No al carbone Alto Lazio

14 novembre 2010

Il sindaco è affamato e tiene famiglia

Il manifesto prodotto dal Comitato No al carbone Saline Joniche

«Meglio morire con la pancia piena che con lo stomaco vuoto». Così Antonio Guarna, sindaco di Montebello Jonico, spiazza (?) gli astanti

Da NtaCalabria apprendiamo che
Durante la riunione del 6 novembre indetto dal comitato del no a Saline Joniche, il primo cittadino montebellese aveva dichiarato che «come già evidenziato ad ottobre 2009, il comune di Montebello Jonico intende ribadire che è ancora per il no al carbone come fatto in passato anche dall’ex sindaco Nisi». Ieri pomeriggio, invece, Guarna ha affermato che «non ha senso rifiutare una proposta allettante di un miliardo e 500milioni. Allorquando un progetto come quello della Sei é compatibile per l’ambiente, il problema diventa politico. Comuni e provincia ci siamo espressi negativamente, ma la preoccupazione nasce anche dal fatto che ci troviamo di fronte ad un territorio industriale di 70 ettari abbandonato per 40 anni».

In molti si sono guardati in faccia durante l’intervento di un sindaco che in appena sei giorni si è contraddetto.

Guarna ha continuato aggiungendo che «adesso ci ritroviamo 600 assunzioni e cosa facciamo? Rimbocchiamoci le mani – ha aggiunto il sindaco di Montebello Jonico – e parliamo di progetti alternativi solo se ci sono».

Certo, aspettiamo sempre che l'iniziativa e cali dall'alto come una manna, da benefattori interessati a nient'altro che al benessere delle comunità che ospitano i loro business. Come mai questo povero sindaco affamato non si documenta sul tanto benessere che TVN a carbone porta all'Alto Lazio? La storia è sempre la stessa, cambiano soltanto i nomi..

Intanto dalla Provincia "arrivano nuovi No". Se si tratti semplicemente di un tentativo di alzare la posta, come crediamo, lo vedremo. Sperando di sbagliarci in questo brutto pronostico.

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Incidente mortale dell'operaio Capitani: i periti paralizzano il processo

Da tusciaweb.it
"Dovevano illustrare i risultati della loro relazione ieri mattina, in aula. Invece, il team di periti incaricato di condurre gli accertamenti sulla morte di Sergio Capitani, ha voluto prendersela comoda e chiedere una proroga di 90 giorni.

Capitani, operaio 33enne tarquiniese, rimase vittima, lo scorso 3 aprile, di un incidente sul lavoro alla centrale Enel di Torrevaldaliga Nord. Un getto d'ammoniaca lo investì in pieno viso, scaraventandolo contro un palo e provocandone la morte.

Poco più di due mesi dopo, i quattro periti Pietro Pandolfi, Giorgio Buonanno, Nicola Bonora e Pasquale Avino ricevettero l'incarico dal tribunale di Civitavecchia di fare tutte le verifiche opportune, in sede di incidente probatorio.

A richiedere gli accertamenti, il pm Edmondo De Gregorio, per capire quale tipo di ostacolo fosse presente nella tubatura killer. Un'indagine che doveva essere soprattutto veloce, data la rapidità di trasformazione degli agenti chimici nei tubi.

Invece, non solo la relazione non è pronta, ma i periti pretendevano 90 giorni di tempo in più. Una richiesta che ha fatto indignare i familiari della vittima.

Il loro legale (nonché cugino dell'operaio morto) Davide Capitani ha depositato una memoria difensiva al gip Mazzeo, che ha accettato solo in parte la proroga, concedendo un massimo di 30 giorni ai consulenti e invitandoli a presentare i risultati dei loro accertamenti nella prossima udienza del 14 dicembre.

Il team di periti, quindi, dovrà rimboccarsi le maniche, recuperare il tempo perduto e rispondere, in un mese, ai quattro, impegnativi quesiti sulla morte di Capitani.

