; quasi 40 kg di piombo l'anno; quasi 70 kg di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Stiamo parlando di sostanze altamente tossiche e cancerogene, le cui soglie massime stabilite definiscono comunque delle quantità pesantissime per la salute. Tali soglie vengono abbondantemente e costantemente superate da Enel ormai da decenni. Se il il petrolchimico è molto inquinante, la centrale a carbone di brindisi non ci sembra un miracolo sanitario, come sanno bene i reparti oncologici degli ospedali pugliesi. Le falde acquifere della sibaritide non saranno avvelenate dal carbone per il solo profitto di Enel e dei suoi faccendieri. Il carbone pulito non esiste, il futuro della nostra terra si.
Flavio Stasi
Forum Ambientalista Calabrese
Coordinamento Nazionale Contro il Carbone
9 luglio 2010
Carbone e inquinamento delle falde acquifere
Sviluppo sostenibile per la Sibaritide: l'Amministrazione di Rossano calabro si mobilita
Riportiamo da Sibarinet.it (con la speranza che non siano solo chiacchiere)
'Il Comune contro gli "attacchi" al territorio. In programma per la prossima settimana due importanti manifestazioni
"Il Sindaco Franco Filareto, per come annunciato nei giorni scorsi, ha convocato due importati iniziative istituzionali per la settimana prossima. Si tratta di due presidi pubblici in cui si manifesterà il disaccordo delle popolazioni del nostro territorio su alcune decisioni imposte dall’alto.
Il primo presidio si svolgerà, lunedì 12 luglio alle ore 19, sulle strade comunali presso la discarica di Bucita per manifestare il forte, civile, democratico, dissenso contro le vessatorie e illegittime ordinanze del Commissario per il Superamento dell’Emergenza Rifiuti, tese a realizzare un ulteriore sovrabbanco di rifiuti provenienti dall’intera regione sulla discarica di Bucita, giunta ormai all’esaurimento, con conseguenze devastanti sulla salute dei cittadini, sul turismo e sull’economia locale. Il secondo presidio si terrà, mercoledì 14 luglio alle ore 9, nella zona di contrada Cutura, presso la centrale Enel di Rossano per manifestare, il netto, civile, democratico, inequivocabile, dissenso contro la pretesa neocolonialista della società Enel Spa di riconvertire a carbone il sito elettrico di contrada Cutura, in spregio alle volontà decisamente contraria, manifestata ripetutamente dai 57 Comuni dell’Area Urbana Rossano Corigliano e della Sibaritide-Pollino, della Provincia di Cosenza, della Regione Calabria, dalle associazioni dell’agricoltura e del commercio, della pesca, dell’ambientalismo, della cultura e dal “Comitato dei cittadini per il No al carbone e per il SI allo sviluppo sostenibile”. Alle due importanti manifestazioni sono stati invitati, nella mattinata, i Sindaci e i Presidenti dei Consigli Comunali dei Comuni della Calabria del Nord est, il Presidente della Giunta Regionale Scopelliti, il Presidente della Provincia di Cosenza Oliverio, i Parlamentari e i Consiglieri Regionali del territorio, i Consiglieri Comunali di Rossano, i comitati di Bucita e quello per il No al carbone, le associazioni e i cittadini. L’intento del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale è quello di dare vita a due presidi, sereni, dimostrativi in cui le Istituzioni e i cittadini possano manifestare il loro dissenso verso posizioni e progetti calati dall’alto".
L'Amministrazione comunale di Rossano
7 luglio 2010
Centrali a carbone che diventano inceneritori
Eh già, cementifici e centrali a carbone si prestano più spesso di quanto si pensi -in deroga a qualsiasi legge- alla combustione di certi rifiuti, magari nelle occasioni in cui la popolazione è meno vigile.
Da savonaeponente.com
"Dopo il “cornuto” arriva sempre il “mazziato”. E quindi, dopo la splendida notizia che il nostro splendido Comune ha fatto pappa&ciccia con Tirreno Power per – ci dicono – 50.000 miseri euro di sponsorizzazioni estive, ecco il comunicato che invita a partecipare alla conferenza stampa di presentazione della campagna “Io lo riciclo e tu?”. Comune di Savona, Ata, Tetra Pak, in collaborazione con Centrale Latte Savona e Legambiente, tutti insieme appassionatamente a spiegare che i tetrapak (quelli minuscoli: insomma, i cartocci del latte) vanno raccolti insieme a carta e cartone per essere poi avviati al riciclaggio.
MADDAI?
Sembra una spiegazione adeguata ad un Comune con un’alta ed efficiente raccolta differenziata : ma a Savona la differenziata non si fa, se non in minima parte e pure male.
Quindi? Se mi dicono di raccogliere carta, cartone e tetrapack io lo faccio…dopodiché? Abitando in corso Mazzini (pieno centro di Savona), dove NON esistono neppure i bidoni per la differenziata, o mi faccio qualche chilometro con la mia rumenta e vado a cercarmeli, oppure, dopo averli raccolti, piegati e messi accuratamente via, li ficco in un bel saccone nero e li butto nel cassonetto multirumenta che sta sotto casa mia. Però da lì, se sono fortunata e se esco all’ora giusta, posso sentire i concerti sponsorizzati da Tirreno power, che paga perché il Comune continui a non rompere troppo le scatole anche se inquina un filino… anche se, dai dati della Comunità Europea, risulterebbe che ammazzi 30 persone all’anno e che gravi sui cittadini per 133 milioni di euro in costi sociali.
Ma che vuoi che siano: 50.000 euro e passa tutto. Anche il cancro, come cantava il buon Jannacci.
Ma perché, secondo voi, la Tirreno Power vuole tenersi così buona e così cara la nostra amministrazione comunale? Perché non vuole chiudere i due gruppi a carbone degli anni ‘60, quelli che – alla faccia delle “migliori tecnologie disponibili” imposte dall’Europa e pure pubblicizzate su tutti i media (e i muri) locali? Perché non vuole passare al metano, che inquinerebbe un quarto?
Sorge il vaghissimo dubbio che quei due gruppi obsoleti servano non tanto a bruciare il carbone, quanto a bruciare i rifiuti prossimi venturi, così come sembra siano stati bruciati “sperimentalmente” quelli passati (v. articolo del Sole24 ore riportato dal MODA qui).
L’ingegnere della Tirreno power che intervistai il 19 giugno, a una domanda specifica sul CDR, rispose “Mi coglie impreparato perché non è nei nostri programmi”. Ma quando domandai: “E se qualcuno vi chiedesse di bruciarlo?” rispose, molto vagamente: “Be’, in tal caso dovremmo valutare la cosa”.
Un “NON SE NE PARLA PROPRIO” sarebbe stato sicuramente più gradito… però non l’ha detto.
E allora, magari, lo chiederemo a Gosio, o a chiunque altro possa/voglia rispondere:
E’ nei programmi futuri della centrale a carbone bruciare ANCHE CDR?
SI – NO
Basta mettere una crocetta, non è difficile. Così, almeno, sapremo regolarci… e sapremo anche se varrà la pena di piegare, conservare e metter via accuratamente i tetrapak… o se potremo portarli direttamente alla Tirreno Power, in attesa che vengano imballati nel mucchio selvaggio di plastica, umido e magari qualche bella sostanzina tossica, che non fa mai male…e poi bruciati allegramente tutti insieme.
6 luglio 2010
"Poesia per l'ambiente" - 09/07/2010 Civitavecchia
Energia dal Nord Africa all'Europa
(vedi anche progetto DESERTEC, NdR)
Da LaStampa.it
Progetto per trasportare energia verde in Europa dal Sud
Parigi, 5 lug. (Apcom-Nuova Energia) - Varato oggi a Parigi il consorzio Transgreen, composto da una dozzina di società europee, che studierà la fattibilità di una rete elettrica sotto il mediterraneo che consenta di trasportare verso nord l'energia prodotta a sud del bacino. L'iniziativa rientra nel Piano solare mediterraneo, che prevede la costruzione entro il 2020, sulle sponde sud e est del Mediterraneo, di impianti per la produzione di energia solare della capacità di 20 gigawatt. Del totale circa un quarto verrà esportato in Europa. Il consorzio, guidato dal colosso francese Edf, conta tra i partecipanti le francesi Areva e Alstom, le spagnole Abengoa e RED eletrica, la tedesca Siemens. L'obiettivo di Transgreen, che in un primo tempo avrà un budget modesto "2 o 3 milioni di euro", non è di investire nelle infrastrutture, ma di promuovere questo genere di interconnessioni, ha spiegato André Merlin, presidente del Consiglio di Sorveglianza di ERDF e RTE, controllate di Edf. "L'obiettivo è la piena operatività dell'ufficio studi entro fine anno" ha detto Merlin, secondo il quale il costo del progetto, per la sola parte di trasporto dell'elettricità, è di otto miliardi di euro. Concretamente, Transgreen ha l'obiettivo di proporre uno schema per l'attuazione tecnica ed economica della rete e di promuovere un quadro istituzionale favorevole agli investimenti e alla loro redditività degli investimenti sulla riva sud del Mediterraneo. Secondo i promotori Transgreen è complementare a Desertec, l'iniziativa tedesca con una ventina di partner che mira a creare nel giro di 40 anni una vasta rete di impianti solari ed eolici in Africa del nord e nel Medio oriente, destinati a coprire il 15% dei consumi eelettrici europei. (fonte Afp) Copyright APCOM (c) 2008
ANEV: dal Governo mazzata alle Rinnovabili
Da Repubblica Finanza
"Roma, 5 lug - La prossima approvazione del testo della manovra in Commissione Bilancio del Senato, rischia di sancire per il settore delle nuove rinnovabili, e per il Paese, un enorme danno. Lo si legge in una nota dell'associazione nazionale energia del vento( ANEV).
La decisione di penalizzare solo alcune tecnologie del settore delle rinnovabili, e peraltro quelle con le maggiori potenzialità, sembra essere una scelta discriminatoria e ingiustamente penalizzante per una piccola parte del settore più efficiente del comparto delle Fonti Rinnovabili di Energia.
Infatti l'aver introdotto l'abrogazione del meccanismo di salvaguardia del sistema di sostegno allo sviluppo del settore delle Fonti Rinnovabili, meccanismo delegato al GSE per il mantenimento dell'equilibrio di mercato tra domanda e offerta dei Certificati Verdi, se mantenuto penalizzerà in maniera drammatica il Paese per occupazione e penalità Comunitarie, le Aziende italiane del comparto che sono moltissime (l'Italia nell'eolico è diventata negli ultimi anni esportatrice di tecnologia e componentistica) e i cittadini per i mancati benefici occupazionali e ambientali connessi. Questo peraltro avviene in un momento storico in cui l'economia è in recessione, fatti salvi proprio quei settori, come la produzione di energia a basso impatto ambientale qual è l'eolico, nel mondo continuano a crescere riducendo i danni della crisi economica.
Il tutto peraltro a fronte di un supposto beneficio per le casse pubbliche che semplicemente non esiste, infatti tale onere o beneficio viene inserito o levato dalla componente A3 della bolletta elettrica.
Per chiarire meglio l'abbaglio che il Governo sta per prendere sul tema, la componente A3 della bolletta "vale" 2,5 miliardi di Euro all'anno dei quali 1,5 miliardi sono afferenti al CIP6/92 (meccanismo che incentiva le fonti "assimilate alle rinnovabili" quali gli scarti della raffinazione del petrolio per la quasi totalità), mentre il restante incentiva le vere fonti rinnovabili, di questo totale complessivo l'onere di "contribuire" alla Manovra per circa 500 milioni di Euro viene chiesto solo alle rinnovabili (non si capisce perché visto che sono la parte minore della componente) e peraltro solo ad una parte di queste (vengono escluse alcune tecnologie delle vecchie rinnovabili e tutto il fotovoltaico).
