Da ecologiae.com
"Per mesi si è dibattuto in Europa se porre il limite al taglio delle emissioni di gas serra al 20 o al 30% entro il 2020, con l’obiettivo di portarlo dal 50 all’80% entro il 2050. L’Italia è sempre stata tra i Paesi che cercavano di tirare verso il basso la valutazione, considerando troppo già il 20%, ma visto ciò che ha intenzione di fare la Gran Bretagna, tutte le nazioni dovrebbero impallidire.
L’idea è del Primo Ministro David Cameron che ha deciso di dimezzare le emissioni del suo Paese entro il 2025. Si tratterebbe così del progetto più ambizioso del mondo e che fa sembrare i nostri governanti piccoli piccoli. Il periodo di riferimento del taglio è il 1990, considerato anno cruciale in tutte le misurazioni, e su cui si basa anche il calcolo dell’Ue sul taglio auto-imposto e che, almeno per come stanno attualmente le cose, obbliga ogni Paese a raggiungere un -20% di emissioni entro il 2020, lasciando la possibilità di migliorare ulteriormente tale obiettivo su base volontaria.
Il Regno Unito va oltre e così, mentre l’Europa litiga, ha deciso di far da solo e, dopo questo importante obiettivo, ne ha posto altri come il taglio del 60% delle emissioni entro il 2030 e dell’80% entro il 2050. In pratica arriverà a metà secolo quasi senza più emettere gas serra, una gran bella impresa. Ma come faranno a raggiungere tali obiettivi? La commissione parlamentare sul cambiamento climatico ha stilato il quarto “Carbon Budget”, un piano su cui basare la politica energetica, e non solo, dei prossimi anni.
Un piano semplice e facile da capire: entro il 2030 la Gran Bretagna spera di ottenere il 30% del suo fabbisogno energetico dalle rinnovabili, aumentandolo del 3% all’anno sin dal 2012. Il piano prevede anche uno scenario ottimistico in cui la tecnologie si evolvano maggiormente e diventino più economiche a tal punto da raggiungere il 45% del fabbisogno entro la stessa data. Poi si punterà sull’economia carbon-free, cioè si aiuteranno quelle aziende che non hanno emissioni o le colmano con azioni complementari, ma poco spazio viene dato ai biocarburanti, considerati marginali, mentre l’unica nota dolente del piano è che si calcola che il 40% del fabbisogno energetico venga ottenuto con il nucleare, mentre il 15% da gas e carbone la cui CO2 venga stoccata. Ma come abbiamo visto in passato, questa tecnologia è solo una favola.
Per fortuna il nucleare non sarà la risposta a tutto. Infatti, stando al piano del Parlamento britannico, entro il 2030 le rinnovabili dovranno pareggiare la quantità di energia prodotta dal nucleare, e dall’anno successivo effettuare un sorpasso che, nel giro di qualche decennio, dovrebbe definitivamente soppiantare l’atomo.
20 maggio 2011
Inghilterra, piano per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2025
Carbone a Vado Ligure, perizia della Procura sui danni alla salute
Fonte: Repubblica
"Sarà un’indagine della procura di Savona affidata ad un pool di super investigatori della salute, a tentare di capire se i tassi di mortalità e di malattia della popolazione residente in alcuni comuni sia influenzata, in qualche modo, dalle emissioni della centrale a carbone Tirreno Power, ex Enel. La settimana scorsa, il procuratore capo Francantonio Granero e il pm Danilo Ceccarelli hanno affidato a tre consulenti un perizia che avrà il compito di fare chiarezza su un tema che negli ultimi anni ha provocato durissime polemiche e discussioni."
V. Destro: ora rinnovabili per il Polesine
Da RovigoOggi
"È un buon momento per il Movimento 5 Stelle, indubbiamente. Prima il buon successo alle amministrative di Adria e Rovigo, per il quale rinnoviamo ancora i ringraziamenti a chi ci ha sostenuto e votato, non se ne pentiranno, ed ora la sentenza del Consiglio di Stato che riporta a zero le autorizzazioni ministeriali al carbone Enel.
A dire il vero ci sentiamo soddisfatti a metà sull'ultima questione anche perché ci sarebbe piaciuto che i lavori di demolizione della centrale di Polesine Camerini fossero eseguiti, senza ulteriori lavori di costruzione a seguire, ovvio, ma fermare il carbone è vitale per il Delta del Po e il Polesine intero.
E non parliamo solo degli aspetti ambientali o della salvaguardia della salute, ma anche e soprattutto del modello di sviluppo economico che il Polesine, attraverso le istituzioni politiche ed economiche, sarà ora costretto a rivedere.
Sì, perché, se da un lato quell'Enel che, ricordiamolo, non prevede un soldo da destinare alla riconversione fino al 2014 nel proprio piano economico, sappiamo che non mollerà la presa, nonostante le minacce di portare l'investimento fuori dal nostro Paese, dall'altro consideriamo non sia ulteriormente procrastinabile la rimozione dalla prospettiva futura dell'equivoco riconversione, alibi per pochi e ostacolo per tanti, per ridare spinta e vigore ad un'economia polesana che attraversa un periodo di pesante crisi.
Tra le troppe voci dolenti su Polesine Camerini, individuiamo comunque qualche segno di concreto risveglio.
Pensiamo a quanto affermato da Unindustria sulla necessità, considerato perlomeno l'ulteriore allungamento dei tempi Enel, di avviare un ragionamento su un modello di sviluppo diverso, lontano dall'ipotesi di un polo energetico polesano che, oltretutto, finora ha portato più beffe che vantaggi (pensiamo al rigassificatore) e vada nel senso di una valorizzazione delle peculiarità del nostro territorio e ne sviluppi le potenzialità finora bloccate utilizzando le risorse disponibili, fondi per le aree di crisi, finanziamenti europei e altro, con un indirizzo preciso: la creazione di un'economia basata sullo sviluppo delle rinnovabili, sulla filiera del riciclo, sul settore agroindustriale, pesca e sul turismo che, vista anche la bassa antropizzazione della nostra provincia, sia bastante a creare occupazione e benessere diffusi.
In questo senso pensiamo di proporre a breve un tavolo di confronto e ragionamento tra gli attori economici, politici e le parti sociali che possa rappresentare l'embrione di un modo nuovo e diverso di operare per il Polesine e i suoi abitanti.
Noi, cittadini del Movimento 5 Stelle, crediamo sia la via necessaria: andare oltre gli steccati di piccolo interesse per operare nell'interesse collettivo.
18 maggio 2011
Weekend di mobilitazione per il nostro territorio
Agisci!
Vedi qui
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Montalto di Castro (Marina): domenica 22 maggio catena umana contro il nucleare a Montalto Marina (Lungomare Harmine), organizzata dal comitato antinucleare di Montalto di Castro. Concentramento ore 10:00 alla Foce del Fiora.
Coloriamo la spiaggia di Montalto Marina di bandiere “Vota SI’ per fermare il nucleare” e diamo visibilità ai referendum!
Invitiamo all’iniziativa tutti i comitati, le associazioni e i cittadini del Lazio.
Il comitato Lazio organizza dei pullman che partiranno da Roma (app.to ore 8 metro Cipro, si riparte per Roma alle 14 circa). Costo circa 10 euro. Per adesioni comunicate al più presto nome, cognome e numero di cellulare al 347 2310122.
17 maggio 2011
Dalla Corte di giustizia UE, uno strumento nuovo per combattere i grandi inquinatori
Comunicato stampa dal WWF Cantone dei Grigioni, Svizzera.
Una decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) da più potere alle cause intentate da associazioni ecologiste contro grandi progetti industriali come le centrali a carbone. Per le centrali a carbone di Repower l’aria si fa sempre più rarefatta.
Il retroscena della sentenza di massima della CGUE è una causa intentata dalla Federazione dell’ecologia e della protezione dell’ambiente tedesca BUND contro la costruzione della centrale a carbone della Trianel a Lünen (Nord Reno-Westfalia). Secondo il diritto tedesco, i controlli giuridici fin ora eseguiti si sono limitati a prendere in considerazione violazioni notificate da privati cittadini direttamente lesi. Secondo la CGUE questo però contraddice il diritto europeo che prevede il diritto di querela per tutti i progetti con un impatto ambientale rilevante, anche per quelli che toccano gli interessi della collettività. Gli stati comunitari membri devono dare al publicco la possibilità di
poter richiedere una verifica ampia ed esaustiva a livello giudiziale su progetti a grande impatto ambientale come le centrali a carbone.
Secondo Jürgen Quentin, responsabile della campagna anti-carbone presso la Deutsche Umwelthilfe (Associazione tedesca di aiuto per l’ambiente), i diritti delle cause intentate dalle associazioni ecologiste verranno rafforzati in maniera generale grazie a questa decisione. “Licenze per centrali a carbone dannose per l’ambiente ed il clima, come il progetto a Brunsbüttel, dovranno in futuro sottostare ad una verifica legale in toto. La Deutsche Umwelthilfe ha già intentato causa contro la licenza edilizia per la centrale di Brunsbüttel e prossimamente provvederà ad intentare un’altra causa contro il parziale benestare inerente le emissioni nocive. “Siamo fiduciosi di poter vincere la lotta giuridica contro la maggiore centrale a carbone europea, questo perché l’impianto previsto viola diverse leggi europee e nazionali inerenti la protezione delle acque e della natura”, così Quentin.
Per i progetti inerenti le centrali a carbone di Repower l’aria si fa sempre più rarefatta, siccome tramite lunghi procedimenti legali la certezza di ottenere ragione si fa sempre più esile ed i costi aumentano. “Il pericolo, che da questi progetti si arrivi a degli investimenti non redditizi, è grande”, così Anita Mazzetta, responsabile di WWF Grigioni. Mazzetta invita Repower ed il Governo Retico, a prendere finalmente le distanze dai progetti di Brunsbüttel e Saline Joniche e al loro posto ad investire in energie rinnovabili e sostenibili per l’ambiente. Esattamente questo rivendica il WWF Grigioni assieme a 13 ulteriori partner tramite un’iniziativa cantonale. La raccolta delle firme è iniziata a metà febbraio. Dopo 2 mesi sono già state raccolte più della metà delle 4000 firme
Anita Mazzetta, direttrice WWF GR, Coira
Il Consiglio di Stato blocca la riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle
Fonte: qualenergia.it (da comunicato WWF) Leggi anche qui
"Il Consiglio Stato ha annullato il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell'Ambiente aveva dato parere positivo sulla compatibilita' ambientale al progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. La Sesta sezione del Consiglio di Stato, presieduta dalla Dott.ssa Rosanna De Nictolis, ha annullato il decreto firmato dal Ministro Prestigiacomo, accogliendo un ricorso presentato dal WWF Italia, Greenpeace, Italia Nostra e numerose associazioni di operatori economici e del turismo della zona di Porto Tolle. La sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato l'esito della decisione del Tar del Lazio, che il 6 giugno 2010 aveva invece respinto il ricorso delle associazioni ambientaliste e degli operatori del turismo .
In attesa di leggere le motivazioni della sentenza il WWF intanto dichiara, con grandissima soddisfazione, che finalmente sono state accolte le argomentatissime ragioni giuridiche ed ambientali portate dinanzi al giudice amministrativo dall’Avv Matteo Ceruti di Rovigo, quelle stesse ragioni che avrebbero dovuto indurre il Ministro dell’Ambiente a dire di no alla compatibilità ambientale della riconversione a carbone di Porto Tolle.
Ora dovrà essere revocato anche il successivo decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 5 gennaio 2011 recante Autorizzazione Unica alla società ENEL che consente l’apertura dei cantieri per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.
“Il carbone è il combustibile fossile che maggiormente contribuisce alle emissioni di anidride carbonica e, quindi, ad aggravare il fenomeno dei cambiamenti climatici –ha detto Stefano Leoni, presidente del WWF Italia- E’ inoltre molto dannoso per la salute della popolazione e per le attività economiche, dall’agricoltura al turismo. E’ ora che la politica energetica italiana si affranchi dagli interessi di parte, che siano il nucleare o il carbone. Il futuro è nell’efficienza energetica e nelle rinnovabili”.