Il primo riguarda la descrizione del luogo in cui è avvenuto l'incidente, un ponteggio di dodici metri d'altezza, ancora sotto sequestro. Il secondo prevede un'attenta ricostruzione delle cause della fuoriuscita del getto d'ammoniaca dalla conduttura. Il terzo, come richiesto dall'avvocato Capitani, consiste nell'individuazione di eventuali lacune nelle indagini del pm. E il quarto, infine, richiede accertamenti ulteriori, di varia natura.

Attualmente i nomi inscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Civitavecchia sono 13.

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13 novembre 2010

Ecatombe minatori del carbone: in Cina le patologie polmonari uccidono 3 volte di più degli incidenti

Da Asianews.it
"Secondo dati ufficiali, vi sono oltre 14mila nuovi casi di “morbo nero del polmone” (pneumoconiosi) ogni anno, ma Xinhua dice che sono molti di più. Spesso assente la prevenzione. La cura è lunga e costosa e molte imprese minerarie rifiutano di pagarla.


Le malattie ai polmoni uccidono 3 volte più minatori cinesi che i disastri nelle miniere. Una conferenza nazionale per la sicurezza sulla lavoro, a Pechino il 9 novembre, ha lanciato l’allarme su queste malattie professionali, lente a manifestarsi, ma micidiali verso chi passa una vita in fondo a una miniera.

Nel 2009 i dati ufficiali parlano di 2.700 minatori cinesi vittime di incidenti e disastri. Si calcola che i morti per pneumoconiosi, o "morbo nero del polmone", siano stati oltre 8mila. Secondo l'agenzia Xinhua, corrispondono a oltre il 40% delle malattie nel Paese per ragioni di lavoro.

Esperti ritengono che il dato reale sia persino maggiore, dato che la cifra comprende solo le diagnosi ufficiali.

Zhang Ming, vicepresidente della All-China Federation of Trade Unions, il sindacato unico statale, ha detto che nel 2009 ci sono stati 14.495 nuovi casi accertati di pneumoconiosi, ma la stessa Xinhua osserva che molti di più si ritengono essere i malati non diagnosticati, anche perché il decorso del male è lento e progressivo.

A ottobre a Urumqi sono stati inviati in ospedale per un “lavaggio” dei polmoni oltre 60 minatori. Dal lavaggio dei polmoni di uno di loro, Long Huaiwen, 51 anni, sono state tratte 48 bottiglie di acqua nera (nella foto), anche se non va in miniera dal 2004, dopo averci lavorato per 16 anni nella contea di Baicheng (Xinjiang).

Long è considerato un caso fortunato, perché la pneumoconiosi è un male considerato incurabile, dopo che ha affetto e ridotto la capacità respiratoria. L’unico trattamento utile è ritenuto il lavaggio broncoalveolare per togliere le polveri dai polmoni, ma occorre ripetere più volte il trattamento e ogni intervento costa oltre 12mila yuan, più di un anno di salario. Spesso le piccole e medie imprese si rifiutano di curare i minatori quando mostrano i primi sintomi, negando che si tratti di malattia professionale. Ha fatto scalpore l’anno scorso il caso di Zhang Haichao, l’operaio edile di 28 anni che si è sottoposto a un’operazione volontaria per aprire il torace e dimostrare che era affetto da pneumoconiosi, dopo avere lavorato per anni in una fabbrica di materiali abrasivi a Xinmi (Henan), per un’impresa che non gli riconosceva la malattia professionale.

Zhang Baoming, presidente dell’Associazione di Cina per la Sicurezza dell’Occupazione e la Sanità osserva che negli ultimi anni parecchie miniere hanno migliorato l’equipaggiamento per proteggere dalle polveri, ma altre ancora non adottano cautele.

“Il nostro lavoro – ha detto – per prevenire le malattie professionali nell’industria del carbone è davvero difficile a causa del rapido aumento della richiesta di carbone nel Paese, dove la produzione aumenta ogni anno”.