In questo quadro quindi non solo si sbaglia chiedendo ad un settore privato di contribuire alla riduzione della spesa pubblica con un "espropriazione coattiva della proprietà e degli investimenti" in stile illiberale a non di mercato, ma addirittura si arriva a colpire solo le vere fonti rinnovabili lasciando gli altri comparti più pesanti liberi da ogni gravame, e si ipotizza un prelievo nelle tasche delle aziende italiane del settore che comporta come saldo un risultato negativo per oltre 8 miliardi di € - senza considerare le salatissime penalità Comunitarie per l'inadempimento degli obiettivi assunti - come calcolato nella tabella allegata per mancate entrate fiscali al 2020 sulla base dei dati del Ministero dello Sviluppo Economico).
No al carbone a Rossano, prosegue la mobilitazione
Da Dirittiglobali.com
"Cresce la protesta nella Sibaritide per la conversione dell´impianto
ROSSANO (COSENZA) - Cresce la protesta contro la riconversione a carbone (al 95%) della centrale di Rossano, in provincia di Cosenza. Per il Consiglio provinciale il progetto è «irricevibile perché contraddice non solo il piano energetico regionale, ma anche la vocazione e le potenzialità dello sviluppo della Sibaritide: il nostro obiettivo è la riconversione a ciclo combinato con fonti rinnovabili».
L´Enel e il Comitato per il sì replicano parlando di nuovi posti di lavoro e ricordando che «il carbone è il combustibile più utilizzato al mondo e in particolare in Europa: la media è il 31 per cento, con punte del 47 per cento in Germania e del 34 in Inghilterra, Danimarca e Spagna».
Ma il malumore si allarga. Il Pd di Cassano si chiede «a cosa serva una manciata di posti di lavoro in più se poi la riconversione causerà una drastica diminuzione dell´occupazione agricola e di quella turistica nonché un serio aumento di malattie a carico della popolazione residente. E´ dimostrato scientificamente che il processo di combustione del carbone produce innumerevoli elementi tossici inquinanti, tra cui i ben noti metalli pesanti, nonché elementi radioattivi e prodotti di scarto potenzialmente tossici con effetti cancerogeni». Anche Ferdinando Aiello, della Federazione della Sinistra, ha presentato un ordine del giorno al presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, chiedendo un impegno per il no. Sulla stessa posizione il consigliere regionale di Idv, Mimmo Talarico: «Il carbone costituisce l´archeologia delle fonti energetiche. Ragioni di ordine ambientale ed economico scoraggiano simili soluzioni, mentre sarebbe più logico concentrarsi sulle fonti rinnovabili che, com´è noto, danno garanzie non solo sul piano degli impatti ambientali, ma anche sul versante della capacità produttiva e dei costi di produzione dell´energia»
Pulizia della Frasca: successo
Comunicato del Comitato Piazza pulita
"La pulizia della Frasca promossa da Italia nostra e Forum ambientalista, è andata benissimo!
Sia per il gruppo numeroso di volontari che armati di guanti e sacchi hanno partecipato con entusiasmo ed impegno, sia perché abbiamo trovato il luogo più pulito rispetto agli anni passati.
I frequentatori hanno imparato a non sporcare e a lasciare pulito.
Ciò significa che si accresce col tempo fra i cittadini la coscienza e la sensibilità verso la tutela del patrimonio ambientale e scatta la molla ad agire in prima persona quando l’ente pubblico è assente, per salvaguardare ciò che mantiene l’ equilibrio ecologico e la specificità naturalistica del proprio territorio.
Un messaggio chiaro è stato mandato ad amministratori e politici: la Frasca va tutelata!
Certo i problemi non mancano a cominciare dallo stato di salute delle acque: sono balenabili? C’è ancora l’inquinamento dovuto agli scarichi dell’allevamento ittico della centrale?
Sentiamo ancora parlare di progetti con colate di cemento che farebbero sparire la Frasca.
Sul suo futuro vorremmo che l’amministrazione comunale si pronunciasse senza ambiguità.
Comunque oggi registriamo un primo risultato positivo che è opera dei cittadini ma è anche merito delle associazioni ambientaliste che promuovono da anni iniziative per la Frasca, a cui va il nostro ringraziamento insieme a quello dei civitavecchiesi.
Comitato Piazza pulita
(ma leggete anche questo, NdR: http://www.centumcellae.it/leggi.php?id=28909)
3 luglio 2010
Brindisi: i cittadini chiedono a Irene Grandi di NON esibirsi per enel
Pregevolissima iniziativa dei brindisini che provano a spiegare alla italica pop singer Irene Grandi, invitata a esibirsi presso la centrale a carbone di Cerano, la distruzione e i danni che questa arreca al territorio e alla sua gente (vedi qui), e di conseguenza la invitano a non esibirsi per una causa sporca che di più non si può.
Rinconversione a carbone a Rossano calabro: le balle non passano
I cittadini calabresi non stanno a guardare: "Enel suona l’Arpa. Dopo Civitavecchia arrivano le fesserie su Brindisi". Leggi su difendiamolacalabria.it.
2 luglio 2010
Fanghi tossici e radioattivi sotto il letto del fiume: lo smaltimento all'italiana. "4000 persone a rischio"
La storia è iniziata con un aumento evidente di decessi per tumori di svariate specie, tra la popolazione vicina al comune di Paola (Calabria).
Fonte
"AMANTEA - "Più di quattromila persone a rischio". Insomma, esiste un pericolo attuale per la popolazione residente nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d'Aiello possano soffrire le conseguenze di un drammatico inquinamento. E' la conclusione della perizia della Procura di Paola eseguita dopo i rilievi nel fiume Oliva. Centomila metri cubi di fanghi industriali provenienti non si sa da dove e scaricati nel letto del fiume e dintorni.
La zona è quella circostante al letto del fiume Oliva a sud della località Foresta (centri di Campora San Giovanni, Coreca e Case sparse comprese tra il mare e la località Foresta), letto nel quale sono stati riversati "contaminanti ambientali capaci di indurre patologie tumorali e non: metalli pesanti e radionuclidi artificiali".
Dai carotaggi ordinati dal Procuratore di Paola Bruno Giordano - che sta
indagando sulle cause dell'aumento dei tumori nella zona - emerge la presenza del cesio 137 "che rende il danno ambientale assai più grave". E poi berillio, cobalto, rame, stagno, mercurio, zinco e vanadio che superano i limiti consentiti dalla legge. Manganese nell'acqua del fiume. E ancora: "Antimonio, cadmio e altri radionuclidi di uso medicale e industriale".
Con che effetti sulla popolazione? "Un segno utile alla valutazione di effetti già evidenti sulla salute - scrive, nella sua relazione, il dottor Giacomino Brancati - è proprio determinato dalla presenza nei territori più prossimi ai siti di contaminazione di neoplasie maligne, ed in particolare della tiroide, per le quali in specie il cesio 137 è conosciuto in letteratura quale fattore etiologico". In pratica gli abitanti si ammalano di tumore in modo direttamente proporzionale alla vicinanza ai siti contaminati.
In cifre, nei Comuni di Amantea, San Pietro, Serra d'Aiello, Aiello, Cleto, Lago, Domanico, Grimaldi e Malito, tutti in provincia di Cosenza. dal 1996 al 2008 ben 1483 persone si sono ammalate di tumore. Ma è proprio in prossimità del fiume Oliva che si registra il picco: "Si conferma l'esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità rispetto al restante territorio, dal 1992 al 2001 in particolare nei comuni di Serra d'Aiello (tumori del colon, del retto, degli organi uro genilai e del seno), Amantea (con prevalenza di tumori del colon), Cleto e Malito (prevalenza tumori del colon). I dati sono stati estrapolati dalle schede di dimissione ospedaliere, sia in regione che fuori regione, relative ai ricoveri dei residenti nei comuni esaminati.
La perizia parla di "contaminanti radioattivi in quantità e collocazione che fa fortemente sospettare l'origine esogena". Cioè è roba che non è del luogo (non ci sono industrie ad Amantea), ma che è stata scaricata lì. In particolare nel comune di Serra d'Aiello e di Amantea i ricoveri sono aumentati, si legge nella relazione del dottor Brancati, con "un eccesso statisticamente significativo rispetto al rimanente territorio regionale dal 1996 ad oggi".
Cosa fare ora? Come togliere centomila metri cubi di sostanze che mettono a rischio la vita della gente? E chi risarcirà gli ammalati e le loro famiglie? "Tali analisi - conclude la perizia - confermano la necessità oramai improcrastinabile di approfondire il livello di analisi con indagini epidemiologiche di campo in uno con le attività di sorveglianza sanitaria, risk management e bonifica ambientale".
Ora bisogna capire chi ha scaricato queste sostanze nel fiume Oliva e quando. Secondo la Procura, ci sono materiali portati anche negli ultimi tre anni. Ma nelle vicinanze del fiume, lo ricordiamo, c'è la spiaggia di Formiciche dove nel 91 si arenò la famosa nave Jolly Rosso, sulla quale grava l'ombra delle "navi a perdere". La Procura di Paola sta cercando anche gli ipotetici fusti che, secondo alcuni testimoni, sarebbero stati portati di notte dalla nave fin nei pressi del fiume, con l'aiuto di camion. Ma finora di fusto non ne è stato trovato neanche uno. In compenso, è stata inaspettatamente trovata una colonna del VI secolo a. C che, secondo un primo sopralluogo archeologico effettuato questa mattina , apparterrebbe all'antica città di Themesa. Un gioiello buttato nella "discarica" dopo esser stato probabilmente ritrovato in altro luogo. Forse per evitare un blocco di lavori a causa del valore storico della colonna. Alle violenze contro l'ambiente e la salute si è dunque aggiunta oggi la scoperta di questa violenza contro l'arte e la storia. E probabilmente le sorprese del fiume Oliva non sono finite qui.
(01 luglio 2010)
1 luglio 2010
COORDINAMENTO NAZIONALE CONTRO IL CARBONE
Nasce il Coordinamento nazionale dei comitati contro il carbone e per le
fonti rinnovabili
Dal 1° luglio 2010 sarà attivo il Coordinamento Nazionale dei comitati italiani che si battono contro le centrali a carbone e per le fonti rinnovabili. La decisione per un organismo unico di coordinamento e supporto legale e scientifico è stata presa a Tarquinia (Viterbo) dai rappresentanti dei comitati veneti, liguri, umbri, laziali, pugliesi e calabri, nell'ambito del convegno di presentazione dei risultati del 1° "Monitoraggio autonomo della qualità dell'aria", pagato interamente dai cittadini per fare in proprio dove le istituzioni hanno fallito.
Tarquinia è colpita dagli inquinanti rilasciati dalla centrale a carbone di Civitavecchia. Obiettivo dichiarato del Coordinamento Nazionale è far emergere le responsabilità politiche e penali che rendono ancora possibile in Italia l'uso del peggiore combustibile fossile, che libera sostanze tossiche pericolosissime anche
quando sono nei limiti di legge. Il Coordinamento varerà anche un programma
di sostituzione delle fonti fossili con fonti rinnovabili, per soddisfare i
fabbisogni energetici delle proprie comunità.
Coordinamento Nazionale No Coke
Per ulteriori notizie e informazioni: 329.7924124 335.8272742
30 giugno 2010
TVN: l'aggiunta di un inceneritore per i rifiuti di Roma fa gola a molti
Eh già, l'idea di liquidare, nascondere il problema della gestione dei materiali post-consumo, dentro TVN gola profonda allettava ancora poco tempo fa anche Marrazzo, tra gli altri. Oggi è Alemanno che torna a spingere, e tanti son pronti a leccarsi i baffi: si mangia!
E noi a subire questa politica residuale scoria di un'incultura che produce rifiuti degradanti e non degradabili. Lo permetteremo?