LA STORIA
La centrale termoelettrica Enel situata a Porto Tolle - una delle più grandi d’Europa e nel cuore di una delle aree naturali più importanti delicate quali il Delta del Po - ancor prima del progetto di conversione a carbone è già stata oggetto di condanne penali per gravi episodi di inquinamento attraverso due processi in cui i vertici amministrativi e tecnici dell’Enel sono stati condannati per violazione della normativa in tema di tutela delle risorse idriche e per danno ambientale.
Si tratta di una vicenda grave, poco chiara, in cui ancora una volta a prevalere erano stati gli interessi leciti ma privati di un’azienda l’Enel - che peraltro non ha neanche più il monopolio in Italia sulle questioni energetiche – a grave danno dei ben più rilevanti interessi pubblici – salute, ambiente, scelte energetiche oculate - che dovrebbero essere tutelate dal Governo ad iniziare dal Ministro dell’Ambiente. Neanche la crisi economica (accompagnata dal solito ricatto occupazionale per i dipendenti della centrale) può giustificare una scelta così miope. Ed ancora una volta , solo grazie alla mobilitazione di associazioni ambientaliste (unite ai cittadini ed agli imprenditori locali) si è riusciti a bloccare un progetto nefasto per ambiente, salute ed economia
I 4 punti ‘dolenti’ della vicenda Porto Tolle secondo il WWF:
- UNA CENTRALE ‘SOTTO OSSERVAZIONE DELLA PROCURA’ - La Procura di Rovigo ha avviato nuove indagini anche sul progetto di riconversione e ha disposto una consulenza-perizia, inviata nel giugno 2008 dalla Procura al Ministero dell’Ambiente. La perizia ha evidenziato numerose e gravi carenze nel progetto in ordine agli impatti ambientali (aria, acque, rifiuti, biodiversità per le ricadute negative sull’area naturale e Parco delta del Po). Il documento critica aspramente la scelta dell’Enel per il carbone, giustificata perché il carbone è “economicamente competitivo” rispetto ad altre scelte possibili (ad esempio gas-ciclo combinato).
- VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE INEVITABILE: Le perizie della Procura sono così dettagliate ed articolate, ed evidenziano tali contraddizioni e lacune da far ritenere sorprendente che la Commissione VIA presso il Ministero dell’Ambiente potesse sostenere argomenti contrari ,vista l’evidente incompatibilità ambientale del progetto.
- RISCHIO VIOLAZIONE NORME UE: Il Governo inoltre ben conosceva i problemi che potrebbero sorgere con l’Unione Europea, che potrebbe pronunciarsi se il progetto dovesse essere andare avanti , poiché molte aree del Delta del Po sono vincolate da direttive comunitarie.
- IL CARBONE PULITO NON ESISTE: Il WWF, che segue da anni le vicende processuali ed amministrative della centrale Enel di Porto Tolle , ritiene che la riconversione di Porto Tolle a carbone sia del tutto sbagliata perché questo è tra i combustibili fossili quello che presenta le maggiori emissioni di anidride carbonica, il gas ad effetto serra maggiormente responsabile del riscaldamento climatico globale. Occorre infatti rammentare che anche avvalendosi delle migliori tecnologie gli impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas: all’atto pratico per ogni kWh di energia elettrica prodotta da carbone si emettono oltre 770 gCO2 contro i 365 di un ciclo combinato a gas. Il nostro Paese che già sta andando in direzione opposta rispetto al Protocollo di Kyoto e ai nuovi impegni di riduzione delle emissioni (di almeno il 20% entro il 2020) farebbe meglio a investire in efficienza e fonti rinnovabili di energia che non solo ci permetterebbero di affrancarci dalla dipendenza energetica ma permetterebbero un rilancio dell’economia in chiave sicuramente più sostenibile rispetto al puntare su combustibili fossili e nucleare.
Peraltro tutte le performance ambientali di una centrale a carbone sono estremamente più negative: dalle emissioni di sostanze inquinanti (ossidi di zolfo, ossidi d’azoto, polveri fini, mercurio, arsenico, ecc. ecc.), consumi di acqua e materie prime, produzione di rifiuti, ecc., a dimostrazione che il carbone pulito non esiste…"
Nucleare, la Sardegna lo boccia all'unanimità
Alle urne il 60% dei sardi, che votano il "Sì" (anti-nucleare) al 97,14%, No al 2,85%. Dal referendum in Sardegna un messaggio chiarissimo.
Mellu su sole, s'abba, su 'entu!
16 maggio 2011
Carbone a Lunen? Speculazione sulla pelle dei cittadini
Da tempo seguiamo le vicende degli amici del Ticino (Svizzera), che con noi condividono la battaglia per una politica energetica lungimirante e non autodistruttiva, contro il carbone. Intervento di P. Zanchi, fonte
"Diciamolo chiaramente: il Ticino e i suoi abitanti hanno bisogno dell’energia prodotta nella centrale a carbone di Lünen? L’investimento è una pura speculazione, come lo sono stati altri investimenti che AET ha fatto nel gas in Albania (una decina di milioni persi) o quello nell’olio di palma in Malesia (altri milioni buttati al vento). Ma non per questo la tariffa della bolletta elettrica dei consumatori ticinesi è aumentata. Da 23 anni sono titolare di un’azienda artigianale di 5 impiegati e se dovessi fare un investimento sbagliato dove non ci guadagno, so che l’investimento viene contabilizzato come perdita. Dunque non faccio utili, ma non è per questo che chiudo la ditta. E se faccio un investimento è perché prima ho accantonato degli utili. Lo sbaglio dovrebbe però consigliarmi maggiore prudenza. Dunque la questione della perdita di soldi, tutto sommato, non è una grande ragione per appoggiare il controprogetto. Mentre votare sì all’iniziativa permette di mandare un segnale politico forte: errori come quelli commessi all’estero da AET non se ne devono più fare; e le ragioni per uscire dall’investimento nel carbone sono molte. Eccone alcune:
il prezzo del carbone continua ad aumentare e dal 2013 aumenteranno pure i certificati d’emissioni di CO2; ciò renderà l’energia prodotta più cara di quello che i fautori e sostenitori del controprogetto vogliono far credere;
se l’energia dovesse servire ai ticinesi ci sono da considerare le perdite di energia dovute al trasporto in rete (8-10%) e il costo non indifferente caricato dai gestori delle reti da Lünen fino in Ticino; una centrale a carbone “moderna” che rende solo il vantato 45% è un insulto per una tecnologia che viene spacciata per moderna; tenuto conto che alla fine si dovrebbero pure conteggiare le perdite energetiche per l’estrazione, il trasporto del carbone dalla Colombia, cosi come il trasporto dell’energia prodotta. Qualcuno ha già fatto questi conti?
i costi ambientali e sociali (inquinamento e aumento dei costi sanitari, sfruttamento minorile e minatori sottopagati) dovrebbero far riflettere se dal punto di vista umano e sindacale sia una scelta pulita e coerente. Le soluzioni alternative (efficienza ed energie rinnovabili) sviluppate nel nostro cantone danno più sicurezza in posti di lavoro (e a lungo termine), ci rendono più indipendenti dall’estero e migliorano la nostra e altrui qualità di vita.
Se ad AET, al Governo Ticinese e al Gran Consiglio stanno a cuore un vero futuro energetico per il nostro Cantone, con meno implicazioni negative, i soldi proposti nel controprogetto ci sarebbero comunque; è una questione di buon senso e di volontà ad agire e a voltare pagina verso un modo nuovo di investire, di fare economia, come pure quello di fare politica.
Pertanto il prossimo 5 giugno voterò un chiaro sì all’iniziativa per un’AET senza carbone e NO al controprogetto ingannevole dei fautori del carbone.
Pierluigi Zanchi, titolare d’azienda Gerra Piano
Ricorso al Tar contro l'ipotesi "Malagrotta II" ad Allumiere
Da Bignotizie.it
"Continua la protesta del comitato cittadino "Nomegadiscarica di Allumiere" che insieme al Forum Ambientalista, ha annunciato di aver presentato il 29 aprile scorso un ricorso al Tar per chiedere l'annullamento del protocollo d'intesa, firmato dal Ministro Ignazio La Russa e dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, e che vedrebbe la costruzione di una discarica e di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti, provenienti dalla capitale, con annesso gassificatore nel nostro territorio. Nel ricorso, gli avvocati, forniscono argomenti a favore della loro causa e fanno appello al rispetto delle norme comunitarie e dei vincoli a cui è sottoposta la zona. Vincoli, che come si precisa nel ricorso, erano a conoscenza dei contraenti visto che in un passo del protocollo si legge "l'immobile è inserito in un contesto paesaggistico caratterizzato da vincoli ambientali, essendo in parte inserito nella zona di Protezione Speciale di cui alla direttiva comunitaria "Uccelli". Le richieste del Forum non si fermano all'annullamento del protocollo, ma arrivano a chiedere una revisione del piano rifiuti promosso dalla Regione. "Nel novembre scorso – riporta il ricorso – la giunta regionale ha adottato un nuovo piano rifiuti che prevede una diversa organizzazione delle Ato. Ha creato un unico ATO che coincide con l'intero territorio regionale, diviso in cinque sub-Ato corrispondenti ai territori delle cinque province laziali, ognuno dei quali dovrà garantire l'autosufficienza, assorbendo il relativo ciclo dei rifiuti. In tale contesto normativo, il Comune di Roma e la Provincia vengono in sostanza ricondotte in un unico sub-Ato, mentre in precedenza la città di Roma costituiva di per se una struttura a parte, essendo tenuta a smaltire i suoi rifiuti necessariamente all'interno dei propri confini". Sull'argomento, comunque, ci sono già alcune novità che il comitato e il Forum presenteranno alla città giovedì alla Compagnia portuale.
14 maggio 2011
IPCC - nuovo rapporto mostra l'enorme potenziale delle fonti rinnovabili
Da Ecoalfabeta
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"E' finalmente on line il nuovo rapporto IPCC sulle energie rinnovabili e i cambiamenti climatici.
Il rapporto, curato da una quarantina di scienziati da tutto il mondo (detto per inciso, tra questi non c'è neanche unitaliano) è piuttosto ottimista.
Come è possibile vedere dal grafico in alto ognuna delle diverse fonti rinnovabili potrebbe, da sola, soddisfare gli attuali consumi dell'umanità, sia elettrici che termici.
(1) A sinistra sono riportate le fonti utilizzabili per l'energia elettrica: geotermica, idroelettrica, mareale/ondosa, eolica: l'altezza della barra blu rappresenta l'incertezza sulla stima della potenzialità, mentre la linea rossa indica la domanda globale del 2008 (più o meno uguale a quella di oggi, a causa della crisi del 2009).
Sommando le potenzialità minime di queste quattro fonti, si ottiene un valore pari a 4,2 volte la domanda elettrica attuale (pari a 61 EJ, exajoule).
(2) Al centro il confronto è tra domanda termica e geotermico (altra tecnologia rispetto a quella di prima). La potenzialità potrebbe soddisfare da un minimo del 6% a un massimo del doppio della domanda.
(3) A destra infinie la domanda globale di energia (somma di elettrica, termica, trasporti ecc) di 492 EJ è confrontata con la potenzialità dell'energia solare diretta che potrebbe soddisfare da 3 a 100 volte i nostri consumi. L'IPCC ha messo nel grafico anche le biomasse, per le quali secondo me occorre molta prudenza, perchè, a causa delle storture di un mercato globalizzato e dominato dalla finanza, rappresentano una seria minaccia per l'agricoltura.
Allora cosa aspettiamo? Tutti gli investimenti dovrebbero essere in queste fonti, perchè il resto è roba del passato: basta trivellazioni nell'artico e nei mari, basta nuovo carbone, basta uranio.