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Saline Joniche (RC): "La centrale a carbone è una scelta politica"

Da Newz.it
"Reggio Calabria. Non si spiega come mai a distanza di un anno dalla Conferenza dei Servizi svoltasi presso il Ministero delle Attività Produttive, che segnava la bocciatura del progetto della centrale a carbone di Saline Joniche, oggi i promotori siano tornati alla carica. Nulla è cambiato sotto il profilo tecnico, urbanistico, scientifico ed ambientale, e soprattutto della localizzazione. L'unica cosa cambiata nella sostanza, è la classe politica regionale che non fa niente per impedire la colossale devastazione di un territorio i cui segni della fallita politica industriale sono ancora evidenti. Riproporre ostinatamente il carbone a Saline, risponde dunque, soltanto ad una scelta politica ben precisa, che guarda alla Calabria come ad un territorio passivo dove può accadere che clamorose decisioni prese altrove determinino un triste destino per la salute delle persone e per l'ambiente circostante.E' palese la complicità della Regione Calabria dove oggi accampa una Giunta di centrodestra, costola di un Governo nazionale ormai in bilico, sbilanciato verso Nord ed ostaggio della Lega, che ignora le volontà dei Sindaci, come pure le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, e continua ad umiliare il Mezzogiorno e la Calabria. Ci siamo sforzati all'interno del Piano Provinciale di prevedere un progetto di sviluppo dell'area di Saline fondato sulla discontinuità e sulla compatibilità ambientale. Abbiamo contribuito alla bocciatura dell'ipotesi carbone, quando proprio durante la Conferenza dei Servizi a Roma, la Provincia rappresentata dal sottoscritto, ha esposto le ragioni di uno sviluppo sostenibile, diametralmente opposto alle mire espansionistiche del carbone, anche sulla base di una storia vissuta a Saline, fatta di mancati insediamenti produttivi e di falliti progetti di sviluppo dell'industria pesante.La Provincia di Reggio per tali ragioni, non può che ribadire la propria netta contrarietà alla centrale a carbone, scelta già sconfitta negli anni ottanta nella Piana di Gioia Tauro, dove il movimento del NO AL CARBONE ad un certo momento coincise con l'impegno per la legalità, ed equivalse ad un NO ALLA MAFIA ed al malaffare. Auspichiamo in vista del Consiglio Provinciale di venerdì prossimo, che vi sia la massima convergenza di tutte le forze politiche, di fronte all'ennesima tragedia calata dall'alto, la più devastante per la popolazione calabrese. A fronte di un territorio ormai in preda al dissesto idrogeologico, l'unica risorsa vera che rimane alla Calabria è la natura circondata dai nostri meravigliosi paesaggi e dall'aria pulita. Al pericolo della centrale a carbone bisogna dunque rispondere con uno scatto di dignità affinché ognuno si schieri dalla parte giusta, cioè della Calabria e dei calabresi

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10 novembre 2010

I sonetti di Giancarlo Peris. "Le Cavie"

Veronesi "cancronesi", notoriamente (?) sponsorizzato dai costruttori di inceneritori e da poco sdoganatore ufficiale del ritorno nucleare in Italia, faccia da greenwashing (per chi sa cos'è, non è un complimento), uno sconcertante esempio della deriva culturale italiana. Qualche anno fa, per un periodo limitato di tempo, circolò voce di una sua possibile candidatura a presidente di quell' "Osservatorio ambientale" malamente concepito e tuttora in condizione di non essere operativo (nonostante abbia assorbito, indagine della Procura in corso, milioni di euro dei contribuenti per le sue attività fantasma.)

"Le Cavie"

Er fatto che qui mo vie’ Veronesi,
Uno dei granni oncologhi viventi,
A sorveja’ malati e inquinamenti,
Ce fa gioi’ pe’ quanto so’ cortesi


Er sindaco e la giunta, oggi protesi
A proteggice tutti da l’eventi
Che accaderanno, essenno adesso spenti,
Quanno i fornelli risaranno accesi.


Questo, dopo l’idea de un ospedale
Più grosso, pe’ attuticce er fumo nero,
È un passo, pe’ ‘sto popolo, epocale;


Er terzo, ortre a Pantano a accenne un cero,
Sarà de fa’, a le Terme o a l’Ideale,
Un novo, più spazioso, cimitero.

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Centrale a carbone TVN: nave carboniera rischia di provocare disastro

Comunicato Nocoke Alto Lazio
Domenica pomeriggio la nave "Garv Prem" diretta al molo di Tvn ha chiesto assistenza alla Capitaneria di Porto di Civitavecchia per il pericolo rappresentato dall’alta temperatura e dai livelli critici di saturazione di metano in due delle sette stive.