Ecco le buone notizie:
- "Alemanno indica Allumiere come discarica di Roma" (Centumcellae.it)
- Discarica ad Allumiere, De Paolis: "Ci risiamo" (TrcGiornale.it)
- "Stiamo per diventare la discarica di Roma" (Il Faro on line)
Miniere di carbone: nove nuovi morti in Cina
Da Adnkronos/Xinhua
"Pechino, 30 giugno - Nove persone sono rimaste uccise in Cina a seguito di un'esplosione avvenuta in una miniera di carbone nella provincia sud occidentale dello Yunnan. Secondo le autorita' locali, la deflagrazione nella miniera Goutou di Zhaotong, nella contea di Weixin, sarebbe avvenuta a causa di una fuga di gas intorno alle 11 ora locale."
Riconversione a carbone a Rossano: interpellanza parlamentare
Riportiamo da Strill.it
"Centrale Rossano: domani i Ministri risponderanno ad interrogazione Elio Belcastro
Di seguito la nota diffusa da Noi Sud
L’on. Elio Belcastro, vice segretario nazionale del partito Libertà e Autonomia “noi Sud”, ha informato i sindaci dei Comuni di Corigliano e Rossano che domani, in Parlamento, i Ministri dell’Ambiente, per i Beni e le Attività Culturali e delle Attività produttive, risponderanno all’interpellanza urgente che ha presentato per sapere:
1) Cosa si intenda fare, di concerto con le amministrazioni locali e regionale, per far sì che l’Enel riveda le sue valutazioni e decisioni in merito alla ristrutturazione e riconversione al carbone della centrale sita nel territorio di Rossano e Corigliano.
2) Se non ritenga tale progetto totalmente inidoneo e in contrasto con ogni possibile ipotesi di sviluppo di quel territorio che ha nell’agricoltura e nel
turismo le leve fondamentali per puntare ad una propria autonomia economica.
3) Se non si ritenga necessari utilizzare questa situazione per una seria riflessione che ponga il territorio della Calabria al centro di produzioni di energie alternative che possano rappresentare un volano per nuove forme di sviluppo e, al contempo, che siano in armonia con le vocazioni naturali della Regione Calabria.
Secondo Belcastro, per l’ennesima volta i calabresi e nella fattispecie la popolazione dei due Comuni interessati dalla centrale dovrebbero subire, dopo aver manifestato il loro disaccordo, una decisione dell’Enel che contrasta con la vocazione del territorio.
Belcastro conclude dicendo che é ora di smetterla con le decisioni che si prendono a Roma e si ribaltano sui territori meridionali incuranti dei guasti che producono e senza avere riguardo per le peculiarità del territorio, per le sue potenzialità e per le aspettative della popolazione.
Il partito Libertà ed Autonomia “noi SUD” sarà a fianco delle amministrazioni locali e delle popolazioni per tutelare le legittime aspettative anche per le generazioni che verranno.
“noi SUD” Calabria
La zappa sta ai piedi come il carbone alla salute
Riportiamo l'articolo "Carbone europeo, l'aiuto sporco continua" da QualEnergia.it
La Commissione avrebbe deciso di rinviare per la settima volta la fine degli aiuti di Stato al carbone. Dovevano cessare quest'anno, se ne riparlerà invece nel 2023. Miliardi di euro in nome di crescita e occupazione che faranno però aumentare le emissioni. Una decisione in contraddizione con l'impegno assunto al G20 di eliminare gli aiuti alle fonti fossili. L’Europa continuerà a finanziare il carbone, rinviando per la settima volta la fine dei sussidi? La notizia uscita giusto un paio di giorni prima del G20 di Toronto, dove i grandi hanno rinnovato l’impegno a mettere fine ai finanziamenti pubblici in favore delle fonti fossili. è appunto che la Commissione avrebbe intenzione di prolungare gli aiuti alla fonte più dannosa per il clima per altri 12 anni, Una contraddizione evidente.
Nel 2002, con la fine della Ceca (Comunità europea per il carbone e l’acciaio), l’Ue aveva adottato un regolamento che permetteva gli aiuti di Stato all’industria del carbone (facendone un’eccezione rispetto agli altri settori). Il regolamento, prorogato già per 6 volte, sarebbe dovuto decadere a fine 2010 ma – come detto - la Commissione pare propensa ad accogliere la proposta dello spagnolo Joaquín Almunia e rinviare al 2023 la chiusura dei rubinetti (anche se la pubblicazione della decisione definitiva avverrà solo il prossimo 6 luglio).
A spingere la Commissione verso il prolungamento dei sussidi – riporta Reuter che ha visionato il documento provvisorio – ci sono le preoccupazioni per sicurezza energetica ed occupazione: si parla di 100mila posti di lavoro a rischio se gli aiuti venissero tolti e problemi per paesi come la Polonia che contano su questo combustibile per il 95% del fabbisogno elettrico. Gli aiuti al carbone al 2020 arriverebbero così a 3,2 miliardi di euro, distribuiti soprattutto in Germania Spagna, Ungheria, Polonia e Slovacchia.
Soldi, non c’è bisogno di dirlo, spesi per allontanare l’Unione Europea dal suo obiettivo in materia di emissioni. Soprattutto una decisione che va in direzione opposta a quanto si sono impegnati a fare anche alcuni governi europei al G20 appena concluso. Contro i sussidi alle fonti fossili i 20 grandi si erano già espressi l’autunno scorso. Poche settimane fa un report della IEA rivelava che gli aiuti di Stato a petrolio, gas e carbone nel mondo ammontano a oltre 550 miliardi l’anno: il 75% in più di quanto si era stimato (Qualenergia.it, Quei 550 miliardi regalati ogni anno alle fonti fossili). Secondo l’agenzia eliminando gli aiuti pubblici alle fonti fossili le emissioni mondiali calerebbero del 7%.
Lo scorso week end a Toronto i G20 hanno così rinnovato questo impegno: la versione finale del testo approvato (pdf) – riporta Rueter - usa un linguaggio meno vago di quello che si era proposto in fase di redazione. Scomparso, ad esempio, ogni riferimento alla “volontarietà” dell’eliminazione, anche se si è ancora lontani dallo stabilire un obbligo. “Accogliamo con favore il lavoro dei Ministri delle finanze e dell’energia per definire tempi e strategie, basate su circostanze nazionali, per la razionalizzazione e l’eliminazione progressiva sul medio termine degli incentivi inefficienti ai combustibili fossili che incoraggiano lo spreco, sempre tenendo in considerazione i gruppi più vulnerabili e le loro esigenze di sviluppo”, vi si legge. Sarebbero stati gli Usa - gli stessi a promuovere la prima risoluzione anti-sussidi dell’anno scorso - a spingere per un testo più deciso.
La consapevolezza della distorsione provocata dagli aiuti ai combustibili nemici del clima, dunque, è ormai chiara anche ai massimi livelli. Più difficile il passaggio dalla teoria alla pratica, quando l’eliminazione dei sussidi si scontra con gli interessi economici e le esigenze di crescita economica e di mantenimento occupazionale. Che la strada per liberasi di questa distorsione sia lunga lo si capisce constatando che anche l’Europa, l’attore più impegnato a livello mondiale per la riduzione delle emissioni, stenta a liberarsi degli aiuti a una delle fonti energetiche più sporche.
GM
29 giugno 2010
29 giugno 2010
Carbone e costi reali dello sviluppo non sostenibile: il Pil sale, il benessere scende, il danno è maggiore del vantaggio.
Dall'articolo pubblicato su Avvenire.it: "Carbone: il futuro è nero?"
"...Anche se sono trascurati nelle contabilità nazionali, i costi esterni di molte merci sono elevati e spiegano perché nei Paesi ricchi il Pil cresce, ma il benessere diminuisce.
Nel 2008 il centro studi olandese «Ce Delft» stimò che i costi esterni del carbone nel mondo ammonterebbero ad almeno 360 miliardi di euro, a confronto dei 300 miliardi di euro di carbone commerciato. Ogni euro di carbone causerebbe un po’ più di un euro di costi esterni, cioè di danni alla salute e all’ambiente. Il 99% dei costi sarebbe dovuto ai gas di combustione. I costi reali, in realtà, sono più alti perché lo studio non ha potuto tener conto di un decimo del carbone mondiale e di molti effetti sociali e ambientali difficili da quantificare. Per esempio, le centrali a carbone sono la principale singola fonte di dispersione atmosferica del mercurio, un metallo tossico che si accumula nei mari e negli organismi marini; altri metalli pesanti e sostanze radioattive fanno parte delle emissioni e sono difficili o impossibili da filtrare. I costi umani inoltre sono ingenti e concentrati soprattutto nei Paesi estrattori più poveri, dove la salute, i suoli e le risorse idriche di milioni di persone vengono compromessi dall’estrazione del carbone.
Il danno maggiore del carbone è quello più difficile da quantificare: il suo effetto sul clima. La combustione del carbone causa le più alte emissioni di CO2: circa 760-1000 grammi per ogni kWh elettrico, contro i circa 370 grammi di una moderna centrale a gas. Già nel 1896 il premio Nobel Svante Arrhenius calcolò, con notevole precisione per l’epoca, che l’aumento della CO2 nell’atmosfera dovuto alla combustione del carbone e delle foreste avrebbe causato un aumento dell’effetto serra naturale e un aumento della temperatura alla superficie terrestre.
Oggi la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è superiore del 40% a quella di 200 anni fa ed è ai livelli più alti degli ultimi 700.000 anni. Questo rapido aumento è attribuito alle attività umane di combustione dei carburanti fossili (carbone, petrolio, gas naturale) e delle foreste. Secondo la maggioranza dei climatologi, queste combustioni sono la principale causa dell’aumento della temperatura media alla superficie terrestre constatato nell’ultimo secolo e dell’aumento ancora più rapido previsto nei prossimi decenni. Tra i molti che hanno cercato di valutare in denaro i costi ambientali dei probabili cambiamenti climatici dovuti alle attività umane, il più autorevole è sir Nicholas Stern, già capo economista della Banca mondiale.
Secondo il «Rapporto Stern» del 2006, la continuazione dell’attuale ritmo di crescita delle emissioni di CO2 e di altri gas a effetto serra potrebbe tanto alterare il clima da portare in alcuni decenni a una diminuzione del 10 o 20% del prodotto economico mondiale. Secondo Stern, questo danno potrebbe essere evitato investendo ogni anno l’1 o 2% del prodotto economico mondiale in iniziative e tecnologie che permettano una forte riduzione delle emissioni di gas di serra. La parola chiave di questa strategia è «decarbonizzazione» dell’economia mondiale, cioè riduzione dell’uso di tutti i combustibili che emettono carbonio nell’atmosfera: principalmente il carbone, ma anche petrolio e gas.
Proprio di recente è stato pubblicato il rapporto «Energy (R)evolution 2010», redatto da trenta scienziati e ingegneri dell’Istituto di termodinamica tecnica del Centro Tedesco Aerospaziale (DLR) e di università e aziende energetiche di altri Paesi. Secondo costoro, entro il 2050 le quote mondiali possibili sono del 95% di energie rinnovabili (cioè solari, eoliche, idroelettriche, geotermiche) per l’energia elettrica, del 91% di energie rinnovabili per l’energia termica e dell’80% per la riduzione delle emissioni di CO2; l’uso del carbone andrebbe quasi abbandonato nei prossimi decenni e la vita media delle centrali a carbone accorciata da 40 a 20 anni. Svezia e Islanda programmano prima del 2050 un abbandono di gran parte dei combustibili fossili; la Gran Bretagna ha deciso una riduzione delle emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050.
La Svizzera dal canto suo persegue l’obiettivo di una «società a 2000 watt», cioè di ridurre l’uso nazionale di energia primaria dagli attuali 7000 a 2000 watt pro capite, riportandolo al livello svizzero degli anni ’60, che è il valore medio attuale per la popolazione mondiale. Questa strategia, promossa dallo Stato e dalla fondazione «Novatlantis», è stata sviluppata nel 1998 dal Consiglio dei Politecnici federali svizzeri e adottata nel 2002 dal governo federale di Berna, dalle principali istituzioni scientifiche e tecnologiche, da decine di governi comunali e cantonali nonchè numerose aziende, pubbliche e private.
Marco Morosini
Monitoraggio ambientale nell'alto Lazio: la malafede di Moscherini & co.