Investendo massicciamente nel rinnovabile si possono ottenere migliori risultati che grattando il fondo del barile delle vecchie fonti esauribili. Ma vallo a spiegare a chi ha solo una trivella in mano e conosce solo il verbo trivellare...
Aver cura della Frasca conviene
Da TrcGiornale.it
"Si profila un'edizione record per la pulizia straordinaria della costa e della pineta della Frasca, organizzata per il sesto anno dalla sezione locale di Italia Nostra. L'appuntamento è per domenica alle 9 e già sono tanti quelli che hanno dato la loro adesione per una manifestazione che si prefigge più obiettivi. "Anche alla luce della recente approvazione del Pot - dichiara il presidente di Italia Nostra, Roberta Galletta - è ancora più importante difendere la Frasca".
"La Comunità Europea - continua Galletta - ha vincolato la costa della Frasca apponendo il vincolo di Sito di Interesse Comunitario, motivo per il quale è completamente fuori luogo e soprattutto non ha senso pensare di realizzare proprio qui il mega porticciolo turistico e il Terminal Cina/Asia, opere che comprometterebbero per sempre il naturale habitat marino vincolato e soprattutto la libera fruizione di questo ultimo, straordinario tratto di costa. Per questo l'associazione Italia Nostra invita tutta la popolazione a non credere a chi sostiene che alla Frasca il mare è morto, perché non è vero. Se domenica i civitavecchiesi saranno presenti alla Frasca potranno vedere con i propri occhi quale è la verità sullo stato di salute della Frasca. Fidatevi delle associazioni ambietaliste. Non mentono mai, perché amano veramente il nostro Paese. E la nostra città".
Domenica al fianco di Italia Nostra ci saranno Forum Ambientalista, Quarta Circoscrizione, Pro Loco, Scout Agesci, Città d'Incanto-Gli Antivandali, Buena Vista Social Bar, Mojoli, Ferramenta Fas, Seaport, Città Pulita e le pasticcerie Bocchi e Chalet del Pincio che offriranno la colazione a tutti i partecipanti. Ci saranno anche i subacquei dell'associazione I Tirreni, che esporranno le foto scattate lungo il tratto di costa della Frasca, tra coralli e molte specie marine protette.
Dismissione del quarto gruppo TVS: un passo nella giusta direzione.
Tirreno Power non ottiene il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per il quarto gruppo della centrale di TVS.
Per due anni abbiamo seguito l’iter burocratico del rilascio dell’Aia, presso il Ministero dell’Ambiente, partecipando più volte alle conferenze dei servizi che per legge devono intervenire prima del rilascio.
Due mesi fa abbiamo scritto alla ministra Stefania Prestigiacomo chiedendo i motivi del ritardo nel rilascio dell’AIA, che consentiva a Tirreno Power di utilizzare il quarto gruppo di cui invece si chiedeva la dismissione.
Il 20 Settembre, infatti l’assessore all’ambiente Roscioni, del comune di Civitavecchia aveva prodotto in sede di conferenza dei servizi, una delibera del consiglio comunale risalente ad Aprile del 2010 N.5 prescrivendo per motivi sanitari il divieto di funzionamento della sezione TV4 di Tirreno Power, ritenendo pericoloso il funzionamento anche per un periodo transitorio della sezione medesima.
Da oggi l'aria che respiriamo avrà una fonte in meno di emissioni inquinanti, grazie alla disattivaazione del vecchio quarto gruppo di Torre Sud (quello, per intenderci, con il camino più alto).
Secondo il provvedimento ministeriale, entro sei mesi Tirreno Power dovrà presentare un progetto per lo smantellamento di quella parte dell'impianto che da oggi non è più autorizzata.
L’intervento del comune di Civitavecchia è stato determinante per ottenere questo ottimo risultato in termini di tutela ambientale e sanitaria.
Occorre qui dare il giusto risalto all’impegno dei cittadini che non hanno mai smesso di pretendere il rispetto della legalità in un territorio aggredito dalle servitù energetiche, ma anche per far riflettere sull’importanza ed il peso che ha un comune nella scelta di tutela di un comprensorio grande come l’Alto Lazio.
I cittadini ringraziano tutti coloro che hanno contribuito per questo importante risultato.
No al carbone / Nocoke Alto Lazio
13 maggio 2011
Niente Autorizzazione per TVS - il vecchio gruppo va smantellato. Una conquista da difendere!
Comunicato di Alessandro Manuedda, consigliere comunale a Civitavecchia - Gruppo Verdi
"Il mancato rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale Torrevaldaliga Sud di Tirreno Power rappresenta una buona notizia per la città e per il comprensorio. Da oggi, infatti, l’aria che respiriamo avrà una fonte in meno di emissioni inquinanti, ovvero l’antico quarto gruppo di Torre Sud, quello, per intenderci, con il camino più alto.
Secondo il provvedimento ministeriale, entro sei mesi Tirreno Power dovrà presentare un progetto per lo smantellamento di quella parte dell’impianto che da oggi, come si è detto, non è più autorizzata.
Potrebbe essere l’inizio di una programmazione mirata a realizzare nei prossimi anni un tessuto economico diverso e non inquinante che possa consentire a Civitavecchia e al comprensorio di uscire da uno stato di sofferenza ambientale e sanitaria causata da decenni di sfruttamento demenziale.
Purtroppo il condizionale è d’obbligo, anche perché l’azienda ha tenuto subito a ribadire che presenterà un “progetto di rinnovamento e rilancio” del quarto gruppo, notizia, peraltro, ben nota e che rischia di vanificare il risultato ambientale ottenuto con la chiusura del quarto gruppo disposta dal Ministero dell’Ambiente.
Come era già emerso nei mesi scorsi si tratterà presumibilmente di produzione di energia tramite la combustione di carbone, combustibile da rifiuti e biomasse. In ogni caso, anche se si trattasse di altri combustibili, sarebbe comunque una proposta inaccettabile perché collocherebbe a Civitavecchia una nuova, importante, fonte di emissioni in un contesto dove tutti ormai hanno capito che bisogna ridurre drasticamente il carico inquinante.
Auspico che il Comune sappia resistere ad eventuali ricorsi amministrativi di Tirreno Power contro la dismissione del quarto gruppo e, soprattutto, alle probabili offerte di compensazioni economiche per accettare il nuovo impianto. Certo è che l’inquinamento economico dei bilanci comunali causato dagli accordi con Enel per il carbone a Torre Nord non mi rende particolarmente fiducioso.
È necessario che tutta la città difenda questo primo, significativo, passo verso un’aria più pulita. Da oggi, dal camino più alto di Torrevaldaliga Sud non potrà uscire più niente, né fumo, né “condensa” e, se qualcuno non svenderà per l’ennesima volta la nostra salute, tra qualche mese quel camino scomparirà, lasciando il ricordo di una strada sbagliata e l’indicazione di quella giusta."
"Malagrotta II", si pensa al territorio di Fiumicino
Comunicato stampa dall'Ass. "Non bruciamoci il futuro"
"Nell'apprendere dell'ipotesi di una localizzazione della nuova discarica di Roma nel comprensorio di Castel Campanile - Fiumicino, ribadiamo la nostra assoluta contrarietà a questa indicazione ed al Piano rifiuti adottato dalla giunta Polverini che, sulla stessa falsariga di quello precedente di Marrazzo, ricorre ancora una volta a discariche ed inceneritori.
Impianti oltretutto che ALEMANNO HA CHIESTO DI PIAZZARE FUORI DAL COMUNE DI ROMA, facendone pagare in termini di nocività ambientale e di salute pubblica il prezzo ai Comuni limitrofi.
Oggi sulla spinta di una situazione preemergenziale, DETERMINATA DALLA INCAPACITA' ED IMPOTENZA POLITICA, non si rispetta nè la legge italiana nè le direttive europee.
Infatti il nuovo decreto legislativo della ministra PDL Prestigiacomo n° 205/2010 (che recepisce la Direttiva 98720087CE) ribadisce in modo categorico la gerarchia di trattamento dei rifiuti in cui occorre fare PRIMA la riduzione/prevenzione, il riuso, la raccolta differenziata, il recupero ed il riciclo e SOLO POI lo smaltimento in discarica ed incenerimento.
Questo viene del tutto stravolto illeggittimamente da un Piano rifiuti adottato che se DESCRIVE solo teoricamente le fasi precedenti mentre DIMENSIONA di fatto gli impianto di smaltimento finali, arrivando a prevedere inceneritori per un milione di tonnellate/annue.
Si precisa che un milione di tonnellate/annue di C.D.R. (Combustibile Derivato da Rifiuti in pratica CARTA+PLASTICA selezionate in discarica) EQUIVALE A TRATTARE ALMENO L'85% DEI RIFIUTI URBANI PRODOTTI, IN BARBA A QUALSIASI OBIETTIVO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA CHE SUPERI IL RESIDUO 15% ( livello attuale e probabilmente futuro FUORI LEGGE in quanto dobbiamo arrivare al 65% di raccolta diff. entro il 31/12/2012).
NBF ha costituito insieme a molte associazioni-movimenti-comitati-partiti un tavolo operativo che ha già presentato in merito un esposto alla C.E. e stà preparando il ricorso al TAR sulla base di quanto previsto dal Piano rifiuti adottato dalla giunta Polverini.
Segnaliamo inoltre che a breve si discuterà nel Consiglio regionale Lazio della nostra PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SUI RIFIUTI, che ha registrato oltre 10.000 firme valide, e che ESCLUDE pregiudizialmente L'INCENERIMENTO come sistema di smaltimento.
Abbiamo infatti predisposto un PIANO RIFIUTI ALTERNATIVO basato sull' avvio GENERALIZZATO della RACCOLTA PORTA A PORTA e su IMPIANTI DI RICICLO E DI COMPOSTAGGIO, esistenti da anni e perfettamente testati AD IMPATTO ZERO e con costi pari ad UN DECIMO di quelli previsti.
Associazione Non Bruciamoci il Futuro (NBF)
11 maggio 2011
La città fantasma di Centralia
Centralia, Pennsylvania (USA), oggi paese fantasma a causa di un incendio avvampato nel 1962 nella vicina miniera di antracite (carbone puro). La combustione emise -ed emette tuttora- in atmosfera enormi quantità di gas velenosi e calore, tali da costringere gli abitanti all'evacuazione definitiva. Si stima che l'incendio sotterraneo non si estinguerà prima di qualche centinaio d'anni. Fonte
"Non vi daremo tregua": il monitoraggio dell'aria documentato in un volume
Il 21 maggio a Tarquinia, presso il Palazzo dei Priori sede della STAS, verrà presentato il volume “NON VI DAREMO TREGUA”, che contiene i risultati del monitoraggio dell'aria realizzato per disporre di un termine di paragone precedente l'avvio della centrale a carbone di Civitavecchia. È quell'anno zero da tanti promesso e mai realizzato.
Un primo esito del monitoraggio è aver misurato un livello di polveri critico, già prima della messa a regime della centrale a carbone. Una situazione che peggiorerà perché il limite emissivo di TVN è superiore a quello comunitario, come afferma la risposta, pure inserita nel volume, del Parlamento Europeo alla petizione popolare. Il monitoraggio è stato finanziato con il sostegno finanziario di oltre 3000 famiglie, di cooperative agricole e imprenditori e del Consorzio di Bonifica, per denunciare chi inquina l'aria impunemente e danneggia la salute e l'economia agricola e turistica di questa terra, complice il silenzio degli amministratori che hanno scelto le compensazioni.