La notizia ha allarmato i cittadini i quali esprimono forte preoccupazione per l’eventualità di un’esplosione provocata dall’autocombustione del carbone trasportato nelle navi e di quello immagazzinato nei dome di TVN, uno dei tanti rischi di esplosione che gravano sulla zona circostante una centrale a carbone.

Poco tempo fa il Ministero dello Sviluppo Economico aveva ammonito la società elettrica in quanto deficitaria di alcuni dispositivi di sicurezza, tra cui la mancanza di un sistema sufficientemente sicuro di areazione del carbone in grado di scongiurare il rischio di autocombustione e una conseguente esplosione di dimensioni considerevoli.

L’ incidente di domenica scorsa ha confermato le paure dei cittadini, che non hanno mai abbassato la guardia sui pericoli del carbone.
Il pericolo di un’autocombustione è reale ed è stato ben descritto dai NOE, durante l’ispezione all’interno del cantiere di TVN, attraverso documenti dettagliati, gli stessi a cui si riferisce il ministero delle attività produttive nei confronti di ENEL.

Il silenzio dei sindaci, che non informano i cittadini dei pericoli che si corrono vivendo vicino ad una centrale a carbone, diventa ogni giorno più colpevole, soprattutto se si considera che la centrale di TVN si trova all’interno di un porto commerciale e crocieristico a pochi passi dalle abitazioni, adiacente alla linea ferroviaria dove ogni giorno transitano migliaia di persone e, soprattutto, vicino a 4 impianti A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE (vedi legge Seveso), che insieme potrebbero provocare un’ esplosione a catena.

Ribadiamo che TVN non ha ancora adempiuto a tutte le norme a cui è sottoposta una centrale a carbone di taglia così grande.
Il rumore assordante delle caldaie durante la combustione, il fumo nero, che esce soprattutto la notte in modo da non essere notato, il pericolo di un’esplosione di dimensioni enormi causata dall’autocombustione del carbone, sarebbero motivi più che sufficienti per fermare la centrale o, comunque, per verificarne il reale livello di sicurezza.

Lo scorso 8 Novembre l’Enel ha inaugurato a Roma la Settimana Internazionale sulla Sicurezza 2010. “La sicurezza è il nostro obiettivo più importante” - ha detto l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Fulvio Conti (!)
La categoria più a rischio è quella dei lavoratori che sono costretti a stare vicini ad un impianto così pericoloso, è soprattutto per loro che bisognerebbe fare chiarezza sui dubbi contenuti nel documento del Ministero dello Sviluppo Economico.

Prima che sia troppo tardi, i cittadini chiedono che si facciano i controlli necessari per garantire una maggiore tutela della salute e della sicurezza di un comprensorio addormentato dalle compensazioni, nei confronti di un impianto industriale quale una centrale a carbone che ricordiamo essere adiacente ad un’altra centrale elettrica di notevoli dimensione, quella di Tirreno Power a TVS e a pochi chilometri dalla centrale elettrica di Montalto di Castro, formando uno dei poli energetici più grandi d’Europa.

Movimento no coke Alto Lazio
nocoketarquinia@yahoo.it
noalcarbone@blogspot.com
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Aggiornamento: "Ancora problemi per la motonave Garv Prem", la temperatura sale ancora ben oltre i 50 gradi

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"Dallo zolfo al carbone", un documentario di L. Vullo



Pluripremiata opera di un giovane regista italiano,
"Dallo zolfo al carbone è un documentario sul fenomeno migratorio derivato dal Patto Italo-Belga del 1946, che portò all’emigrazione obbligata di migliaia di minatori e contadini siciliani diretti alle miniere di carbone del Belgio.

Un ritratto storico-sociale che Luca Vullo traccia ripercorrendo i momenti salienti che condussero milioni di giovani siciliani alla schiavitù: mancanza di lavoro, problema dell’emigrazione, sfruttamento, assenza di sicurezza sul lavoro, l’integrazione e perdita d’identità.