Riportiamo da Unonotizie.it:
"Lazio, Cerveteri - “Se tre indizi fanno una prova, ebbene ora abbiamo la certezza che il sindaco di Civitavecchia è schierato dalla parte dell’Enel e non con i cittadini dell’alto Lazio”.
Il sindaco Gino Ciogli ha così inteso stigmatizzare il comportamento delle amministrazioni di Civitavecchia, Allumiere e Tarquinia che, in occasione della riunione per l'Osservatorio Ambientale hanno dichiarato la non legittimità di questo organo regionale che ha il delicato compito di monitorare il tasso di inquinamento della centrale di Torre Valdaliga nord.
“E’ paradossale – ha proseguito il sindaco Ciogli – che il sindaco di Civitavecchia, oltre a difendere spudoratamente l’Enel, contesti apertamente la presenza dei comuni di Cerveteri e Ladispoli nell'Osservatorio Ambientale. Insieme al sindaco Paliotta, abbiamo il sacrosanto diritto di tutelare la salute della popolazione del nostro litorale, così come Cerveteri e Ladispoli hanno fatto a suo tempo scagliandosi contro la trasformazione a carbone della centrale di Civitavecchia. Noi non ci siamo venduti per un piatto di lenticchie, sia pure d’oro, nè abbiamo partecipato alla spartizione della torta per essere accomodanti con l’Enel. Preferiamo non avere sponsorizzazioni per gli spettacoli estivi, nè contributo al bilancio comunale. Proseguiremo la nostra battaglia per evidenziare i danni del carbone all’ambiente ed alla salute dei cittadini dell’alto Lazio. Anche nell'Osservatorio Ambientale dove faremo sentire la nostra voce. Lo sappia sin da subito il sindaco di Civitavecchia”.
- Uno Notizie Lazio - ultime news Cerveteri -
28 giugno 2010
Porto di Civitavecchia, un'altra fonte d'aria pura
Tanti pennacchi densi d'aria pura si levano dai camini delle numerose navi nel Porto di Civitavecchia, che peraltro ricordiamo dopo anni e tante promesse ancora privo di banchine elettrificate.
Un cittadino racconta il commiato che la nostra città ha ricevuto da una nave in partenza. Vedi qui
27 giugno 2010
Disinformazione strumentale sul carbone a Vado Ligure
Fonte: Savonaeponente.com
“Riassume così il senso dell’Open Day della centrale di Vado Ligure, al quale stanno aderendo già tantissime persone, l’Ing. Giovanni Gosio, direttore generale di Tirreno Power: “Vogliamo che la gente veda qual è il livello tecnologico, il modo di produrre di Tirreno Power e come abbiamo dato attuazione a quei valori che spesso abbiamo chiamato in causa: produrre energia nel rispetto dell’ambiente e del sociale” aggiunge Gosio.” Ivg del 19 Giugno 2010.
Ricordiamo al Direttore di T. Power di Vado e alla popolazione il vero livello tecnologico della centrale:
1) la centrale produce energia elettrica dagli obsoleti gruppi a carbone 3 e 4 che risalgono agli anni ’60 e che hanno subito una ristrutturazione dopo il Decreto MICA del ’93 con desolforatori e denitrificatori in grado di abbattere solo parzialmente le emissioni di SO2 e NOx. (Allegato 1) .
Anche considerando i dati di T.Power 2008 oggi i gruppi 3 e 4 per complessivi 660 MWe con un basso rendimento (36%) producono emissioni di SO2 con 5.123 tonnellate /anno e di NOX con 2.745 tonnellate/anno ed energia elettrica netta per 3.639 GWh/anno.
Si tratta di valori di emissione assai elevati e di molto superiori a quelli prodotti dai gruppi della stessa centrale a CCGT (turbogas) che, pur di potenza superiore (760 Mwe) ad alto rendimento (57%), producono annualmente minori emissioni di NOx con 471 tonnellate/anno, e di SO2 con circa 90 tonnellate /anno ed energia elettrica di circa 2.659 GWh/anno.
Da ciò si deduce che:
La vecchia tecnologia degli obsoleti gruppi 3 e 4 a carbone produce oggi circa
• 1,4 tonnellate di SO2 per Gigawattora netto venduto
• 0,75 tonnellate di NOx per Gigawattora netto venduto
La migliore tecnologia disponibile (BAT) CCGT (turbogas) produce oggi circa.
• 0,018 tonnellate di SO2 per Gigawattora netto venduto
• 0,18 tonnellate di NOx per Gigawattora netto venduto
A parità di energia elettrica prodotta, quindi, i vecchi gruppi a carbone 3 e 4 producono circa 80 volte SO2 in più rispetto alla migliore tecnologia disponibile a turbogas e circa 4 volte NOX in più rispetto alla migliore tecnologia disponibile a turbogas.
Sig. Direttore di Tirreno Power, sig. Sindaci, Amministratori locali e Governo nazionale, oggi la normativa italiana ed europea imporrebbe da piu’ di 10 anni sugli impianti industriali l’utilizzo della migliore tecnologia disponibile (IPPC 96_61, d.lgs. 4/08/99 e d.lgs. 59/05) per ridurre l’inquinamento atmosferico, ottenere l’obbligatoria autorizzazione A.I.A. (richiesta ma non ottenuta da Tirreno Power) e ridurre anche gli elevati costi esterni di questa “centrale in citta’” stimati dalla Unione Europea in piu’ di 100 milioni di euro/anno per danni alla salute e all’ambiente (Allegato 2).
Ricordiamo che per la centrale Tirreno Power di vado i ricavi totali dalla vendita di energia sarebbero di circa 500 milioni di euro /anno (anno 2005).
Come dichiarato anche dai Sindaci di Vado e Quiliano nel 2009 (Allegato 4) i gruppi 3 e 4 non sono ristrutturabili con le nuove tecnologie per cui per rispettare le attuali normative si imporrebbe da subito la chiusura dei vecchi gruppi a carbone altamente inquinanti per lasciare cosi’ i gruppi a turbogas esistenti che già da soli con 760 MW producono 2.700 gwh/anno in eccedenza rispetto ai 1.450 gwh/anno consumati in provincia di Savona (dati TERNA nazionali).
(Depotenziamento e metanizzazione della centrale VOTATA da Comuni ed Enti locali).
2) Il depotenziamento della centrale, escludendo il carbone e lasciando gli attuali gruppi a gas metano, eviterebbe anche la possibilità inaccettabile di bruciare il rifiuto CDR in centrale (permessa a pag 170 del piano rifiuti approvato da Provincia e Regione), possibile tecnicamente solo sui gruppi a carbone che aggiungerebbe ai fumi della centrale pericolose diossine e metalli pesanti.
E’ ora quindi che anche l’industria energetica che per anni ha inquinato il territorio savonese con la combustione massiccia del carbone faccia decisamente un passo in avanti adeguandosi alle normative italiane ed europee.
Vado Ligure: i medici spiegano il no al carbone
Fonte: Terra news.it
"IL CASO. A Vado Ligure, Tirreno Power cerca di tranquillizzare la popolazione sul progetto per l’ampliamento della centrale: usiamo le migliori tecnologie. Ma il dottor Franceschi smentisce e spiega i danni sanitari.
La centrale a carbone di Vado Ligure garantisce di usare le “tecnologie più avanzate” per non nuocere ad ambiente e salute. Ma i Medici per l’ambiente smentiscono e chiedono la chiusura dei gruppi 3 e 4 dell’impianto. È un tutti contro uno eclatante quello che sta andando in scena in questi ultimi tempi a Vado Ligure, nel savonese. Al centro c’è la vecchia, vecchissima, centrale a carbone Tirreno Power, per il cui futuro i proprietari vorrebbero un doppione, anziché una riconversione.
Ma gli abitanti, da anni ricoperti da emissioni, non ci stanno. Per mettere le cose in chiaro, lo scorso 19 giugno nella località ligure l’Unione dei Comitati e cittadini per l’Ambiente e la salute della provincia di Savona (con manifestazioni congiunte anche a Brindisi e Tarquinia) hanno detto il loro “no” all’ampliamento
della centrale e al carbone come fonte di energia, a fronte di alternative che non sacrificano la salute e la vita stessa degli abitanti. Il presidio, di protesta e di informazione, si è attivato proprio davanti alla centrale, in concomitanza con l’”Open day” organizzato dalla Tirreno Power per far capire alla gente, una volta per tutte, quali siano le effettive modalità produttive dell’impianto.
Il direttore generale Giovanni Gosio ha sottolineato in quell’occasione «il rispetto per l’ambiente e per la società» garantito dalle “tecnologie più avanzate”. «I valori delle emissioni sono a norma e controllate – ha dichiarato il dg -. Per noi, le emissioni non sono il punto di uscita di un processo, ma sono il punto di riferimento su cui si imposta tutto il processo». E intanto ai “no carbone” in piazza assicurava: «La preoccupazione è infondata, soprattutto dopo la riqualificazione degli impianti a carbone esistenti».
A stretto giro, le parole di Gosio si polverizzano dietro ai fatti. Come ci spiega infatti il dottor Paolo Franceschi, referente scientifico della Commissione salute e ambiente dell’Ordine dei medici di Savona, «gli attuali gruppi 3 e 4 a carbone non utilizzano affatto “le tecnologie più avanzate”: emettono oltre il quadruplo degli ossidi di zolfo, e oltre il triplo degli ossidi di azoto e del particolato di quanto potrebbero fare se veramente utilizzassero “le tecnologie più avanzate”. Le acquisizioni scientifiche dimostrano che i danni sanitari causati alla popolazione dalle centrali termoelettriche sono direttamente proporzionali alle emissioni: danni che potrebbero essere da 3 a 4 volte maggiori rispetto a quanto sarebbe consentito dall’applicazione delle migliori tecnologie disponibili, come dettato dal decreto legislativo 59/2005».
Alla Tirreno Power, gli ambientalisti del Moda ribadiscono l’opposizione all’ampliamento della centrale, spingendo con fermezza sulla possibilità di chiudere i gruppi obsoleti a carbone, che producono emissioni assai elevate, di molto superiori a quelle prodotte dai gruppi della stessa centrale a turbogas, di potenza superiore ed alto rendimento. Un depotenziamento, invece del raddoppio, che eviterebbe anche di bruciare il rifiuto Cdr (possibile solo sui gruppi a carbone), causa dell’emissione di pericolose fuoriuscite di metalli pesanti. Una cortina fumogena che oscura la trasparenza del patetico “Open day”.
Moratoria sul carbone, rinuncia al nucleare
Riportiamo da Terra News.it
"ENERGIA. Wwf, Legambiente e Greenpeace al governo: «Più impegno sulle fonti pulite». Numeri alla mano gli ambientalisti spiegano il no a carbone e nucleare e il sì all’aumento del target di riduzione dei gas serra al 30%.
Bisogna fare di più sulle fonti rinnovabili, abbandonando invece l’idea di tornare alle centrali nucleari. Lo dicono le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e Wwf, che hanno tenuto ieri una conferenza stampa a Roma, chiedendo al governo un maggiore impegno sull’energia pulita. Secondo le associazioni, il «piano di sviluppo delle fonti rinnovabili presentato dimostra che l’Italia può raggiungere gli obiettivi europei previsti per il 2020, ma è comunque necessario fare di più e meglio, valorizzando le potenzialità del Paese in questo settore». Proprio in quest’ottica, il direttore di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e la responsabile clima ed
energia del Wwf, Mariagrazia Midulla, hanno presentato due documenti: il primo chiede all’esecutivo obiettivi più ambiziosi per quanto riguarda le rinnovabili, l’altro chiede all’Italia di sollecitare l’innalzamento al 30% della riduzione di gas serra prevista entro il 2020.