Il 21 maggio verranno proiettati dei video che mostrano il sindaco di Tarquinia che relativizza la centrale a carbone e mette sotto la lente d'ingrandimento gli agricoltori, che con l'inquinamento dell'aria hanno veramente poco a che fare. Quell'aria, che respiriamo 15.000 volte al giorno e che il carbone riempie di schifezze. Il sindaco di Tarquinia il 10 maggio andrà alla riunione dell'Autorità Portuale con il collega di Civitavecchia per chiedere che il porto industriale si sviluppi verso Tarquinia. Insieme si batteranno per una delibera che approvi il porto dei cinesi al posto delle opere di mitigazione ambientale della “Darsena Grandi Masse” e della centrale a carbone. Intanto marcisce a Tarquinia lo stabilimento per la lavorazione del pomodoro. I cittadini continuano a lottare per spegnere la centrale.
Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia
10 maggio 2011
Dal comitato MODA Savona critiche a Burlando e ai sindaci di Vado e Quiliano
Da SavonaNews
"Esattamente come Tirreno Power il presidente della Regione (PD) propone il potenziamento a carbone della centrale di Vado - Quiliano. I sindaci dei due paesi interessati? Tollerano i gruppi obsoleti che dovrebbero invece immediatamente far chiudere. In 25 anni dimezzati i posti di lavoro ma nessuna protesta sindacale... Che dirà il futuro Sindaco di Savona capoluogo?
"Ormai tutti riconoscono che per la Legge Italiana e le Direttive della Ue "almeno" GLI OBOSOLETI GRUPPI A CARBONE 3 E 4 RISALENTI AGLI ANNI ’60 DOVREBBERO ESSERE SUBITO CHIUSI DALL’AUTORITA’ COMPETENTE (Comuni, Regione, Provincia, Ministeri competenti) in quanto ormai da almeno 5 anni funzionano senza la obbligatoria AIA (Autorizzazione integrata ambientale) la cui concessione è vincolata obbligatoriamente all’impiego delle BAT (Migliori tecniche disponibili)
Queste le normative in vigore che dovrebbero essere applicate:
La Legge Italiana vigente(art. 29-bis, comma 1 del D.lgl. 128/2010), pone precisi valori di emissione a camino per poter considerare un impianto esistente a carbone rispettoso delle BAT (Migliori tecnologie disponibili).
I valori di emissione al camino sono stabiliti da documenti della Commissione UE di Siviglia 2005 sulle BREF (Linee guida per le BAT), che sono punto di riferimento della Legge italiana (D.lgl. 128/2010) ed Europea.
OGGI NON VENGONO RISPETTATI DAI GRUPPI 3 E 4 A CARBONE I VALORI TABELLARI PER LE BAT CHE NON VERREBBERO NEMMENO RISPETTATI DAI GRUPPI 3 e 4 ANCHE SE VENISSERO RISTRUTTURATI (vedi allegato) E QUINDI L’AUTORIZZAZIONE AIA NON PUO’ ESSERE CONCESSA.
Articolo 29-decies (Rispetto delle condizioni dell'autorizzazione integrata ambientale). In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, o di esercizio IN ASSENZA DI AUTORIZZAZIONE (AIA), L'AUTORITA' COMPETENTE PROCEDE secondo la gravità delle infrazioni:
c) alla revoca dell'autorizzazione integrata ambientale e ALLA CHIUSURA DELL'IMPIANTO, …. IN CASO DI REITERATE VIOLAZIONI CHE DETERMININO SITUAZIONI DI PERICOLO E DI DANNO PER L'AMBIENTE.
CI CHIEDIAMO ALLORA
PERCHE’ la Regione propone apertamente di violare la legge consentendo a T. Power ancora per almeno 5 anni di far funzionare gli obsoleti gruppi 3 e 4 a carbone (fino a che non sia realizzato nel 2016 un nuovo gruppo a carbone da 460 mw), gruppi che invece dovrebbe immediatamente far chiudere perchè non a norma?
PERCHE’ Burlando in contrasto con quanto promesso durante la campagna elettorale vuole oggi potenziare la centrale con 2 gruppi da 460 Mw al posto di 2 da 330 Mw e quindi 260 Mw in più rispetto ad oggi?
PERCHÉ Burlando definisce "strategico" per Savona - Vado il carbone visto che non lo è per Genova dove invece lascia tranquillamente (e ci sembra con "piacere") chiudere la piccola centrale Enel a carbone del porto?
PERCHÉ i Sindaci di Vado e Quiliano insieme a Provincia e Regione vogliono contro ogni "logica" e contro la legge mantenere gli obsoleti gruppi a carbone che producono più dell’80% dell’inquinamento dell’intera centrale in un territorio devastato dall’inquinamento della combustione del carbone?
NON SARÀ MICA PER AVERE LA GARANZIA DI POTER BRUCIARE IL CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) nei gruppi a carbone in quantità di 36.000 – 48.000 tonnellate/anno come pianificato da Provincia e Regione avendolo tranquillamente deliberato e approvato nel Piano Provinciale Rifiuti a pag. 170 con la pericolosissima formazione nei fumi di diossine e metalli pesanti?
Riguardo poi all’occupazione, invocata oggi dai Sindacati a favore del potenziamento a carbone, ricordiamo il disastro occupazionale avvenuto durante il passaggio della centrale da ENEL (1985) alla T. Power (2006) con un crollo di occupati da 556 a 224 unità. Perché allora non si è levata nessuna protesta sindacale, mentre oggi certi sindacati sono alleati di Tirreno Power nel difendere il potenziamento, svendendo la salute pubblica, in cambio di una manciata di posti di lavoro?
Vogliamo infine ricordare a certi sidacati schierati con l’Unione Industriali e Tirreno Power quanto ci costa questo degrado ambientale sull’occupazione principale di questa provincia savonese che è basata sul turismo già in fase di grave crisi, sull’agricoltura di qualità e sui prodotti ittici i cui settori verranno irrimediabilmente colpiti (come già avviene oggi) dalle ricadute degli inquinanti sul territorio (vedi ad es. il ciclo di mercurio, cromo, nikel in pesci, frutta, ortaggi e vegetali, piogge acide sui boschi, mutamenti sul clima locale con aumento documentato dei giorni di nuvolosità ecc. ).
Ma a proposito dei "costi esterni" (per malattie, morti, eccesso di CO2, danni alle coltivazioni ecc.) dovuti all’inquinamento oggi prodotto dalla centrale a carbone e valutati secondo i criteri della Comunità Europea in almeno 140 milioni di euro/anno (vedi allegato) ….chi li paga alla comunità savonese?
La T. Power o la Regione Liguria visto che non solo ha permesso alla T. Power di funzionare nonostante le norme Europee ed italiane ma addirittura oggi si dichiara pericolosamente a favore del carbone e del relativo potenziamento voluto da T. Power?
Intanto i Savonesi (vedi delibere dei Comuni di Vado, Quiliano, Spotorno, Pietra L., Savona , Provincia ecc.) attendono da più di 20 anni il
DEPOTENZIAMENTO E LA COMPLETA METANIZZAZIONE
di questa "CENTRALE IN CITTÀ" come richiesto autorevolmente dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Ordine dei Medici della Provincia di Savona e come sostenuto con coerenza e determinazione dagli "Amici di Grillo" di Savona…ma al contrario i Sindaci Caviglia di Vado e Ferrando di Quiliano "solidarizzano" con Burlando: ma non erano anche loro contro il "potenziamento"?
Che cosa racconteranno ai loro concittadini?
Infine cosa potremo aspettarci dal futuro Sindaco di Savona?"
Com. MODA Savona,
Agostino Torcello, Medico Pneumologo
Virginio Fadda, Biologo
Carbone e sfruttamento minorile nelle miniere
Pierluigi Zanchi (Verdi), consigliere comunale a Locarno. Fonte: Ticinolibero
"Basterebbe chiederci se, invece di mandare i nostri figli a scuola, saremmo disposti a farli lavorare nelle miniere di carbone del Terzo Mondo in cambio di energia sporca (sotto tutti i punti di vista), sovente inutilmente sprecata. Allora il 5 giugno prossimo un netto si all’iniziativa e un altrettanto netto no al controprogetto sarebbero la risposta giusta, inequivocabile, al nostro interrogativo di cittadini, elettori, ma soprattutto di papà e mamme. Dopo tutto quei bambini sono in qualche modo anche figli nostri.
E’ francamente vergognoso che si è disposti a sacrificare sull’altare delle creature, per qualche milioncino di franchi perso in un investimento che non avrebbe mai dovuto essere fatto e manco votato dal Gran Consiglio; politici che hanno fatto di tutto per non decidere in tempo, sapendo di perdere quei milioni, ora messi sul tavolo quale scambio insulso e vergognoso a scapito di piccole vite umane.
Quei milioni che, se investiti in Ticino, avrebbero invece potuto permettere ai nostri giovani, in cerca di una formazione o di un impiego, di trovare un posto di lavoro in settori delle energie rinnovabili e del risparmio energetico.
Ci vantiamo di vivere nell’era moderna e della tecnologia ma continuiamo, malgrado le possibilità esistano, a fare scelte da medioevo tecnologico, accompagnate da una sensibilità umana pari a quella dei dinosauri.
Ci indigniamo se vengono venduti bambini per asportarne gli organi, per prostituirli o perché usati come carne da cannone; ma ci va bene che li usiamo per spalare carbone affinché possiamo permetterci di continuare a sprecare energia.
Non siamo nemmeno disposti a pensare che potremmo pagare facilmente la corrente elettrica (pulita e rinnovabile), senza sovrattassa, riducendo semplicemente la metà dei consumi con facili soluzioni, praticabili e alla portata di tutti. Nessun cittadino ci perderebbe; e una parte di quei soldi potrebbero pure essere usati per migliorare le condizioni esistenziali di migliaia di bambini meno fortunati dei nostri figli.
Votare si all’iniziativa “contro il carbone” è un atto prima di tutto umanitario; votare no al controprogetto è un atto civile, responsabile dal punto di vista del referente cristiano, coerente sindacalmente siccome si oppone allo sfruttamento minorile; infine manda un messaggio chiaro dal punto di visto politico.
Cerchiamo allora di accendere le nostre coscienze, affinché il futuro sia veramente luminoso e pulito per tutti, sotto ogni punto di vista.
Pierluigi Zanchi
consigliere comunale Locarno
membro comitato cantonale dei Verdi
ma soprattutto un papà
Gli operatori turistici del Basso Jonio Reggino rigettano l'ipotesi carbone
"Fino a questo momento abbiamo ascoltato in silenzio tutta la vicenda ed il relativo dibattito sulla proposta della multinazionale svizzera di realizzare una centrale a carbone sul suolo della Ex Luichimica di Saline Joniche. Alla luce di quanto fin qui accaduto mi sembra che tutte le riunioni e i convegni politici che ci sono stati sul territorio si siano rivelati inutili ed inconcludenti per il semplice motivo che ancora oggi la Sei sta portando avanti la sua “geniale” idea di investire sul carbone nel nostro territorio. Questa è una scelta scellerata che tutti gli imprenditori turistici del territorio condannano nella maniera più assoluta. Appare parimenti strano, poi, che dall’estero si venga ad investire una montagna di denaro in questa area. Se la “Sei” ha intenzione di investire nella nostra “Area Grecanica” può ben farlo magari risparmiando anche un po’.
Proprio in quella stessa area potrebbe essere realizzato un grande villaggio turistico dal nome “La Sei turismo Area Grecanica”; noi come imprenditori ci proponiamo di veicolare la proposta presso le sedi istituzionali e la Regione Calabria per rendere l’area a destinazione turistica. Penso che solo su questo possiamo ragionare altrimenti vi chiedo personalmente e a nome di tutti gli imprenditori del basso Jonio di mollare questa idea. Ho una figlia di quattro anni e non ho intenzione di lasciarle in eredità una terra invasa dal carbone. Stranamente, durante questa campagna elettorale, ho notato che sono pochi i politici che parlano della centrale a carbone. Capisco che ci sono in ballo tanti soldi e che si agita il miraggio dello sviluppo in una terra segnata dall’arretratezza ma temiamo fortemente che, alla fin della fiera, non resterà che terra bruciata. Io penso al futuro dei nostri figli e credo fermamente nel turismo quale volano di sviluppo. Insieme alle istituzioni regionali e provinciali si possono realizzare quelle basi per fare crescere, sotto questo punto di vista, il nostro territorio. Puntare sul turismo che è la vera vocazione del nostro territorio: è questo l’appello che lanciamo. Salutiamo con piacere le azioni concrete che sta portando avanti il Governatore della Calabria che ha annunciato, ad esempio, nuovi voli da e per l’aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria. Certo, questo non basta per far decollare turisticamente la nostra area. Serve maggiore attenzione sulla statale 106 i cui lavori di ampliamente restano fermi in quel di Palizzi, e non riusciamo a capire il motivo. Occorre fare presto, serve la collaborazione da parte di tutti, istituzioni locali in testa, prima che anche questa ultima speranza di crescita, all’insegna del turismo tramonti definitivamente sulla nostra terra sola, arretrata e dimenticata.