Temi attuali che il giovane regista ci porta a ri-vivere nel suo viaggio tra le viscere della terra, con uno sguardo rivolto al passato, quando gli italiani venduti dal proprio Paese per un sacco di carbone, diventarono demoni neri prigionieri nell’inferno delle miniere, dove il buio è sempre più pesante e il silenzio assorda i pensieri."
Tratto dal sito del documentario

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"A proposito di eternit" a Civitavecchia

Nota di G. Pedrini - Fiamma. Riceviamo e pubblichiamo
"Sulla stampa locale di questi ultimi giorni ho letto una notizia che mi ha fatto allargare il cuore per la contentezza di scoprire che esistono ancora pubblici amministratori con il senso della responsabilità e del rispetto dei cittadini : il Comune di Ladispoli ha iniziato la bonifica dell’amianto presso le scuole della città
Sindaco solo per questo i genitori dei ragazzi dovrebbero tenerti in carica per 100 anni ancora e dedicarti una targa presso ogni edificio scolastico v cittadino!
Vorrei che sul tuo esempio anche il Comune di Civitavecchia si decidesse ad iniziare una seria politica di controllo e bonifica di tutti gli edifici scolastici cittadini e non solo ma che procedesse all’individuazione ed al censimento di tutto l’amianto abbandonato nel comprensorio ed iniziasse una catalogazione del materiale secondo il grado di pericolosità , in relazione allo stato di conservazione dello stesso , per pianificare , in funzione di opportuni indici di pericolosità , la priorità degli interventi di bonifica: altro che articoli 90 , punteruoli rossi , rotatorie ed inquinamento da elettrosmog ….per carità tutte cose utili ma che non mi sembrano ordinate secondo un piano organico di priorità .Ed a proposito di ambiente preferisco sorvolare , per mera pietà , su tutti coloro che dopo aver votato per la conversione a carbone della centrale di TVN oggi si ergono a “paladini” dell’ambiente esibendosi in atteggiamenti “giustizialisti” nei riguardi degli altri ma mai di sé stessi , promuovendo un immagine di sé che solo loro riescono ancora a ritenere “fulgida” e “decorosa”….qualcuno di costoro ha anche un sito su internet in cui propaganda sé stesso quale “paladino” dell’ambiente(sic!).
Il vero problema di oggi é l’attuazione di concrete e serie misure necessarie a garantire ai cittadini una qualità della vita adeguata agli standard di un Paese civile , un Paese in cui gli amministratori della cosa pubblica abbiano il pudore di andarsene da soli a casa quando hanno perso la faccia e la credibilità dinanzi ai contribuenti.
Se i cittadini non avessero segnalato la presenza dell’amianto nel fabbricato demolito in via Terme di Traiano tutto sarebbe finito a “tarallucci e vino” e qualche assessore avrebbe continuato a sfoggiare la sua immagine di uomo “perbene” dedito al solo benessere della collettività ….a proposito qualcuno dice di aver visto giorni addietro un certo “giovin assessore” che si aggirava furtivo e pensieroso sul terreno della citata demolizione…..perché ?
Forse era alla ricerca del suo Ufo perduto?
O forse si chiedeva come mai la potente palla di vetro a funzionamento telematico non avesse segnalato per tempo il verificarsi della “grana” dell’eternit?
Infine che dire ,in tale panorama da “saccheggio” , al popolo di Civitavecchia se non quanto espresso in tema di “potenti” e di “poveracci” dal Marchese del Grillo: “…perché io so’ io …e voi non sete un c...!”..e , quindi ,popolo respira a pieni polmoni un po’ d’amianto e mangia un bel fritto di pesce al mercurio perché a chi ti governa non gliene importa nulla!