Secondo le associazioni, sono le stesse stime del governo a dire che se i consumi di elettricità al 2020 fossero quelli previsti nel piano d’azione (366 Twh), tra dieci anni le rinnovabili potrebbero coprire il 41,5% del fabbisogno, oltre il doppio di quanto previsto attualmente (appena il 17%), con una percentuale che potrebbe salire ulteriormente al 45% a seconda dell’efficienza energetica. Per questo si chiede alla politica di fare «di più», rinunciando contestualmente al processo che si sta seguendo per riportare l’atomo in Italia: in particolare, spiega la responsabile Wwf, la richiesta è «di una moratoria del carbone e insieme rinuncia al nucleare, fonti che ci fanno perdere tempo e soldi senza farci entrare nell’economia del futuro».
Per Onufrio, la tecnologia già bocciata nel nostro Paese da un referendum è «costosa e rischiosa oltre che fuori mercato», tenuto conto anche che quella che sbarcherà per prima nel Belpaese è l’Epr della francese Areva, frutto della collaborazione tra Enel ed Edf (l’azienda elettrica transalpina), quindi si tratta solo di «un piacere che stiamo facendo alla Francia, tenuto conto che tra il 25 e il 30% del debito pubblico italiano è in mani francesi».
Il direttore di Greenpeace spiega che «la competizione tra rinnovabili e nucleare è già in corso oggi», ed è un esempio la Spagna, dove oltre il 50% della domanda elettrica è già fornita da fonti rinnovabili, ma «su venti Giga Watt di eolico disponibile ne sono in funzione solo 12,5 per non comprimere la rete», visto che sarebbe rischioso, in termini di sicurezza, ridurre la ben più costosa produzione del nucleare. Questa differenza di trattamento è ancora più evidente in Italia dove, conclude Onofrio, «serve un anno per l’autorizzazione unica al nucleare e quattro per gli impianti rinnovabili». La chiosa è affidata al direttore di Legambiente, secondo cui «non abbiamo assolutamente bisogno di centrali nucleari e a carbone», semplicemente perché «il mondo sta andando da un’altra parte».
24 giugno 2010
Cantiere TVN, morte di Sergio Capitani: nuova indagine sulla sicurezza
Da TrcGiornale.it:
"Incidente a Tvn, l'avvocato Capitani chiede di indagare anche i progettisti
L'avvocato Davide Capitani, legale della famiglia di Sergio Capitani, l'operaio della ditta Guerrucci deceduto alla vigilia di Pasqua mentre stava lavorando al cantiere della centrale di Torre Valdaliga Nord, chiederà alla procura della Repubblica l'iscrizione del registro degli indagati anche dei firmatari del progetto dell'intera centrale e anche di chi doveva prevedere le misure di sicurezza sul lavoro in corso d'opera.
“Chi ha firmato il progetto definitivo della centrale – spiega infatti l'avvocato capitano, peraltro cugino dell'operaio deceduto – ha l'obbligo di verificare che tutte le misure di sicurezza, se erano previste nel progetto, siano state rispettate”. Ma proprio qui sta il punto, perché l'avvocato Capitani sospetta che tutta la documentazione, prevista per legge, sulla sicurezza del lavoro in realtà non ci sia. Ed è per questo che, in fase di prima udienza di incidente probatorio, ha chiesto ed ottenuto, nonostante l'opposizione dei legali dell'Enel, la presentazione di quella documentazione nel corso delle relazioni tecniche dei periti nominati dal tribunale. “Se in quella documentazione, qualora esistesse, - aggiunge l'avvocato Capitani – erano previste delle ulteriori misure di sicurezza, allora chiederò alla procura di indagare anche chi doveva prevedere quelle misure in corso d'opera del cantiere”.
BP valuterà l'ipotesi bancarotta (con tanti saluti a casa)
Da Grist apprendiamo che secondo le stime di alcuni esperti di alta fianza, BP potrebbe verificare l'ipotesi bancarotta.
Riconversione a carbone di Rossano: chiacchiere di stolti contro dati reali
Riportiamo da Sibarinet.it
"Riconversione a carbone della centrale Enel di Rossano: il comitato del "No" ribatte alle critiche dei favorevoli
Rossano - "Dice un antico proverbio cinese che quando il saggio mostra la luna con il dito, lo stolto guarda il dito. Con le osservazioni diffuse qualche giorno fa dal Comitato per la difesa e lo sviluppo sostenibile della Sibaritide sui mezzi di stampa in merito alla Sentenza N. 215/2010 della Corte Costituzionale che ha abrogato la norma che consentiva ad ENEL e a TERNA (art.4) di eliminare o “bypassare” gli Enti locali (e in taluni casi persino la Regione) in tema di rilascio di autorizzazioni di impianti per la produzione di energia elettrica o di reti elettriche, sostituendoli con provvedimenti di Commissari ministeriali, non ci è assolutamente voluti riferire all’iter della Centrale Enel di Rossano, ma in generale al fatto che la stessa Corte aveva tagliato le unghie ai distruttori del territorio. In conseguenza, a norma dell’art. 3 della legge 55/2002 richiamata da quello che possiamo ormai definire “il servizio stampa di Enel” (dato che i loro comunicati guardacaso provengono dal numero 0961-693114), ovvero sedicente Comitato per il SI alla riconversione a carbone, la “signora ENEL” e il “signor Ministero delle Attività Produttive”, dovranno ora attenersi strettamente alla procedura e sentire i pareri (vincolanti) dei Comuni interessati, della Provincia e della Regione. Per noi è molto meglio così. Per i distruttori del loro stesso territorio, era meglio come era prima. Contenti loro … Nel frattempo attendiamo risposta in merito ai dati TERNA, divulgati da tempo dal nostro Comitato, circa la produzione di energia termica (quella a carbone, gas, ocd, biomasse, ecc.) nella Regione Calabria che è pari a 4700 MW (considerando complessivamente le centrali termoelettriche di Rizziconi, Scandale, Altomonte, Simeri Crichi e Rossano), contro un consumo interno di soli 600 MW e una possibilità di esportare energia oltre i confini della nostra Regione di soli 2000 MW, tanti quanti, per almeno i prossimi 15 anni, saranno in grado di trasportare gli attuali elettrodotti della stessa TERNA. Se l’energia prodotta in più di quella trasportabile e consumabile dalla Calabria è pari oggi ad oltre 2100 MW (quasi tre centrali da 800 MW a carbone) e se a questi aggiungiamo 500 MW dell’eolico che nel 2014 saranno portati a 1600 MW, ce lo vogliono spiegare a cosa mai servirebbe la trasformazione della nostra centrale se non a buttare dalla finestra i nostri quattrini e ad aumentare i costi - e non diminuire - della bolletta elettrica? Lo vogliamo fare un bel dibattito incentrato su questi numeri oppure preferiamo che vengano illustrati direttamente alla Procura della Repubblica magari, o per il momento, soltanto della Corte dei Conti?"
IL PRESIDENTE (Avv. Amerigo Minnicelli)
Visita guidata presso la centrale a carbone di Vado Ligure
Riportiamo da SavonaNews.it un resoconto assai significativo, da una visita presso la centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, che proprio in questo periodo si vuole ampliare, contro la volontà della popolazione.
"In fondo l'argomentazione è semplice: se hai un auto euro 3, vorrai mica buttarla via? Idem per i vecchi gruppi a carbone. Facile, no? E' questa una delle argomentazioni dell’ingegnere uscito per l'occasione da Tirreno Power, con tanto di elmetto in testa, segnatevela.
"Scusi, chi controlla le polveri sottili?"
“Noi” , risponde serafico.
"Quante volte l'anno?"
“UNA”
Ah, bene... Nella giornata porte aperte, finestre chiuse.
Diluvia.
L'agente in borghese che ci tallona a un metro e mezzo sembra il fratello di Sting vestito da turista. Occhieggia le foto che scattiamo. Cerca di leggere gli appunti sul taccuino. Forse da queste parti il pedinamento dei giornalisti è pratica diffusa come nella Germania di Honecker, o nella Spagna di Franco, ma sarebbe interessante conoscere un'opinione di merito, metodo e opportunità da Autorità di
buona fibra come il Dott. Grillo, Questore di Savona o il Procuratore Granero, in proposito.
Centrale termoelettrica di Vado. Si entra. Nome, cognome, numero di documento, tornelli, pratino rasato, gazebo.
Sotto il gazebo cibo per tutti, a volontà. Pizza, dolci, bibite, caffè. Tutto offerto. Per i bambini c'è l'opportuna animazione. Piccoli tavolini di ikea, un chitarrista di colore un po' disorientato con la faccia pittata che fa molto "internescional", ragazze che li fanno disegnare, giocare, che dipingon loro la faccina e gli rigirano un bel palloncino fregiato "Tirreno Power". Di quelli che se li lasci, volano via.
Già da qui è chiara la collaudata destrezza nella sopraffina arte della persuasione.
Vale anche per certi servizi giornalistici in onda all'ora di cena, detti panini: un buon inizio e una buona conclusione. La noia del mezzo nessuno la ricorderà.
E' un classicone della comunicazione. Ogni agenzia che si occupa di "EVENTI" (trad. “fattoidi”, n.d.r.) lo sa bene e lo mette in pratica.
Dopo la pappa, subito spiegazioni, che a pancia piena si ragiona meglio. Grandi tabelloni con gli schemi della Centrale. Quelli del carbone, nell'ultimo angolo a destra. Rassicuranti, costosi, ben fatti. Le emissioni sono una freccina che va verso il cielo, ovviamente azzurra.
Dopo la pappa e un’ infarinatura "didattica", l'indispensabile sicurezza, rappresentata da una moltitudine di caschetti azzurri dispensati da una delle tante ragazze immagine con contratto a giornata. Ma la sua figura la fa.
Il piccolo gregge di teste blu procede ordinato dietro il "capobranco" Tirreno Power
che spiega, illustra, magnifica. I caschetti azzurri si muovono in un indistinto "si".
Ci aspettano all'interno le migliori tecnologie disponibili (le famose BAT). Gli agenti in borghese hanno il caschetto anche loro. Stefano Milano di Ubik ed io ci guardiamo sorridendo, loro dietro, imperterriti.
Entriamo. Il boato è assordante. Il grande locale della sala turbine tirato a lucido. Immaginiamo l'impresa del Geometra Bovero che lucida ottoni e manovelle, oltre che ad occuparsi normalmente della pulizia industriale di Tirreno Power.
Il geometra Bovero sarebbe anche consigliere comunale a Vado Ligure e il fregio della ditta sui cessi chimici avrebbe potuto risparmiarselo per l'occasione.
Avanziamo. Alla nostra sinistra le sale controllo del gruppo a ciclo combinato (quello del quale si cerca di parlare di più). Frastuono.
Sotto di noi ferraglia. Le culle dei gruppi a carbone 1 e 2, fortunatamente dismessi. E’ qui che potrebbero accomodarsi i nuovi gruppi del progetto di ampliamento. A metano, come nel resto d'Italia? Figurati. Carbone, carbone, che costa poco e ce n'è tanto…
Procediamo verso due enormi dinosauri bianchi. Frastuono. Si fatica a seguire le spiegazioni urlate. L'insegnante è un altro, ma riusciamo a cogliere a stento e avvicinandoci, una frase: "… mi sentite…? quelli… sono i gruppi a carbone…" Frastuono. Una signora prende fiato, tossisce e chiede: "ma… non sono… VECCHI?" Risposta (urlata causa forza maggiore) "SI… ma se lei ha una macchina Euro3 cosa fa… la butta via…?"
STACCO. SILENZIO. Pare di averla già sentita sta frase… Spiace ricordarlo, ma nelle città inquinate con i mezzi vecchi ai cittadini viene imposto di non circolare, e le multe sono salatissime. E almeno le macchine vanno a benzina e non a carbone, da qualche decennio ormai.