Condofuri 08.05.2011
Massimo Nucera
Responsabile Provinciale Assobalneari
Segretario Associazione Imprese Turistiche Basso Jonio Reggino “Magna Grecia”
9 maggio 2011
RIconversione a carbone Porto Tolle: oggi udienza d’appello contro il decreto di VIA
"Martedì 10 maggio, presso il il Tribunale del Consiglio di Stato a Roma, si svolgerà l'udienza d’appello contro il decreto di VIA che ha autorizzato la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, la discussione è prevista per le ore 11,00 nell'aula della sezione VI (sesta), il tribunale si trova in p.zza Capo di Ferro n.13 - palazzo Spada
La vicenda della centrale di Porto Tolle ha recentemente conosciuto un passaggio fondamentale, quello della sentenza della Corte di Cassazione, la cui motivazione è stata depositata il 27 aprile scorso, con essa, si conclude la vicenda processuale dell'inquinamento della centrale Enel di Porto Tolle alimentata ad olio combustibile dal 1980 al 2006 (anno di dismissione coinciso con la condanna in primo grado per i danni causati alla popolazione e all’ambiente), ovviamente gli argomenti di rilevanza nazionale non mancano: proprio in merito alla recente sentenza, risulta importante il passaggio dedicato alla responsabilità degli ex amministratori delegati Tatò e Scaroni in ragione dell'anomalia della centrale stessa collocata nel cuore del Delta del Po, sito di rilevanza ambientale unica (ZPS tra i più importanti d'Europa), inoltre, l'indagine penale in corso sulla procedura di VIA positiva al carbone, con tanto di ispezione decisa dal Ministro Alfano negli uffici della Procura di Rovigo, su sollecitazione di Violante che sostiene l’esistenza di azioni di intimidazione dei magistrati rodigini alla commissione VIA per scongiurare l’approvazione definitiva del progetto, ancora, l'assurdità di fare una centrale a carbone anziché a gas davanti al più grande rigassificatore marino del mondo (capacità di fornitura alla rete nazionale di 8 miliardi di gas/anno ), dal 1997 la legge istitutiva del parco regionale all’art.30 impone che, in tutti i comuni del parco, la produzione di energia sia ottenuta con l’impiego di combustibili con minor o uguale impatto rispetto al gas-metano, norma affossata con un repentino inserimento dal famoso art.5 bis al d.lgs 5/2009, convertito in legge n.33/2009.
4 maggio 2011
CNR: investire in energia solare ci fa guadagnare
Fonte: ilSole24ore
"Il solare costa, ma dà anche benefici. Se si fanno due conti approfonditi si scopre che gli incentivi alle rinnovabili non sono solo un onere per la collettività. Sulla scorta di precedenti simulazioni della società di consulenza Poyry, ci ha provato su dati empirici un ricercatore del Cnr, Francesco Meneguzzo (che lavora all'Ibimet, l'istituto di biometereologia di Firenze). Sta lavorando (con un economista, Giuseppe Artizzu) sull'effettiva dinamica dei mercati elettrici in presenza di fonti rinnovabili, come l'eolico o il solare. E su fenomeni ormai conosciuti e rilevati da anni in Germania e Spagna.
In breve si tratta di questo: quando si alza il sole (o il vento) nella rete elettrica affluisce energia, rendendo superfluo il funzionamento di impianti convenzionali relativamente meno efficienti, particolarmente in alcune aree d'Italia con vincoli di connessione (come la Sicilia). Impianti che entrerebbero altrimenti in produzione,esigendo e spuntando prezzi di "picco" più elevati, facendo lievitare in quelle ore "calde" i costi dell'energia per tutti gli utenti.
Il fotovoltaico agisce durante il giorno e ha la sua capacità massima nei mesi estivi. Proprio quando c'è il picco di domanda di energia elettrica (condizionatori). E la stima di Meneguzzo, elaborata sui dati del mercato elettrico italiano dal 1 marzo al 14 aprile scorsi indica un suo effetto calmierante (taglio dei picchi di prezzo) tra 20 e 34 milioni di euro, pari al 20-32% degli incentivi pagati nello stesso periodo per il fotovoltaico.
Siamo però solo agli inizi. Meneguzzo e Artizzu contano di prolungare e precisare l'analisi per tutta l'estate, il periodo in cui (anche nelle esperienze estere) la limatura sui picchi di prezzo sarà più sensibile. E forse, a conti fatti, il risparmio complessivo sulla bolletta potrebbe assestarsi di più sull'estremo superiore del 30%.
Ma non è tutto. Meneguzzo stima che quest'anno verranno erogati circa 3,7 miliardi di incentivi alle energie rinnovabili. Ma l'industria corrispondente, ormai nell'ordine di oltre un punto di Pil, ha fatturato l'anno scorso (secondo il Solar Energy Report del Politecnico di Milano) tra gli 8 e i 21 miliardi di euro per il solo fotovoltaico (25-40 miliardi di euro comprendendovi l'eolico e tutta la filiera industriale connessa alle rinnovabili, secondo le stime dello stesso Meneguzzo). Questo significa che l'industria sta generando almeno 2 miliardi di euro di entrate fiscali per lo stato. Oltre a 500 milioni dai gestori di impianti (e circa 200 di contributi ai Comuni). E del restante miliardo netto di costo degli incentivi circa metà verrebbe annullato dall'effetto di calmierante sui prezzi elettrici. Quindi solo 500 milioni netti realmente pagati dall'Italia (nel suo complesso) per le rinnovabili.
Ha senso quest'analisi? Sul piano generale sì (al di là delle cifre magari da precisare meglio, oggi variabili a causa del passato decreto salva-Alcoa), ma di sicuro ha meno senso sul piano di chi ci guadagna e chi paga. I benefici e i costi sono infatti asimmetrici.
Vediamo. Ci guadagna di sicuro lo Stato via maggiori entrate fiscali derivanti dalla crescita rapida di un industria avanzata. Ci guadagnano gli occupati (circa 30mila, stima l'Aper) e gli effetti moltiplicativi a valle. Ci guadagnano i Comuni. Ma gli incentivi li pagano sulla bolletta (componente A3) le famiglie e le piccole e medie imprese, salvo ovviamente riprendersi almeno in parte l'esborso grazie al contenimento della componente energia. «Pagano molto meno, e perfino ci guadagnano le medie e grandi imprese energivore – osserva Meneguzzo – che dal taglio dei picchi di prezzo elettrico ottengono benefici consistenti,a fronte di esoneri dal pagamento della componente A3». In qualche caso i grandi energivori persino finiscono per guadagnarci.
Pagano, infine, i generatori tradizionali di elettricità. In termini di tassi di utilizzo le centrali a gas che vengono spiazzate dalle fonti rinnovabili, e in termini di margini le centrali idroelettriche e a carbone, che non possono avvantaggiarsi dei costosi picchi di domanda, fonte per loro di consistenti guadagni aggiuntivi. Indirettamente sono affetti anche i grossisti di gas, che vedono ridursi la domanda termoelettrica. In aprile, secondo i dati Snam Rete Gas, questa è in discesa di circa il 9% rispetto all'anno scorso: tale calo è causato per circa la metà dal boom del fotovoltaico e da maggiore produzione eolica. Vista la perdita delle importazioni dalla Libia, forse non guasta.
I più penalizzati però, in questo gioco in parte virtuoso, appaiono le piccole imprese energivore (per esempio i distretti conciari) che debbono pagare la tariffa elettrica piena senza agevolazioni. Forse, per mantenere questo gioco degli incentivi, gli inattesi vantaggi della produzione elettrica rinnovabile andrebbero destinati anche a loro. Che sostengono gli incentivi, secondo uno studio della Fondazione Leoni, per ben il 32%, contro il 26% dalle famiglie. (G.Ca.)
Obama: eliminare sgravi fiscali alle compagnie di petrolio, gas e carbone
Fonte: energia24club
Obiettivo: dirottare sulle rinnovabili i sussidi per le fonti tradizionali che superano 3,5 miliardi di dollari all'anno
"Barack Obama continua la sua battaglia contro le fonti fossili a favore delle rinnovabili: in una lettera inviata ai membri del Congresso, il presidente degli Stati Uniti ha proposto nuovamente di eliminare i sussidi miliardari all'industria petrolifera. L'appello di Obama è solo l'ultimo tentativo di convincere i repubblicani a sposare una nuova politica energetica e ambientale; la Casa Bianca, infatti, vorrebbe eliminare gli sgravi fiscali alle compagnie del petrolio, del gas e del carbone, per aumentare i fondi da destinare alle fonti alternative. Il Governo federale potrebbe così ottenere fino a 40 miliardi di dollari in più nei prossimi dieci anni per la green economy, considerando che i sussidi per le fonti tradizionali superano i tre miliardi e mezzo di dollari ogni dodici mesi.
Questa battaglia si lega a un argomento molto delicato per gli statunitensi: il prezzo della benzina in costante ascesa, che potrebbe diventare una patata bollente nella prossima campagna elettorale di Obama. Perciò il presidente del “New green deal” sta cercando una via d'uscita dalla dipendenza americana dai combustibili fossili. Pur riconoscendo che non esiste “una soluzione magica per contrastare immediatamente il rincaro dei carburanti”, Obama sostiene che si possono adottare delle misure per evitare un'impennata futura dei prezzi. La ricetta è tagliare i sussidi alla lobby petrolifera, che sta macinando profitti grazie alle quotazioni sempre più elevate del petrolio, dirottandoli sulle fonti rinnovabili. “Il nostro sistema politico ha ignorato troppo a lungo questo importante passo, e spero che potremo unirci con uno spirito bipartisan per riuscire a compierlo”, ha poi aggiunto Obama nella sua lettera al Congresso. Il repubblicano John Boehner, presidente della Camera dei rappresentanti, ha confermato la sua disponibilità nel vagliare le proposte dell'amministrazione.
Secondo Obama, gli Stati Uniti devono investire in tre direzioni per aumentare la loro sicurezza energetica: fonti alternative (eolico, solare, biomasse), nuove perforazioni di giacimenti di gas e petrolio, efficienza energetica. Finora gli sforzi della Casa Bianca sono stati in parte vanificati dall'assenza di uno standard nazionale sulle rinnovabili, con obiettivi chiari e vincolanti sulla quantità di energia verde da immettere in rete. Il presidente sta quindi cercando un terreno comune con i repubblicani sull'energia; la benzina alle stelle potrebbe intanto diventare un'arma a doppio taglio, perché potrebbe affossare il consenso degli americani verso Obama o far alleare repubblicani e democratici contro la lobby del petrolio.
Canton Ticino, mobilitazione continua per alternative al carbone
"Sì a un controprogetto intelligente per l’energia elettrica (fonte: ticinolibero)
Molti cittadini vogliono abbandonare il carbone come fonte per la produzione di elettricità. Oggi l’Azienda elettrica ticinese conta di far capo a 900 GWh di energia elettrica proveniente dalla centrale a carbone di Lünen in Germania: non è poco su un totale di domanda annua di 3’000 GWh in Ticino. Lünen è una centrale voluta dal governo rosso-verde tedesco per far uscire la Germania dal nucleare, questione di grande attualità dopo l’incidente nucleare in Giappone. Si pensi che l’efficienza energetica a Lünen viene aumentata al 50% e questo è tanto a paragone del 35% delle vecchie centrali a carbone.
