No al carbone Alto Lazio

30 luglio 2008

Un pensiero di Claudio Scajola. A nudo l'ideologia dell'affarismo più cinico, ma anche l'ipocrisia dei commentatori


«Si inaugura nuovo percorso con il grande investimento di Enel, con le alte tecnologie, con la capacità di discutere con il territorio, con le professionalità e con la perdita di qualche vita umana si è riusciti a realizzare la centrale più all'avanguardia d'Europa»
Queste le parole di Scajola a TVN, durante il discorso inaugurale. Tra gli operai s'è levato il giusto commento: "Non siamo carne da macello".

Qualcuno ricorda quando Scajola definì in pubblico "solo un rompicoglioni" il defunto dott. Biagi (cui poi s'intitolò la criticata riforma del lavoro), e come conseguenza dovette rassegnare le dimissioni da Ministro, nello scorso Governo Berlusconi. Chissà, magari Scajola s'è già stancato di questo secondo Ministero.

Hanno fatto seguito alle parole del Ministro Scajola alcuni commenti di fuoco: da parte di Orazio Licandro (PDCI), del neosegretario del Prc Paolo Ferrero, di Antonio Borghesi (vice capogruppo Idv alla Camera), dalla CGIL, da Alessandro Battilocchio Sindaco di Tolfa. Costoro, e molti altri, hanno espresso in vario modo il loro sdegno per queste inumane parole, che mettono a nudo il pensiero del partito affasista trasversale che al momento sta svendendo l'Italia.

Solo che, anime candide quali siamo, non riusciamo davvero a capire come mai simile sdegno sia espresso solo circa i morti del cantiere TVN, e non sui -molto più numerosi- morti e malati che TVN produrrà. Per quegli altri nostri morti (oltre agli operai) non c'è spazio, memoria, interesse. Perché evidentemente gli affaristi politici non vi trovano occasioni di speculazione a riguardo.
In realtà sia i morti sul lavoro che le vittime dell'impatto del carbone sono già state calcolate, pianificate, messe in bilancio, ratificate come accettabili. Vergogna alla politica italiana.

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