Qui la potenza prodotta è quella equivalente a 500.000 automobili di media cilindrata. Ma a carbone…
Rumore assordante. Calore. Ci avviciniamo ai dinosauri dipinti in bianco: i gruppi a carbone. L'addetto spiega il quadro strumenti nei pressi della turbina. Sembra modernariato anni 50, con i manometri stile Charlie Chaplin, tondi, neri, con la glicerina ormai ingiallita al loro interno. Una ragazza fa notare garbatamente che ce n'è uno scassato. L'addetto tra i denti, conferma. Ma "tanto" i veri controlli sono nella sala controllo…
Si approfitta per una capatina sul retro del mastodontico gruppo 3 a carbone. Lo stile della grande targa in ghisa è quello del ventennio. L'epoca, gli anni '60: vintage. Il vessillo è un ingranaggio che incrocia l'orbita di due elettroni, la dicitura"ANSALDO MECCANICA NUCLEARE" (sic) Ma è talmente vecchia che il resto non si legge. Ci avviciniamo…
Dunque… "ANNO DI COSTRUZIONE:"… strizziamo gli occhi miopi…
NAAAAAAA… QUALCHE MANINA BELLA HA LIMATO L'ANNO DI COSTRUZIONE! Forse un moto di pudore? Una matricola abrasa che ricorda le armi , quelle da usare male (guardate voi stessi). Ma non potevano coprire il tutto con un velo pietoso, anziché sperare che qualche visitatore non voltasse l'angolo?
Stefano ci saluta. Deve rientrare in libreria. Anche la nostra scorta in borghese si divide: il fratello di Sting segue il sottoscritto, l'altro tallona Stefano Milano fino all'uscita.
Forse temevano ci buttassimo nelle caldaie come moderni bonzi. Ma vedere dallo spioncino arrugginito e rovente le fiammate del carbone alte una decina di metri è una scena dantesca che dissuaderebbe dal pasto anche il conte Ugolino. Altro che Euro3. E' questo il meglio della tecnologia?
E se non lo è, visto che "pesa" come 500.000 vecchie auto - ma a carbone - perché è anche ora in pieno esercizio mentre tutto il resto di Italia sta passando al ciclo combinato a metano?
Avanti. Cartello "Sala controllo 2 : Carbone" (carbone è in Maiuscolo). La sala controllo è come te la immagini. Una stratificazione geologica di vecchie e nuove tecnologie. Strumenti d'ogni foggia e tipo, ovunque.
Al centro, un grande monitor, che attira la nostra attenzione. Una telecamera inquadra la sommità della ciminiera, hai visto mai che escano "pennacchi VISIBILI" e che la gente si allarmi… Accanto, delle cifre: sono le emissioni inquinanti.
Ci cade l'occhio su NOX e SO2, ma non ce li spiegano così:
NOX: (ossidi di Azoto e loro miscele - Gli ossidi di azoto sono considerati sostanze inquinanti dell'atmosfera e si ritiene che aggravino le condizioni dei malati di asma. Alcuni di essi in presenza di radiazione solare possono reagire con l'ossigeno formando ozono e altri composti del cosiddetto smog fotochimico se in presenza anche di idrocarburi incombusti (HC). Il triossido ed il pentossido di diazoto sono solubili in acqua e con l'umidità atmosferica possono formare acido nitroso e acido nitrico, entrambi presenti nelle cosiddette "piogge acide". (F.te Wikipedia)
SO2: ANIDRIDE SOLFOROSA. Simbolo di rischio chimico internazionale: un teschio. Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensorio.
È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, dovuto probabilmente alla capacità di quest'ultimo di trasportare il biossido di zolfo nelle zone respiratorie del polmone profondo.
A partire dal 1980 le emissioni provocate direttamente dall'uomo (a causa di riscaldamento e traffico) sono notevolmente diminuite grazie all'utilizzo sempre crescente del metano e alla diminuzione della quantità di zolfo contenuta nel gasolio e in altri combustibili liquidi e solidi. Rimangono più preoccupanti le emissioni dovute alla presenza di centrali termoelettriche. (f.te Wikipedia)
In quel momento il SOLO gruppo 4 a carbone sta producendo 237 MegaWatt (sufficienti per illuminare 79.000 abitazioni), e sta emettendo - secondo il monitor di (auto) controllo concentrazioni di 170 mg al metro cubo di NOX (ossidi di Azoto) e 333 mg al metro cubo di SO2 Anidride Solforosa.
In un giorno festivo e a potenza ridotta, sembrerebbe sotto i limiti di legge che sono 200 per il NOX e 400 per SO2.
Solo che nella nostra somma ignoranza ci sorge, più spontanea che a Lubrano, una domanda: MA I GRUPPI A CARBONE NON SONO 2?
Si che sono due, ben indicati sul monitor. E doppie le emissioni. Ma se prendiamo le emissioni di SO2 (anidride solforosa) a 333 e la moltiplichiamo per DUE gruppi non fa 666 mg / m3? Ma il limite di legge non sarebbe a 400 mg / m3? Idem per il NOX.
No, ma figurati. Che ne sappiamo noi delle segrete cose dei display della Centrale ripulita…
Perché, però, per i nuovi gruppi, i valori LIMITE sono circa di 4 volte inferiori?
Dunque quello che stiamo vedendo non sarebbe affatto IL MEGLIO della tecnologia, ma DUE CALDAIE/TURBINE di 40 ANNI FA con qualche filtro piazzato una quindicina di anni or sono (tutto ANSALDO ovviamente). O ci sbagliamo? (Quella dei filtri è un'altra bella storia: ne accenniamo tra poco)
MA se la fatidica Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) - ancora in itinere e chissà per quanto - impone l'uso delle MIGLIORI TECNOLOGIE, di cosa stiamo parlando? Di una locomotiva venduta per pendolino?
L'uso delle migliori tecnologie non è una specie di vezzo. Ci ballano valori quadrupli di emissioni per ottenere la stessa energia. E soprattutto, visto che il metano inquina infinitamente meno - comunque - PERCHE' IL CARBONE VINTAGE? Ansaldo produce ottime turbine a metano, senza andar troppo lontano, e Sorgenia (l'energia sensibile) lo sa bene perché le usa in tante altre centrali…
Usciamo dalla bolgia. Ad accoglierci, un altro gazebo. Alziamo gli occhi e vediamo da vicino, li accanto, i mastodontici filtri (desolforatori, denitrificatori, precipitatori etc etc). Chissà se sono proprio quelli (insieme a quelli di Brindisi e del Sulcis) per i quali venne prosciolto Stefanini e condannato a tre anni in via definitiva (Cassazione, marzo 2002) il povero Primo Greganti. I conti in Svizzera esistevano già allora...
Qua e là, un po' di ruggine, un po' di perdite. Sotto il gazebo, cibarie e gadgets a volontà. L'inizio e la fine di un "EVENTO" (Fattoide) sono fondamentali per lasciare un buon ricordo, anche nei più piccini. Il giornalistico “panino” funziona anche qui. Urta constatare quanto le persone siano considerate liberamente manipolabili in modo surrettizio.
“Urta” è un eufemismo. Se i bambini, felici col palloncino Tirreno Power legato al polso, vogliono poi toccare con mano quanto siano meravigliosi calcare, ceneri, gesso e carbone possono farlo: quattro barattoli di vetro adeguatamente etichettati ne contengono mezzo chilo. "Tocca, tocca bambino… tocca com'è bello il carbone". Eh già. Messo in un BARATTOLO DI CARAMELLE DA PASTICCERIA quasi quasi vien da mangiarlo. Il commento è esattamente quello che state pensando.
Il pullman ci aspetta, per riaccompagnarci all'uscita, senza passare dalle colline nere dei carbonili. Forse, dopo il temporale, non presentano bene. Si torna all'ingresso. L'agente Sting scende con noi, senza un saluto ma altrettanto sconcertato. Forse.
Mario Molinari"
"Banca mondiale del Carbone"
Riportiamo da Il Manifesto.it:
"Altro che nuova paladina del clima. Altro che istituzione chiamata a gestire in maniera oculata i fondi internazionali per combattere i cambiamenti climatici. Mai come negli ultimi mesi la Banca mondiale ha sostenuto il settore estrattivo, stando ai dati di una storica organizzazione non governativa statunitense, il Bank Information Center, che si basa su informazioni rese note dagli stessi banchieri di Washington: i quali ci raccontano come alla metà del 2010, con prestiti per 4,7 miliardi di dollari, la Banca mondiale abbia già superato di un bel po' il precedente record fissato nel 2008 con 3,1 miliardi. A portare su la cifra sono soprattutto degli oltre tre miliardi garantiti alla mega centrale a carbone di Medupi, in Sud Africa, la quarta più grande al mondo, ma anche altre opere in fase di realizzazione in paesi «a medio reddito». D'altronde proprio i progetti per il carbone, il più inquinante tra i combustibili fossili, sono in netta ascesa nella lista dei beneficiari della Banca, visto che dal 2007 hanno ricevuto aiuti per oltre 6,5 miliardi di dollari. Più o meno lo stesso ammontare del «Climate Investment Fund», uno dei presunti fondi ambientali messi in piedi dalla Banca con sede a Washington, usato per lo più per giustificare proprio gli investimenti nel carbone, con programmi di efficienza energetica o cattura delle emissioni di CO2. Le alte sfere dell'istituzione difendono le loro scelte con la scusa della crisi globale, che avrebbe «minato la capacità dei Paesi africani di finanziare i loro programmi ordinari di sviluppo energetico». Insomma, in tempi difficili bando alle rinnovabili e avanti tutta con carbone e affini.
Peccato che la stessa Banca mondiale solo pochi mesi fa abbia negato che la crisi potesse costituire un problema per l'innalzamento degli standard socio-ambientali legati a progetti energetici nei paesi più poveri. Evidentemente tali criteri non sono stati applicati alla centrale di Medupi, molto contestata per i suoi impatti «ad ampio spettro». Del resto, a maggio la responsabile del team sui cambiamenti climatici istituito dalla Banca, Kseniya Lvovsky, ha ribadito che «ancora per un po' di tempo i combustibili fossili rimarranno una parte importante del mix energetico sia dei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo». L'impressione è che dalle parti di Washington non abbiano tanta voglia di dedicarsi alle fonti rinnovabili, peraltro intese in maniera non sempre ortodossa e corretta, se è vero che in quell'ambito la Banca fa rientrare anche gli impianti idroelettrici e quelli estrattivi «a basso impatto di CO2». Non è un caso allora che al recente summit delle Nazioni Unite sull'ambiente tenutosi a Bonn, in Germania, quasi 300 organizzazioni non governative e gruppi di oltre 50 paesi abbiano chiesto alla presidenza Obama di fare di tutto per escludere la Banca mondiale dalla gestione della finanza per il clima. Oltre all'attuale realtà dei fatti, ci sono fin troppi precedenti a parlare a sfavore dell'istituzione. Nei giorni scorsi, per esempio, cadeva il decimo anniversario dell'inizio dei lavori dell'oleodotto Ciad-Camerun. Quello che doveva essere «il progetto modello», l'esempio da copiare, da seguire e imitare per tutti i grandi impianti estrattivi da realizzarsi in Africa, si è invece rivelato un terribile fallimento. Troppi gli impatti socio-ambientali e le violazioni dei diritti umani. Troppi i dubbi sul reale impiego dei fondi derivanti dallo sfruttamento petrolifero, che invece di contribuire alla lotta alla povertà sono spesso stati destinati all'acquisto di armi e chissà quant'altro. Una dura lezione, che rischia di rimanere ignorata.
46 nuove morti nelle miniere di carbone cinesi
Riportiamo da Rainews24.it:
"Pechino, 21-06-2010
Quarantasei persone sono morte oggi per una esplosione in una miniera di carbone nel centro della Cina. Lo ha reso noto l'agenzia Nuova Cina, citando le autorita' locali. Lo scoppio, provocato da un deposito di esplosivo, e' avvenuto nella notte fra domenica e lunedi' in una miniera del distretto di Weidong, nella municipalita' di Pingdingshan, nella regione di Henan.
Secondo le autorita' della municipalita', citate dalla Nuova Cina, 72 minatori sono rimasti intrappolati dopo l'esplosione, ma 26 sono risaliti in superficie sani e salvi."