All’inizio di giugno il popolo ticinese dovrà votare sull’iniziativa dei Verdi, che vuole far uscire il Ticino dalla centrale di Lünen entro il 2015. Si tratta di un’esagerazione dannosa, perché ci farà perdere di colpo 900 GWh di produzione elettrica, senza dare il tempo al Cantone di trovare fonti energetiche rinnovabili o di far risparmi energetici equivalenti. Ricordo tra l’altro che il Ticino attende di assumere la proprietà dei grandi impianti idroelettrici di Maggia e Blenio, ciò che dovrebbe avvenire verso il 2035.
Per questo voterò NO all’iniziativa e SI al controprogetto. Il controprogetto promuove le energie rinnovabili grazie ad un fondo speciale e in questo modo nel prossimo decennio avremo posti di lavoro in un settore d’avanguardia e potremo disporre di maggiori energie rinnovabili in Ticino.
Invece se passa l’iniziativa dei Verdi avremo bollette elettriche più care e dovremo acquistare obbligatoriamente più energia nucleare per garantire l’energia di banda, perché saremo senza alternative energetiche nel breve termine, in quanto l’Azienda elettrica ticinese avrà dovuto svendere la sua partecipazione a Lünen subendo perdite milionarie.
10 lavoratori intrappolati in miniera di carbone messicana
Non ci stanchiamo di ripetere che carbone significa anche questo
Aggiornamento: il bilancio si aggrava
Fonte
"Sono almeno 10, secondo il sindaco di Sabinas, i lavoratori rimasti intrappolati a 50 metri di profondità nello scoppio della miniera di carbone omonima, nel Messico settentrionale. A causa di un crollo si teme per le loro condizioni.
Attualmente squadre della Protezione civile e della Croce rossa sono impegnate nelle operazioni di soccorso, anche se nessun contatto è stato ancora stabilito con i minatori, né con la proprietà – che risulta ancora sconosciuta – del sito.
Stando a un responsabile della Protezione civile, la deflagrazione è stata causata da un accumulo di gas metano nel pozzo numero 2 della miniera. Ad esso si cerca ora di accedere attraverso un pozzo parallelo, riferisce il quotidiano online El Universal.
Le miniere di carbone messicane riforniscono normalmente il mercato domestico, in particolare nei settori dell’elettricità e dell’acciaio, e sono gestite anche da soggetti piccoli o organizzazioni informali.
Vicino a Sabinas, si era verificato nel 2006 un incidente analogo, nel quale erano morte 65 persone."
29 aprile 2011
Ippocrate e l'inquinamento
Da Savonanews: Inquinamento e mortalità, il Dott. Ireo Bono a Savonanews: "colpisce il silenzio degli oncologi"
"Come cittadino e medico, specialista in Oncologia, sono grato e ringrazio il dott. Franceschi con l’associazione ‘Uniti per la Salute’, il dott. Torcello, medico, ed il dott.Fadda, biologo, con l’associazione MODA, e l’Ordine dei Medici, per l’impegno e la preparazione scientifica con cui informano la popolazione sui danni dell’inquinamento e per l’opposizione nei confronti del progetto di potenziamento, con l’uso del carbone, della Centrale elettrica Tirreno Power, per i danni determinati già fin d’ora nella popolazione, in termini di mortalità-morbilità, non solo nelle vicinanze ma anche a distanza di kilometri, per il trasporto delle micropolveri con i venti, e che aumenterebbero ulteriormente con il potenziamento della Centrale, con l’utilizzo del carbone.
Non occorre essere oncologi per conoscere i danni alla salute, e quindi gli enormi costi sanitari per la collettività, prodotti dall’inquinamento ambientale delle centrali elettriche a carbone, degli inceneritori, delle discariche e delle centrali nucleari.
Ormai ciò è un dato acquisito dalla Medicina ufficiale, ma si può leggere anche sui quotidiani. Ricordo un articolo su la Repubblica del novembre 2010 “Malattie da inquinamento, arriva il medico sentinella"
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/30/ambiente-malattie-da-inquinamento-arriva-il-medico.html
in cui non solo si indicavano le principali malattie prodotte dall’inquinamento ambientale ma anche la percentuale ingravescente di tumori ed altre malattie con l’avvicinarsi ad una causa d’inquinamento come la discarica, e lo stesso si può dire anche per gli inceneritori e le centrali a carbone.
Nel febbraio 2011 è uscito un interessante articolo sul Pais Semanal ‘Respirare pregiudica seriamente la salute’ in cui si parla proprio dei danni alla salute prodotti dalle polveri ultrafini (un milionesimo di millimetro) che attraverso i capillari degli alveoli passano nel circolo sanguigno e sono proprio le microparticelle che la Centrale TirrenoPower non controlla nelle tonnellate di polveri che escono dalle ciminiere.
Per quanto riguarda la provincia di Savona, l’Ordine dei Medici ha inviato l’anno scorso, a tutti i medici, con la sua rivista, un accurato studio scientifico in cui si evidenzia il tasso di morbilità-mortalità annuale prodotto dall’inquinamento, cui contribuisce notevolmente la Centrale TirrenoPower, superiore a quello delle altre province liguri ed uno dei più alti in Italia.
E l’Italia, purtroppo, secondo l’OMS, tra i paesi industrializzati è quello che ha più casi annuali di tumori infantili ed un maggiore incremento, 175 all’anno contro 140 della media europea.
Di fronte a questa situazione, mi colpisce il silenzio dei medici oncologi dell’Ospedale S.Paolo, a meno che non mi sia sfuggita qualche loro dichiarazione, nel qual caso mi scuso, perché proprio il primo compito del medico è la prevenzione, nello specifico la prevenzione dei tumori.
La mia opinione è che ciò non sia dovuto a carenza d’informazione, ma al timore di irritare, con una critica al potenziamento della centrale a carbone, politici di centro-destra o di centro-sinistra favorevoli al progetto, con possibili danni alla carriera, considerato il potere dei politici nella nomina dei manager e dei dirigenti sanitari.
CCS riducono un bel niente (ma lasciano inalterato il modello di sviluppo)
Il giornalettismo da quattro soldi continua a parlare di "riduzione delle emissioni" a proposito delle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage = Cattura e Stoccaggio della CO2), che permettono di SEPPELLIRE sotto terra o nelle profondità del mare EMISSIONI di CO2 provenienti da impianti industriali (solo di piccolissima taglia). Non c'è alcun taglio, a meno di sostenere che gettare la polvere sotto il tappeto equivale ad eliminarla.
Quanto alle CCS applicate alle centrali energetiche a carbone, le emissioni di nanopolveri cancerogene, tipiche della combustione del carbone, in nessun modo vengono intaccate.
Vediamo di ripassare un po' di cosa stiamo parlando, rispondendo ad alcuni tra i più frequenti questiti riguardo queste tecniche.
“Se finanzio gli ENORMI costi delle CCS (sono davvero spaventosi) per renderli appetibili ai privati, QUEI SOLDI DOVE LI PRENDO?”
Dagli incentivi alle rinnovabili, ovvio! E gli incentivi alle fossili sono già oggi più alti di quelli alle rinnovabili.
“POSSO APPLICARE OGGI LE CCS?”
Certo che no, oggi si fanno solo piccolissime sperimentazioni! La prospettiva riguarda solo un ipotetico futuro.
“QUANTA ENERGIA MI SERVE PER STOCCARE LA CO2 PRODOTTA DA UNA CENTRALE A CARBONE?” Una parte cospicua di quella che produco. Dite che non ha senso? Difficile darvi torto.
“COME POSSO SAPERE QUANTO A LUNGO TERRANNO I DEPOSITI DI STOCCAGGIO?” Che domande, certo che no. “E SE FUORIUSCISSE UNA GRANDE MASSA DI CO2 ALL'IMPROVVISO?” Cavoli amari per chi si trovasse in quei pressi.
“E LE NANOPOLVERI CANCEROGENE RISULTANTI DALLA COMBUSTIONE DEL CARBONE?” Quelle restano lì, intatte, non filtrabili e pericolose come sempre.
“E I MIGLIAIA DI MORTI ANNUALI NELLE MINIERE? E LE DEVASTAZIONI CAUSATE DALLE MINIERE?” Purtroppo non sono filtrabili neanche questi…
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25 aprile 2011
25 aprile 1945, i partigiani rompono l'occupazione nazifascista
Dal Corriere: 25 aprile, un antidoto all’indifferenza
"Non è stato solo il Terzo Reich a proclamarsi e a credersi destinato a durare mille anni, anche se è durato solo dodici, meno del mio scaldabagno. Ogni potere, soprattutto ma non solo quello totalitario, ogni civiltà, ogni sistema di valori e di costumi si vogliono e si ritengono definitivi; siamo inclini a scambiare il presente, l’assetto delle cose che ci circondano, per l’eterno, qualcosa che non può cambiare. In questo senso, siamo quasi tutti ciechi conservatori, incapaci di credere che il nostro mondo—la politica, le gerarchie sociali, gli usi, le regole — possa mutare. Se nell’ottobre del 1989 qualcuno ci avesse detto che il muro di Berlino sarebbe presto caduto, lo avremmo preso per un ingenuo sognatore. Forse chi ha il senso religioso dell’eterno è più protetto dalla supina adorazione idolatrica di quel momento di tempo in cui vive e delle momentanee ed effimere forze che in quel momento appaiono vittoriose e insostituibili.
Le cose invece cambiano, i muri cadono, ma l’idolatria del momento, che impone di essere «al passo dei tempi», permane, profondamente radicata nel cuore e nella mente. Caduto il muro di Berlino che pareva eterno e con esso tutto il sistema comunista, uno studioso si è affannato a enunciare, con una celebre frase poco intelligente, che «la storia è finita» e dunque che il mondo sorto dal crollo del comunismo era quello definitivo, destinato a durare — con il suo meccanismo politico, le sue strutture economiche, il suo stile di vita — per sempre. Semmai è vero il contrario; quel muro congelava o cercava di congelare la storia, che invece oggi è vertiginosamente instabile, imprevedibile e mutevole.
Sono soprattutto le dittature — quelle «molli» che soggiogano con strumenti economici, mediatici e culturali, e ancor più quelle «dure» che s’impongono direttamente con la forza bruta — che si presentano come l’unico sistema, l’unica realtà possibile. Le dittature invece cadono e il 25 aprile ricorda la caduta di quella fascista in Italia. C’è poco da aggiungere a quanto è stato detto tante volte sull’antifascismo e sulla Resistenza, sull’imperituro significato di quest’ultima quale liberazione nazionale, sulle sue contraddizioni, sulle sue diverse e contrastanti anime, sui suoi eroismi e sui misfatti compiuti in suo nome. Il 25 aprile simboleggia vent’anni di un’altra Italia, differente da quella del regime fascista; una resistenza che non è solo quella partigiana, ma anche quella di coloro che non si sono piegati quando un’altra Italia sembrava impossibile; di coloro che si sono opposti nettamente e clamorosamente, nella lotta clandestina, ma anche di chi, più modestamente, ha cercato di salvare il salvabile di dignità e ragionevolezza, senza eroismi ma con la capacità di non lasciarsi abbagliare dall’ «aria del tempo», di respingere la tentazione di «marciare con la Storia», di preservare quell’intelligenza critica che non si lascia sedurre dai belati del gregge, neanche quando sembrano ruggiti di leoni.
Ogni resistenza ha una componente pasquale, di resurrezione; è un risorgere dalla morte, da quella falsa vita che si spaccia per immutabile e definitiva ossia finita e dunque morta.