Il Segretario Federale
Gabriele Pedrini

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7 novembre 2010

Immagini dalla manifestazione contro il carbone a Saline Joniche (RC)








Un resoconto da TeleReggioCalabria
Un migliaio di persone hanno partecipato stamani, a Saline Ioniche, alla manifestazione indetta da associazioni, comitati e movimenti contro la realizzazione della centrale a carbone nell'area dell'ex impianto della Liquichimica. Nella palestra comunale si è svolto un confronto cui hanno partecipato vari rappresentanti, anche istituzionali. Oltre 630 sono state le firme di adesione al Comitato contro la centrale a carbone e mille magliette, con la scritta "No al carbone", realizzate dagli studenti di Melito Porto Salvo, sono state distribuite ai partecipanti. Tante le bandiere e gli striscioni, con slogan gridati in piazza prima dell'inizio del confronto. Numerosi i rappresentanti del mondo associativo presenti al dibattito, rappresentanti di partiti, consiglieri regionali e amministratori locali di tutti gli schieramenti. Al tavolo della presidenza i rappresentanti del Comitato contro la centrale, Mimmo Romeo, Lillo Barbaro e Nuccio Barillà, che è anche componente della direzione nazionale di Legambiente. In sala anche molti sindaci del comprensorio ionico ed alcuni rappresentanti dei Comitati del no alla riconversione della Centrale Enel di Rossano. Tra gli interventi quello del vice presidente della Provincia di Reggio Calabria Gesualdo Costantino che ha ribadito il no già da tempo espresso dall'Ente e illustrato le proposte alternative, come quella della realizzazione di un "parco acquatico naturalistico, che il Governo non ha nemmeno preso in considerazione". "La risposta dei cittadini a questa manifestazione spontanea - ha sostenuto Barillà concludendo i lavori - è un fatto significativo e benaugurante. Una spruzzata di energia pulita lanciata contro l'insano disegno di realizzare nel territorio di Saline una di quelle centrali a carbone bandite da tutte le convenzioni del pianeta: da Kyoto a Copenaghen e da tutte le nazioni del mondo. Dal pronunciamento corale dei cittadini è emerso come la lotta non è soltanto per il 'no', ma rappresenta la richiesta di avere investimenti non inquinanti e di qualità per quest'area, a cominciare dal recupero e dalla riconversione del porto, assieme a tanti altri investimenti innovativi. Questo il messaggio che da Saline abbiamo fatto partire nei confronti delle autorità regionali e nazionali". Domani, intanto, il centro di Saline Ioniche sarà una delle "100 piazze d'Italia per il clima". Nel corso della mattinata partirà una petizione a Parlamento e Governo contro il nucleare ed il carbone ed a favore della diffusione delle energie rinnovabili.

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5 novembre 2010

Civitavecchia, la commissione Ambiente vota mozione contro incenerimento al Centro chimico/militare

Da BigNotizie.it

"...la commissione Ambiente ieri mattina ha approvata all'unanimità, la mozione volta ad impedire qualsiasi forma di incenerimento all'interno del Centro Chimico. "L'esigenza di approvare questo documento – spiega Riccardo Sbrozzi - è nata qualche mese fa, quando in città è circolata la notizia di una possibile realizzazione di un inceneritore finalizzato allo smaltimento di armi. Non posso che esprimere soddisfazione per l'esito del voto – ha aggiunto il Presidente Sbrozzi – ora la mozione sarà presentata al primo consiglio comunale utile, così da ottenere anche il disco verde dell'assise, in cui, mi auguro, si ripeterà lo stesso orientamento che si è verificato in commissione".

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Entro il 2020 un chilowattora solare costerà 12,6 centesimi di euro, da fonti fossili 15,6

Da LaStampa.it
Entro 5 anni in Germania il costo dell'energia solare da fotovoltaico dovrebbe diventare più basso di quello dell'energia prodotta dalle nuove centrali a carbone o a gas. Lo afferma uno studio della società AT Kearney riportato dall'agenzia Bloomberg. Secondo i numeri del rapporto, entro il 2020 un chilowattora prodotto con il solare costerà 12,6 centesimi di euro, mentre quelli prodotti da fonti fossili toccheranno i 15,6 centesimi. Attualmente il prezzo di un chilowattora fotovoltaico è di 23,9 centesimi, ma il trend è di una forte riduzione dovuta all'espansione del settore. Una delle conclusioni dello studio è che è sbagliato confrontare il prezzo dell'elettricità prodotta da nuove centrali solari con quello dell'energia prodotta da centrali a combustibili fossili già esistenti, mentre un paragone più realistico può essere fatto solo con nuove installazioni.

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