Coordinamento Nazionale dei comitati italiani contro il carbone e per le rinnovabili
A seguito dell'evento dello scorso sabato in Tarquinia, numerosi i media nazionali e locali che hanno ripreso la notizia. Riportiamo a titolo esemplificativo:
18 giugno 2010
Come si mandano avanti gli inceneritori
Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
La Magistratura e i Carabinieri del NOE fanno il loro dovere, ma le lobby del ciclo dei rifiuti non demordono. Fuori l’incenerimento rifiuti dalla Valle del Sacco!
Le lobby del ciclo dei rifiuti legato all’incenerimento non cessano di violare le leggi, anche sapendo che i controlli sono dietro l’angolo, pur di realizzare enormi profitti. Questa la principale deduzione da quanto, in attesa del riscontro conclusivo dell’Arpa, sembra ormai innegabile: ancora una volta agli inceneritori di Colleferro è giunto cdr non conforme, in questo caso contenente car fluff (triturato delle parti non metalliche degli autoveicoli), in grado di elevare i comunque non salutiferi valori di emissione stabiliti dalla normativa e dunque di recare grave danno alla salute dei cittadini e alla tutela dell’ambiente. Doveroso il plauso alla Procura di Velletri, ai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma, la cui attenzione non si è abbassata. Ed era naturale, considerati i fatti che hanno portato al sequestro degli inceneritori nel marzo 2009. Di fronte a un reato così grave, la Magistratura e le Forze dell’ordine restano all’erta per evitare la sua reiterazione. Ma la ditta che a quanto si legge sulla stampa ha conferito cdr con conforme non ne era consapevole? Evidentemente la ricerca del profitto e la speranza dell’impunità superano ogni ragionevole prudenza. Mentre si sta avviando il processo che lega la gestione della discarica di Malagrotta per il presunto conferimento di cdr non conforme presso gli inceneritori di Colleferro, per il quale abbiamo presentato la nostra istanza di costituzione di parte civile, il nuovo conferimento di cdr irregolare conferma che i controlli devono essere sempre più frequenti e metodici, e che comunque il loro inasprimento non scoraggia totalmente l’elusione. Finché non si riuscirà a far decollare la raccolta differenziata a livello regionale, rimarrà operante il cancro del sistema dell’incenerimento, che garantisce enormi profitti grazie agli incentivi per le fonti rinnovabili cui l’energia derivante da incenerimento è dallo Stato assimilata (nonostante le ripetute procedure d’infrazione da parte dell’Unione europea), e dunque finanziata da circa il 7% delle nostre bollette con i famigerati incentivi della delibera CIP6/1992. Il problema va risolto una volta per tutte alla fonte. Come va risolta una volta per tutte alla fonte l’anomalia di una Colleferro inquinata e al centro del ciclo dei rifiuti basato sull’incenerimento (discariche – produzione cdr – inceneritori). Si prenda esempio da quanto è avvenuto lunedì scorso, grazie all’impegno del coordinamento delle associazioni anagnine (di cui Retuvasa è parte integrante), della Provincia di Frosinone e del Comune di Anagni, che ha portato la conferenza dei servizi regionale a bocciare il progetto di inceneritore di car fluff. Ha trionfato il logico principio: non si inquina dove è già inquinato. Queste decisioni, lo chiediamo in primo luogo all’Amministrazione comunale, perché non si prendono anche a Colleferro? Ed ecco che il car fluff che non si incenerisce ad Anagni, in quello che sarebbe stato il primo impianto europeo dedicato, arriva per vie traverse a Colleferro. Cosa dobbiamo concludere? Che ce lo siamo voluto, visto che il car fluff non si può conferire in discarica e non si sa come smaltirlo? Al contrario, le istituzioni, ad ogni livello, fino al Ministero dell’Ambiente, devono impegnarsi senza perdere altro tempo a rendere praticabili le alternative ecologiche (green fluff) in corso di sperimentazione.
Colleferro, 18 Giugno 2010
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Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Ufficio Stampa: 3491331543
Decine di morti e dispersi in miniera di carbone colombiana
Un'esplosione all'interno di una miniera di carbone a San Fernando (Colombia) è stata causa di 18 vittime e decine di dispersi nella giornata di mercoledì. Fonte: Reuters.com
17 giugno 2010
Presentazione del Monitoraggio indipendente della qualità dell’aria
Sabato 19 giugno alle ore 17.00 presso il Monastero delle Benedettine in via Umberto I a Tarquinia,
la popolazione potrà conoscere i risultati del monitoraggio dell’aria effettuato autonomamente dai cittadini del comprensorio. Complessivamente sono stati raccolti e utilizzati circa 80.000 euro per finanziare due campagne di monitoraggio svolte nel 2008 e nel 2009 ed è solo l'inizio,un esempio di risposta civica da parte di un territorio condannato da oltre 50 anni di servitù energetica che ora pretende di conoscere cause ed eventuali responsabilità.
L’evento, eccezionale nel nostro territorio, è la prova concreta di quali risultati sia possibile raggiungere quando si vuole portare la propria lotta fino in fondo, contando solo sulle proprie forze, senza allearsi con gli inquinatori e senza scendere a compromessi. Si tratta solo dell’inizio di un percorso di approfondimento che ha lo scopo di fornire solide basi alle legittime rivendicazioni dei cittadini nella tutela della propria salute e di sviluppare la consapevolezza dei danni provocati da scelte industriali scellerate, di cui siamo cavie e che non possono essere mai compensate con somme di denaro.
Lo studio è stato effettuato da Terra srl con il contributo della Nanodiagnostic del dott. Stefano Montanari, due aziende all’avanguardia negli studi ambientali.ed epidemiologici.
Responsabile della Società TERRA srl di San Donà di Piave (Ve) è il dott. Marco Stevanin, la sua è una società di consulenza ambientale, ingegneria forestale e pianificazione.. La Nanodiadiagnosticsrl è un’azienda di consulenze scientifiche la cui attività principale è il rilevamento, tramite una tecnica innovativa di microscopia elettronica ambientale, di micro e nano particelle inorganiche in tessuti biologici, alimenti, campioni ambientali ed altro.
Lo studio, composto di una corposa documentazione tra analisi di laboratorio ed elaborati tecnici con perizia giurata in tribunale, evidenzia nel territorio in questione, una condizione di qualità dell'aria molto complessa e tutt’ altro che priva di criticità.
In occasione della presentazione del monitoraggio ambientale autonomo del Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia e del Mondo agricolo unito, il Movimento No Coke Alto Lazio annuncia il primo raduno del Coordinamento nazionale contro il carbone. Il 19 Giugno saranno presenti i Comitati di Tarquinia, Civitavecchia, Gualdo Cattaneo e Vado ligure, il Comitato Uniti per la Salute di Savona, il Comitato Cittadini Liberi di Porto Tolle, i Comitati contro il carbone di Brindisi e Rossano Calabro.
Dopo anni di lotta i comitati possono unire le proprie esperienze e le proprie forze per una battaglia comune, contro chi minaccia la salute e il territorio sotto lo sguardo di amministratori e politici che, dietro laute compensazioni hanno rinunciato completamente a difendere la propria gente. Sono cittadini oggi più forti, che possono contare su medici e tecnici di rara capacità e onestà, sono cittadini che hanno sviluppato grandi capacità di resistenza e conoscenze tecnico-legali che saranno messe a disposizione di tutti i comitati, formando una rete per agire con ancora più forza. La lotta contro gli inquinatori e i cattivi amministratori va avanti.
16 giugno 2010
Sabato 19/06 manifestazione a Vado ligure per la salute e contro il carbone
dall’UNIONE DI ASSOCIAZIONI, COMITATI E CITTADINI per la tutela della salute e dell’ambiente in provincia di Savona
"Sabato 19, dalle ore 10 alle ore 19, tutti i cittadini che tengono alla propria salute e a quella dei bambini sono invitati a partecipare alla manifestazione che si svolgerà a VALLEGGIA, in via A. Diaz, in difesa dell’aria che respiriamo.
Sarà una pacifica e civile dimostrazione della presa di posizione di tutti coloro che non vogliamo neppure definire “ambientalisti”, ma semplicemente “persone che non intendono ammalarsi e morire precocemente per inquinamento“.
Sarà un NO al carbone, ma anche un SI a tutte le possibili migliorie della nostra aria, che – esattamente come l’acqua – è un bene che nessuno deve permettersi di ritenere “privato”, né tantomeno “corruttibile per scopi ed interessi privati”.
NOI NON VOGLIAMO COMBATTERE NESSUNO, ma chiedere CON FORZA che la nostra salute
venga tutelata: che si facciano gli accertamenti necessari, che si utilizzino DAVVERO (e non soltanto come slogan) le migliori teconologie disponibili, che si apra la mente (e lo sviluppo economico) a tutte le possibilità che oggi vengono offerte dalle energie rinnovabili.
Non siamo fanatici, né allarmisti: siamo persone che si sono interessate al problema, che hanno capito che IN TUTTA LA PROVINCIA DI SAVONA c’è una grave emergenza ambientale e che vogliono fare tutto ciò che è in loro potere affinché questa emergenza venga risolta.
MA NON CON LE CHIACCHIERE.
Vogliamo i fatti, e vogliamo che siano fatti tesi al benessere di tutti e non solo all’ interesse privato di pochi.
VENITE ANCHE VOI.
La semplice presenza sarà già una dichiarazione di intenti, un grido di protesta e una richiesta di aiuto a tutti coloro che possono – ma finora non hanno saputo o voluto – darcelo.
Questa prima manifestazione darà il via ad una serie di altre iniziative informative, culturali, scientifiche, popolari che l’Unione dei Comitati intende presentare in tutta la Provincia affinché si diffonda una VERA comprensione dei problemi ambientali che ci stanno opprimendo (e che molti ancora ignorano) al fine di creare un’unione di intenti – anche con le forze politiche interessate – verso una soluzione che non danneggi nessuno, ma che aiuti la popolazione del savonese a vivere meglio, senza timori e soprattutto senza malattie da inquinamento.
Progetto doppio carbone a Vado Ligure (Tirreno Power): è lotta
Da terranews.it
"Diego Carmignani
LIGURIA. Sempre più probabile il raddoppio della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Un’ipotesi che fa litigare i politici e mobilitare i cittadini, che ora chiedono il risarcimento per le vittime dell’inquinamento.
Una settimana fa la provincia di Savona si è imposta con prepotentenza quale new entry tra i luoghi da tenere sotto osservazione per inquinamento ambientale e salute dei cittadini. Il blitz della Procura alla cokeria Italiana Coke di Bragno, nella Val Bormida, ha agitato gli animi dei cittadini meno attenti al proprio territorio e ridato vigore alle denunce dei comitati preoccupati per i vari agenti inquinanti, benzene, miasmi e sversamenti prodotti dallo stabilimento. L’avvio delle indagini rappresenta una mezza vittoria dopo mesi di allarmi. L’entroterra non è però l’unico versante del savonese a dover temere.
Basta sporsarsi di alcune decine di chilometri, lungo la costa di ponente e far
visita a Vado Ligure, centro portuale che vanta nel suo lontano passato la prima Coppa Italia della storia, conquiatata nel 1922. I progetti per il futuro sono invece piuttosto grigi per i vadesi: da qualche anno ha preso consistenza l’ipotesi di ampliamento della centrale termoelettrica a carbone Tirreno Power. Un impianto attorno a cui si sono mosse le ultime campagne elettorali locali, con politici pronti ad opporsi e poi a dare la loro parziale apertura.
Le ultime esternazioni vogliono nella fazione anti-centrale i sindaci di Vado Ligure e della vicina Quiliano, fermi nelle loro richieste, cioè che l’idea di un nuovo gruppo termoelettrico sia abbandonata e che un buon sistema di verifica dell’aria e degli scarichi delle acque sia presto approntato dalla società, soprattutto per via dei preoccupanti dati per la salute forniti dell’ordine dei medici di Savona. A fare i guastafeste sono stati invece il consigliere regionale del Pd Nino Miceli e il presidente della provincia di Savona, favorevoli ad ampliare la centrale, procedendo ad una parallela riduzione delle emissioni inquinanti.