Anche oggi, dinanzi al dilagare di confusione, volgarità, prepotenza, corruzione, sconcezza che sommerge il Bel Paese come liquami che salgano dalle fognature, è forte la tentazione di arrendersi, di lasciarsi andare, di credere che l’andazzo disgustoso sia uno stadio ultimo, che una vera mutazione antropologica abbia creato un nuovo tipo d’uomo, un non-cittadino, e che questa specie, nella selezione darwiniana, sia fatalmente dominante. L’indifferenza che mette in soffitta la Resistenza vera e propria e l’attentato alla Costituzione, che da essa è nata e che è la spina dorsale dell’Italia civile, sono un sintomo fra i tanti di questa involuzione morale. Ma proprio quella data insegna a non scoraggiarsi; ricorda come credere che tutto sia perduto e che non si possa più reagire sia una tentazione, stupida come lo sono in genere le tentazioni. C’è un’altra Italia possibile, rispetto a quella che oggi subiamo. Non è il caso di fare inchini al mondo così com’è e come esso pretende, anche perché, se proprio si è costretti a farlo, ci si può inchinare come Bertoldo, che si piegava davanti ai potenti, ma voltandosi dall’altra parte.
Claudio Magris
Chiarezza sulle emissioni di TVN, iniziativa di Tarquinia Democratica
"La preoccupazione per l’inquinamento ambientale ed i conseguenti rischi per la salute pubblica sono temi che sempre e comunque interessano e coinvolgono i cittadini di Tarquinia: l’ennesima prova giunge dal successo dell’iniziativa popolare promossa e coordinata nelle ultime due settimane da Tarquinia Democratica, mirata a proporre al consiglio comunale della città una deliberazione che autorizzi e deleghi il sindaco Mauro Mazzola a presentare esposto alla Procura di Civitavecchia.
L’obiettivo? Ottenere informazioni sulle omissioni relative ai report annuali dei dati delle emissioni degli inquinanti allo stato di vapore della centrale termoelettrica a carbone Tvn di Civitavecchia (e del mercurio in particolare), così come obbligatoriamente imposto dalla Valutazione d’Impatto Ambientale, ed accertare eventuali responsabilità connesse a tali mancanze.
Dati che dovevano essere disponibili già da due anni, e dei quali nessuno ha sin qui avuto notizia, nemmeno lo stesso primo cittadino, che in una lettera precedente l’avvio della petizione, sollecitato da Tarquinia Democratica, aveva rivelato all’associazione stessa di non avere a disposizione alcun report.
A sostenere e sottoscrivere l’iniziativa di Tarquinia Democratica sono stati oltre 800 cittadini residenti a Tarquinia: giovedì scorso, 21 aprile, i referenti dell’associazione hanno provveduto a protocollare 83 fogli contenenti, ciascuno, dieci firme di tarquiniesi decisi ad ottenere la necessaria trasparenza e chiarezza per la salvaguardia e il rispetto delle norme riguardanti la tutela della pubblica salute.
Dal giorno del ricevimento della documentazione – sulla base di quanto stabilito dallo statuto comunale all’articolo 39, commi 6 e 7 – il consiglio comunale è tenuto, entro quarantacinque giorni di tempo, ad adottare deliberazione formale sulla proposta, e quindi i consiglieri saranno chiamati a votare per scegliere se allinearsi o meno alla volontà di difesa della salute cittadina sancita, con le firme, dai tarquiniesi.
Una volontà dimostratasi forte, su un tema sentitissimo: in breve, infatti, i responsabili di Tarquinia Democratica hanno trovato la collaborazione spontanea di altri cittadini, incaricatisi di portare avanti la sottoscrizione: il risultato è un numero di firme ben superiore alle 200 che erano necessarie, da statuto, per presentare la proposta di deliberazione.
L’associazione, anzi, si scusa con i cittadini non raggiunti dall’iniziativa, alcuni dei quali – venuti a conoscenza della vicenda dalla stampa o da altri firmatari – hanno contattato Tarquinia Democratica e, pur non potendo sottoscrivere il documento perché già consegnato al Comune di Tarquinia – hanno tenuto a manifestare il loro apprezzamento per l’attività a difesa della salute pubblica sin qui svolta.
VadoLigure, subdola propaganda pro-carbone ogni Santo giorno
Da Savona News
"Eran passate da poco le nove del mattino quando tendendo l'orecchio alla radio cogliamo alcuni passaggi di una "rubrica" dal nome importante: "Energia e Ambiente"...
Tocca purtroppo constatare che la propaganda di Tirreno Power sul territorio non si ferma neppure a Pasqua. Eran passate da poco le nove del mattino quando tendendo l'orecchio alla radio cogliamo alcuni passaggi di una "rubrica" dal nome importante: "Energia e Ambiente".
Bastano pochi secondi però per rendersi conto che è uno spazio "offerto" guardacaso da Tirreno Power, che non perde occasione, anche sui mezzi di divulgazione locale, di farsi propaganda senza contraddittorio.
Nell'ambito di pseudoscientifica autotessitura delle proprie lodi e virtù, l'azienda fa sapere via radio di sponsorizzare magnanimamente la croce rossa di Vado Ligure, per mezzo di due "interviste" (e visto che lo spazio è "offerto" anche la radio stessa con ogni probabilità)
Personaggi e interpreti:
- Il Sig. Pierangelo Bruno, commissario della CRI vadese che ringrazia sentitamente
- Il Sig. Rodolfo Fersini, responsabile delle relazioni industriali e del coordinamento della stessa Tirreno Power
- Lo speaker
A orecchio, la cosa scivola via. Ad un ascolto distratto pare tutto "normale", ed è questo lo scopo. Riascoltando le "interviste" le si scopre viceversa abbastanza... disgustose (l'aggettivo è giornalisticamente ponderato in questo contesto di inquinamento e morti premature)
Croce Rossa Italiana Vado - Quiliano ammette di prendere fondi da un azienda non esattamente green, e neppure per il soccorso, ma per il "servizio taxi" dei malati. Candidamente.
Segue "domanda" all'Azienda, e Fersini non si lascia sfuggire l'occasione per far presente che loro sono molto attenti "al sociale" sostenendo la croce rossa e definendola "emblema della solidarietà sociale e dell'impegno"
Si vede che secondo loro gli altri Enti di assistenza non sono abbastanza emblematici?
Purtroppo è difficile, nella trascrizione, restituire i toni melliflui della celebrante conversazione, ma crediamo che già le semplici parole, riportate testualmente, la dicano lunga. Poi ognuno si faccia la propria opinione:
"…Pierangelo Bruno, commissario croce rossa italiana Vado e Quiliano. E' una iniziativa che abbiamo rivolto a tutte le aziende di Vado e Quiliano, con lo scopo di reclutare nuovo personale volontario ovviamente. Questo in quanto abbiamo un forte incremento delle richieste di servizi e con le forze attualmente disponibili non siamo in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini. Ecco che ci rivolgiamo ai lavoratori delle aziende per lanciare questo messaggio di aiuto...
Speaker: "Avete anche necessità di sostenere a livello economico queste vostre iniziative, Tirreno vi da una mano da questo punto di vista…"
Pierangelo Bruno: "L'azienda Tirreno Power e devo dire insieme ad altre aziende per onestà di informazione, e i cittadini di questo paese, ci danno un forte aiuto economico. Senza il loro aiuto economico non saremmo in grado di continuare questa attività in quanto le entrate purtroppo non coprono sufficientemente le spese… Normalmente si intende volontario quello che sale su un ambulanza, va in un incidente, in mezzo al sangue, al freddo: NO. A noi siamo dei volontari che salgono sull'ambulanza e ci aiutano a trasportare le persone che han bisogno di andare a fare i raggi, a far delle visite le dimissioni. E' una brutta parola: servizio TAXI. Però oggi nella nostra realtà territoriale è un problema sociale grosso e fortemente sentito, e noi non riusciamo a rispondere.
Speaker: "Il responsabile delle relazioni industriali e dell'organizzazione di Tirreno Power Rodolfo Fersini ci spiega l'impegno di Tirreno Power (ripetuto due volte in due secondi, a che non sfugga il nome del benefattore, ndr) a sostegno della croce rossa"
Rodolfo Fersini (TP): "Tirreno Power come sapete ha gli impianti in questa zona, è una società che vuole stare sul sociale, vuole stare quindi sul posto non solo con gli impianti ma anche partecipando alle iniziative di associazioni come quella della croce rossa che è l'emblema della solidarietà sociale e dell'impegno…"
Speaker a ribadire: "Voi sostenete proprio croce rossa le pubbliche assistenze anche con vostri aiuti."
Rodolfo Fersini (TP): "Si noi le sosteniamo e questa è un'iniziativa che mira a far conoscere ai dipendenti di Tirreno Power le attività che fa la croce rossa italiana, e quindi noi abbiamo dato disponibilità appunto della sede e abbiamo dato modo di incontrare i nostri dipendenti qui nel locale della mensa."
Speaker: (su placida musica di fondo stile sala d'attesa) "Anche questo appuntamento con energia e territorio è giunto al termine. Ringraziamo quanti sono intervenuti questa settimana e ringraziamo tutti voi che ci avete ascoltato. Energia e territorio torna su (…) venerdì prossimo sempre alle 11 e in replica domenica mattina alle 9:15. "
Che bella "informazione". Grazie davvero. Poi ci spiegherà la croce rossa di vado come mai, nonostante i mostruosi bilanci di Croce rossa italiana, non riesce a far fronte senza i soldi della centrale al mero trasporto di malati, e perché si presti come ente a celebrare via radio le dazino di un privato in cerca di consenso.
Magari da Roma qualche risposta arriverà, dopo pasqua.
Probabilmente Croce Rossa Vado - Quiliano non aderirà all'esposto legale depositato presso la Procura della Repubblica di Savona per l'accertamento della verità sulle conseguenze di quegli "impianti" sulla salute pubblica e sulle morti premature. Peccato. Sarebbe bello che quelle ambulanze che trasportano pazienti malati, magari in chemio o radioterapia, servissero sempre meno.
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Per chi volesse approfondire:
Il Fatto Quotidiano: "Denunciano a Report gli sprechi della Croce Rossa. E l’ente li sospende "
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/denunciano-a-report-gli-sprechidella-croce-rossa-e-lente-li-sospende/105845/
Sempre più conveniente il fotovoltaico
Fonte
GME dati di marzo 2011, cliccare sull'immagine per ingrandire.
Appena dimostrato, con un ottimo studio, che il fotovoltaico, in realtà, non peserà sulle tasche degli italiani e farà anzi risparmiare soldi in bolletta, SOPRATUTTO alle industrie più energivore, possiamo ora portare una prova di quanto affermato in quel recentissimo post.
Il grafico che vedete in alto (ringrazio Giuseppe per la ragionata segnalazione) si riferisce agli ultimi dati disponibili disponibili presso il GME, Gestore del Mercato Elettrico, l'equivalente della borsa, per il settore.
Molto semplicemente è la pistola fumante, la PROVA, al di la delle chiacchiere, e/o fino a prova contraria, della forza calmierante delle energie rinnovabili, rispetto ai prezzi di mercato.
Vedete che la Curva, che descrive l'andamento orario medio dei prezzi per il mese di marzo mostra che i prezzi sono mediamente aumentati rispetto all'analoga stagione del 2010. Cosa è successo? Molto semplicemente il barile è schizzato a livelli quasi record facendo da traino, come al solito anche alle altre fonti energetiche non rinnovabili, gas e carbone.
Se guardate meglio, però, potrete notare una cosa: nei momenti di massima richiesta i prezzi sono rimasti quasi invariati. Questo, da un punto di vista di un mercato che non avesse visto una crescita delle energie rinnovabili non ha senso.
E' proprio nei momenti di massima richiesta che vengono attivate le centrali di riserva, ad esempio a turbogas, per definizione poco efficienti, ma che permettono di coprire rapidamente l'aumento di richiesta.
Ci saremmo quindi attesi una oscillazione ancora maggiore, nei momenti di punta, visto il maggior costo di produzione, esacerbato dalla scarsa efficienza. Perchè questo, con tutta evidenza, non si è verificato? Perchè nell'anno appena trascorso e fino a Marzo 2011 sono stati installati ed allacciati quasi 4 GWp di impianti fotovoltaici.
Di questi quasi tre GWp, ragionevolmente, nel periodo Marzo 2010 Marzo 2011.
Sono questi tre GWp di fotovoltaico in più rispetto al 2010 che, producendo al massimo proprio nei momenti di massima richiesta, hanno di fatto annullato gli aumenti di ALMENO 10 euro/MWh che altrimenti si sarebbero verificati.
Una controprova?
I dati dei giorni festivi, nei quali, per la minore richiesta complessiva, non sono attivati gli impianti meno efficienti.
Per questi giorni l'ingresso in produzione del fotovoltaico ha da un lato una influenza percentualmente maggiore, per la minore richiesta complessiva di energia, dall'altro un effetto calmierante superiore, perchè non oscurato dall'aumento dei costi di esercizio delle centrali turbogas e simili, a bassa efficienza, di cui nei giorni festivi non vi è necessità.
Come si vede, l'effetto mitigante e talmente forte da INVERTIRE l'andamento dei prezzi, che risultano INFERIORI rispetto agli analoghi orari di punta dell'anno scorso.
Con buona pace di chi, nei qualificati commenti del precedente post,cercava di dimostrare il contrario, non solo avevamo ragione ma avevamo anche valutato correttamente il valore di questo effetto di mitigazione svolto dalla messa in produzione degli impianti fotovoltiaci sui costi dell'energia elettrica.
Credo, mi scuserete l'immodestia, che la serie di post e di studi che noi di ASPO abbiamo prodotto nell'ultimo mese su questo tema sia uno dei maggiori contributi dati per la comprensione dell'importanza delle energie rinnovabili ed in particolare del fotovoltaico nel nostro paese, anche nella sempre ribattuta ottica economica e strategica.
Giova qui ricordare, a mò di pietra tombale, che il nucleare, anche SE avessimo già realizzato, grazie ad una bacchetta magica, quattro o cinque centrali, NON avrebbe sortito alcun effetto calmierante e/O moderatore dei prezzi di mercato (al contrario di quanto pervicacemente affermato dai sostenitori), perchè, per sua natura il nucleare fornisce la potenza di base (anche una parte di quella italiana, "comprata" dalle centrali transalpine)e quindi non modula ne mitiga, in alcun modo, i picchi di costo e di consumo giornalieri.
Gli inganni di Sorgenia
In più occasioni abbiamo già messo in guardi i lettori sulle balle spacciate negli spot pubblicitari di Sorgenia.
Da ecoblog
Il greenwashing, si sa, è sempre dietro l’angolo. E di solito rende abbastanza bene. Il caso di Sorgenia è emblematico: una campagna pubblicitaria tutta impregnata sullo slogan “energia sensibile” e sulla produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile.
E, allo stesso tempo, manovre di mercato che con le rinnovabili non hanno nulla a che vedere. Come l’acquisto della Tirreno Power che gestisce (e sta per “ristrutturare”) la centrale a carbone di Vado Ligure. Una centrale che ha recentemente ottenuto l’Aia dal Ministero dell’Ambiente ma che, giura l’azienda, verrà riconvertita ancora più pesantemente di quanto l’Autorizzazione integrata ambientale imporrebbe.
Mezzo impianto, infatti, verrà trasformato a carbone con tecnologia “USC”, ultra super critica. Che sta, più o meno, per “supercalifragilistichespiralidoso” visto che carbone era e carbone resta, con tutto il contorno di emissioni di CO2 e polveri sottili.
Tirreno-Sorgenia, però, giura che nel pacchetto “USC” entreranno anche 180 MW di energia rinnovabile. E quindi, di punto in bianco, anche il carbone diventa “sensibile”. Eppure, va detto e ricordato, Sorgenia è un grosso operatore del termoelettrico a gas naturale. Combustibile sì fossile, ma molto meno inquinante rispetto a petrolio e carbone. Quello che di solito si chiama “male minore”.
Ora, visto che saggiamente (o furbescamente?) il governo ha deciso di fare un passo indietro sul nucleare, sarebbe anche il caso che si capisse quale combustibile e quali tecnologie incentivare e quali mettere al bando.
Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, promette una “nuova strategia energetica nazionale” entro 12 mesi. Ma è lo stesso ministro che a inizio marzo ha promesso i nuovi incentivi statali all’energia fotovoltaica “entro due settimane“.
Per non parlare del fatto che, assai probabilmente, in questa fantomatica strategia nazionale ci sarà poco spazio per il risparmio energetico che, con i soldi del nucleare, ci potrebbe far risparmiare almeno un paio di centrali nucleari. Ma anche a gas, petrolio, carbone, carbone pulito, carbone supercalifragilistichespiralidoso…
TVN, morte dell'operaio Capitani: 13 rinvii a giudizio
Da TrcGiornale.it "Si è conclusa con la richiesta di 13 rinvii a giudizio l'indagine preliminare per la morte di Sergio Capitani, l'operaio della ditta Guerrucci rimasto tragicamente ucciso il 3 aprile dello scorso anno nel cantiere per la riconversione a carbone della centrale di Torrevaldaliga Nord. Nella sua richiesta di rinvio a giudizio, il sostituto procuratore della Repubblica, Edmondo De Gregorio, titolare dell'indagine, evidenzia particolari negligenze nel mancato rispetto delle norme di sicurezza. Tra le persone rinviate a giudizio, dirigenti e personale della centrale e della ditta Guerrucci.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Civitavecchia sarà chiamato nei prossimi giorni a decidere in merito alle richieste di rinvio a giudizio avanzate dal sostituto procuratore della Repubblica, Edmondo De Gregorio, titolare dell'inchiesta sulla morte di Sergio Capitani, l'operaio della Ditta Guerrucci rimasto ucciso il 3 aprile dello scorso anno in seguito ad un tragico incidente sul lavoro avvenuto nel cantiere della centrale di Torrevaldaliga Nord. A conclusione dell'indagine preliminare, il dottor De Gregorio ha chiesto di istruire il processo nei confronti di tredici persone. Per tutti, l'accusa è di omicidio colposo in concorso e di mancata osservanza della normativa sulla sicurezza del lavoro. In particolare, la Procura evidenzia la mancanza di dispositivi di protezione individuale in dotazione ai lavoratori, l'assenza di vie di fuga adeguate nel luogo dove è avvenuto l'incidente e la mancata manutenzione della tubazione dalla quale sono fuoriuscite l'acqua e l'ammoniaca che hanno investito Capitani facendogli sbattere la testa contro una trave di ferro. Come si ricorderà, l'incidente provocò anche il ferimento, fortunatamente non grave, di altri quattro lavoratori, colpiti dal getto di acqua e ammoniaca, che riportarono lesioni alle mucose e agli occhi. Tra i tredici indagati per i quali il dottor De Gregorio ha richiesto il rinvio a giudizio, figurano dirigenti della centrale termoelettrica e della Ditta Guerrucci, dipendenti della stessa azienda che ha appalti di manutenzione per conto dell'Enel e personale del colosso energetico appositamente addetto al controllo e alla predisposizione delle misure di sicurezza. Per tutti loro, come detto, oltre al mancato rispetto delle normative vigenti per quanto attiene la salvaguardia della salute dei lavoratori, il sostituto procuratore De Gregorio ipotizza anche il reato di omicidio colposo in concorso. Colpa e non dolo, quindi, come era stato invece chiesto dal legale della famiglia Capitani, il cugino della vittima, avvocato Davide Capitani, che nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 25 gennaio scorso aveva parlato di responsabilità dolose. Adesso, dunque, la palla passa al Giudice per le Indagini Preliminari, che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta della Procura. Nel frattempo, i legali dei tredici indagati avranno venti giorni di tempo per presentare memorie, depositare documenti relativi a loro autonome investigazioni ed eventualmente chiedere l'interrogatorio dei loro assistiti.
Un porto stagnante
Da TrcGiornale.it
"Mentre si discute del Bosco Enel, complice la recente proposta del sindaco Giovanni Moscherini di spostarlo alla Farnesiana nel luogo che dovrebbe ospitare la megadiscarica, Vittorio Petrelli torna a parlare di un'altra prescrizione di Valutazione d'Impatto Ambientale, quella relativa alla Darsena Grandi Massi, autorizzata nel 2002 con la prescrizione della riqualificazione della Frasca e di altre opere, come l'elettrificazione della banchina 12 bis al porto.
Riprendendo una lettera inviata ai tempi di Ambiente e Lavoro insieme a Sergio Serpente all'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nei giorni scorsi il consigliere comunale dell'Italia dei Valori ha scritto al commissario dell'Autorità Portuale, Fedele Nitrella, e per conoscenza al Ministero dell'Ambiente, chiedendo a che punto sono quelle realizzazioni. Di seguito il testo integrale della lettera:
"Si fa riferimento al Decreto di cui in oggetto con particolare attenzione all'ottemperanza delle prescrizioni ambientali in esso contenute. Più volte ho interessato con opportune note gli enti competenti al fine di garantire quanto in oggetto. La riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Torrevaldaliga nord ha catalizzato la maggior parte dell'attività istituzionale dei vari Enti a scapito di altri procedimenti.
Sta di fatto che a tutt'oggi, nonostante i proclami e le conferenze stampa dell'Autorità portuale di Civitavecchia ed il lungo tempo trascorso dall'emanazione del Decreto di compatibilità ambientale nr. 6923 del 28 gennaio 2002 ancora non tutte le prescrizioni sono state ottemperate.
Nelle premesse del citato decreto viene riportato:
"relativamente alla componente atmosfera:
"omissis.
Quindi, viste le precedenti valutazioni e considerato le condizioni di evoluzione delle attività portuali dovranno essere comunque soggette ad un processo di taratura ed aggiornamento, connesso all'evolversi delle ipotesi di sviluppo eseguite in sede di studio di impatto ambientale, si ritiene necessario la predisposizione di un adeguato sistema di monitoraggio; tale sistema dovrà tenere conto dei dati relativi alle condizioni di qualità dell'aria e dovrà essere in grado di caratterizzare sia le concentrazioni globali che le concentrazioni del porto, al fine di rendere più efficaci gli eventuali interventi di contenimento;"
Inoltre a pag. 33 si dichiara che "si esprime parere favorevole di compatibilità ambientale con le seguenti prescrizioni:
- collegamenti elettrici per le navi in banchina,
omissis".
Per questa prescrizione la stessa Autorità Portuale dichiarava, il 27 gennaio 2009, l'avvenuta consegna da parte di Enel di un progetto pilota per l'elettrificazione della banchina 12 bis del porto di Civitavecchia (come si evince dall'allegata nota stampa), progetto del quale non è dato conoscere il suo stato di attuazione.
Sempre riguardo le prescrizioni del Decreto 6923, al punto f, si cita testualmente:
"Il progetto della Pineta della Frasca deve essere formulato (tale prescrizione era stata fissata già nel precedente Decreto VIA, 2935 del 22 dicembre 1997, che aveva riguardato i lavori di ampliamento del Porto mai ottemperata e che era stato oggetto da parte dello scrivente di alcune segnalazioni per un intervento di riqualificazione troppo antropizzato) al fine di individuare soluzioni che riescano a coniugare, con maggiore efficacia, le evidenti necessità di razionalizzazione della fruizione pubblica con le esigenze di valorizzazione e tutela della risorse ambientali. omissis"
Anche per la suddetta prescrizione si disconosce in quale fase ristagni la messa in opera.
Per tutto quanto sopra si chiede di notiziare in merito all'ottemperanza delle prescrizioni sopra segnalate specificando che eventuali altri ritardi determinano le condizioni di cui all'art. 29 del D.Lgs 152/2006.
Si resta in attesa di riscontro nei tempi e nelle modalità previsti dalla legge 241/'90".