A parte quella brutta parola che si chiama compromesso, a far storcere il naso c’è anche un perseverare in obsolete tecniche che potrebbero essere riconvertite, passando da fonti fossili alle rinnovabili, o, come propone Legambiente, usando, nella sola fase di transizione, il metano come combustibile. A far sentire la propria voce sono, da tempo, i diretti interessati, cioè gli abitanti che sanno cosa significhi avere una centrale a carbone dietro casa. Come strategia comune, comitati e associazioni avversi al raddoppio della Tirreno Power stanno avviando un’azione legale per chiedere il risarcimento per le vittime dell’inquinamento nel Savonese.
La portavoce dei movimenti, Valeria Rossi, ha sottolineato nei giorni scorsi come i casi di tumori nella provincia siano almeno del 30-40 per cento superiori ai livelli riscontrati nel resto d’Italia. «Bisogna mettere in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione compresi ovviamente quelli legali - ha aggiunto -. Presto organizzeremo anche nuove e più visibili iniziative per fermare questo piano e siamo pronti anche a nuovi ricorsi. In Texas sono già state bloccate 17 centrali simili a quella di Vado - Quiliano, non capiamo perché qui si debbano autorizzare progetti di questo tipo».
Quando un'azienda non mente
Dalla rivista LIFE del 2 febbraio 1962 una profetica pubblicità:
"Ogni giorno forniamo abbastanza energia da fondere 7 milioni di tonnellate di ghiacciai"
Non si tratta di uno scherzo, la rivista è visibile integralmente su Google Books
Avevano più ragione di quanto immaginassero.
Fonte: Grist
Sabato 19/6 presentazione del "Monitoraggio autonomo della qualità dell'aria" a Tarquinia
Comunicato stampa dal Comitato Cittadini Liberi di Tarquinia
"Sabato prossimo, con la presentazione del “Monitoraggio autonomo della qualità dell'aria” si concluderà la prima fase del percorso intrapreso per difendere questa terra dagli inquinatori e dal degrado morale indotto dalle compensazioni (soldi in cambio del silenzio, secondo il collaudato modello applicato da decenni a Civitavecchia). La realizzazione del monitoraggio autonomo aiuta a prevenire ulteriori danni alla nostra salute, nonchè alla nostra economia, agricola e turistica, perchè aumenta la nostra consapevolezza sui danni provocati da scelte industriali scellerate di cui siamo cavie. Altrettanto importante è la possibilità di attribuire precise responsabilità per le illegalità che segnano la storia dei grandi impianti energetici costruiti nell'Alto Lazio. È per questo che mentre presentiamo il monitoraggio non smettiamo di denunciare la corruttela di chi ha scelto la complicità e il silenzio, nonostante i cittadini lo avessero delegato a prendersi cura di loro contrinuando a dire no. Oggi le nostre preoccupazioni aumentano, perchè tra i primati negativi di Civitavecchia vi è pure quello di luogo scelto dalla “cricca” per concludere turpi affari all'ombra delle ciminiere, un fatto che getta una luce ancora più inquietante sulla palese volontà di industrializzare questo territorio. L'inquinamento non è solo atmosferico; nell'aria s'avverte il tanfo di poteri occulti e mafie comunque declinate.
Con l'iniziativa di raccolta fondi e il monitoraggio dell'aria, ai silenzi e agli affari turpi abbiamo opposto la concretezza dell'azione e l'unità d'intenti di tantissimi Cittadini di Tarquinia, affiancati dalle Cooperative agricole, dal Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, da varie Aziende agricole e non agricole, da altre Comunità laziali e da un combattivo gruppo di Amici di Capalbio. Complessivamente sono stati raccolti e utilizzati circa 80.000 euro per finanziare due campagne di monitoraggio svolte nel 2008 e nel 2009 ed è solo l'inizio. La parte più delicata da sviluppare riguarderà l'esame dei tessuti colpiti da malattie tumorali, che conservano spesso traccia delle sostanze scatenanti la patologia. I tessuti in questione sono conservati nei centri che hanno effettuato l'esame istologico e la loro utilizzazione per fini di studio può essere autorizzata solo dai legittimi proprietari. Per questo abbiamo interpellato tutti I medici di Tarquinia, consapevoli che senza il loro aiuto di testimoni di sofferenze dovute in vario modo all'inquinamento non potremo continuare il percorso iniziato. Sono oltre 100.000 le sostanze di origine industriale immesse nell'aria, nell'acqua e nel suolo dagli inquinatori e da queste parti ne stiamo facendo una collezione ampia.
Comitato Cittadini Liberi
Info 327 7631048
cittadiniliberi@yahoo.it
L'Amministrazione comunale di Rossano sulla manifestazione contro il carbone
Comunicato dell'Amministrazione comunale di Rossano calabro, accusata nei giorni passati di aver intavolato trattative segrete con enel, interviene sulla manifestazione contro il carbone e in replica alle cridiche dal PdL
Fonte: sibarinet.it
"La manifestazione di sabato scorso, in piazza Bernardino Lefosse, contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Rossano ha rappresentato un evento organizzato da un piccolo movimento politico, quello dei Verdi, che hanno invitato a parlare uomini liberi con una propria idea di sviluppo della Calabria del Nord Est, che non collima la riconversione a carbone e che ha coinvolto numerosi cittadini i quali magari non sono rimasti fino alla fine dell’evento, ma che si sono informati ed hanno apposto la propria firma, liberamente ed incondizionatamente, contro la riconversione prospettata dal colosso energetico. Per il popolo della libertà la piazza era “semi vuota” per il Sindaco, l’Amministrazione Comunale, le associazioni presenti, il Comitato del NO ecc.. era “semi piena” ed ha rappresentato un giusto modo per coinvolgere i cittadini sulla vicenda della riconversione. Il comportamento del Sindaco di Rossano sulla vicenda della riconversione della centrale di Rossano è chiaro sin dal lontano 2005. Il Sindaco ha sempre contrastato la riconversione a carbone, prima nel 2005 come cittadino, poi successivamente come Sindaco della Città. Ma questo non vuol dire che sia contro l’Enel o la riconversione della centrale. Più volte Filareto ha ribadito la necessità di riconvertire a fonti di energia rinnovabile il sito che ha dato tanto al sistema energetico del paese per trent’anni. Nella vicenda il Sindaco di Rossano ha agito sempre alla luce del sole, in maniera chiara, trasparente, seria, documentabile (da tutti i comunicati fatti) e moralmente esemplare. Filareto non deve spiegare nessun segreto perchè non ha segreti verso la città e non ha mentito a nessuno. C’è qualcuno sonoramente battuto nel 2006 che vive nell’ossessione di un confronto che lo vede costantemente in posizioni di insinuazione, di polemica strumentale, di cattiveria e mai in un atteggiamento di civile confronto per tutelare meglio la Città sulle grandi questioni della qualità della vita e dello sviluppo. Questo signore si sente sempre in campagna elettorale e in polemica viscerale con tutto il mondo dimenticando le sue responsabilità politiche che gli ha conferito l’elettorato. La polemica sterile non paga così come non paga la cultura dell’insinuazione e del dubbio posta in essere artatamente. Filareto fino a quando sarà nel pieno delle sue funzioni di Sindaco sarà interlocutore qualificato e attento e si prodigherà per attivare un tavolo interistituzionale di confronto con l’Enel, ai livelli di direzione centrale, per la individuazione di una soluzione alternativa al progetto di riconversione presentato, che non confligga con le vocazioni naturali del territorio e con la volontà di autodeterminazione delle popolazioni amministrate".
L'Amministrazione comunale di Rossano
Brindisi, manifestazione 19/6: aderisce il PD
Fonte: Brundisium.net
"La manifestazione indetta per il 19 giugno dalle associazioni ambientaliste di Brindisi, con la quale si rivendica l’autonomia del territorio nella definizione del modello di sviluppo locale e si chiede di investire per uno sviluppo sostenibile, è l’occasione per riflettere su ciò che oggi è Brindisi e la sua provincia, e su che cosa fare per reggere all’urto della crisi economica che rischia di indebolire ulteriormente il nostro sistema economico.
Il PD ritiene assolutamente inderogabile che lo sviluppo socio economico della provincia e della città capoluogo sia armonico e coerente con le naturali potenzialità del territorio, delle specificità industriali e produttive che si sono affermate nel tempo. Va superata la fase storica in cui era assente la partecipazione responsabile delle assisi democratiche e della popolazione. Un nuovo sviluppo fondato su progetti orientati ad una crescita che contemperi lavoro, ambiente e sicurezza che, come dimostra l’ultimo drammatico incidente mortale, sono imprescindibili per il nostro territorio.
In questa ottica nessun insediamento è pensabile in contrasto alle linee di recupero di una soggettività economica e sociale costruita nel territorio come è prioritario ridurre i fattori di inquinamento che questa realtà ha già subito e subisce tuttora.
La manifestazione è l’occasione per riproporre le questioni ancora aperte a partire dal rigassificatore, alla bonifica dell’ area industriale, alla riduzione del carbone e al ridimensionamento dell’attuale polo energetico brindisino.
Nel concreto è tuttora incomprensibile come il Governo nazionale abbia potuto rilasciare una VIA positiva alla costruzione del rigassificatore a Capobianco, come lo stesso Governo dia segnali di rilancio degli insediamenti energetici (nucleare, trivellazioni al largo delle nostre coste) senza alcuna considerazione dei programmi e delle esigenze dei territori interessati.
Per il PD è necessario riproporre il ridimensionamento del polo energetico brindisino, attraverso la sottoscrizione le Convenzioni con tutte le Aziende energetiche insediate a Brindisi, nella logica della significativa riduzione della quantità di carbone movimentato e bruciato, dell’attivazione delle opere di ambientalizzazione nonchè di una effettiva ricaduta sullo sviluppo delle aree interessate. In questo quadro il PD ha prospettato la necessità di una chiusura graduale della vecchia e ormai obsoleta centrale dell’Edipower. Scelta questa che consentirebbe di ridurre in maniera consistente il consumo di carbone e di riconsegnare alla città e al porto un’area portuale di pregio. Inoltre la non sottoscrizione delle Convenzioni ha contribuito in questi anni a peggiorare le situazione ambientale consentendo alle società elettriche di produrre senza regole e senza vincoli ambientali nonchè occupazionali.
Il territorio della provincia di Brindisi deve poter coniugare meglio le sue diverse capacità di crescita attraverso un ampio e diversificato assetto industriale, sempre più orientato a produzioni di qualità e di alto valore aggiunto compatibili con le condizioni socio-ambientali, all’agro-industria, al turismo, sino all’ efficace integrazione e qualificazione della piattaforma logistica che oggettivamente Brindisi rappresenta per l’Area Jonico Salentina e l’intera Puglia.
Il PD evidenzia che sarà sempre più complicato poter immaginare la ripresa dello sviluppo di una provincia meridionale come la nostra fin quando il Governo Nazionale continuerà a tagliare i fondi al Sud e alle Amministrazioni locali. La manifestazione dovrà far giungere un messaggio forte e chiaro al “Governo del nord” denunciando la sua politica marcatamente antimeridionalista e totalmente priva di un serio disegno di crescita complessiva del Paese.
Con queste convinzioni i gruppi dirigenti ed i simpatizzanti del Partito Democratico, pur se impegnati lo stesso giorno nella manifestazione nazionale del PD contro la manovra finanziaria del Governo e sulla ufficializzazione delle proprie proposte di risanamento e di sviluppo del Paese, parteciperanno alla Manifestazione del 19 giugno, a conferma della nostra volontà di riscatto di questa Provincia e di questa Città alla quale il PD ha contribuito ed intende contribuire come Partito locale e nazionale.
Infine il PD fa appello a tutte le Amministrazioni locali perché confermino il loro impegno di collaborazione istituzionale a sostegno di uno sviluppo equilibrato e sostenibile.